Edward Snowden, la spia che non sapeva affascinare

Il confronto con i personaggi da film

Ha assunto dei tratti grotteschi la fuga dalle autorità statunitensi di Edward Snowden, l’uomo che confessandosi al Guardian ha sollevato il velo sull’attività della National Security Agency, tra computer spiati e la sorveglianza delle comunicazione elettroniche classificata sotto la voce Prism.

Snowden era dato in volo da Mosca, ma su quell’aereo non c’era e la conferma è arrivata da alcune fotografie dei passeggeri al posto prenotato dalla talpa, ma lasciato libero, e rilanciate su Twitter: si è passati rapidamente da una spy-story ad una cronaca multimediale, alla quale tutti possono incidentalmente accedere. Di Snowden conosciamo bene anche l’ex fidanzata Lindsay Mills, ballerina di lap dance che dopo essere stata abbandonata si è sfogata con la frustrazione di una delusa qualsiasi, con una battuta degna da diario di una liceale («il mio mondo si è aperto e chiuso tutto in una volta») e gli immancabili amici che fanno da portavoce del dramma amoroso ai cronisti che si aggirano vicino a casa.

La nuova talpa alla quale Washington sta dando la caccia indossa un paio d’occhiali, ha viso magro e inespressivo, una barbetta minimal e timida, un accenno di mascella sporgente, un pallido tono della pelle. Ricorda per molti aspetti Bradley Manning, il soldato che nel maggio 2010 venne arrestato con l’accusa di aver girato a Wikileaks materiale confidenziale poi messo online da Julian Assange. Computer geeks in the school house, secondo il verso di Nick Cave in “God is in the house” (geek: “fanatico, svitato”, ma anche “sfigato”).

È, d’altronde, l’epoca delle tecnologie all’avanguardia, di miliardi di dati che circolano incessantemente, di tastiere dalle quali è possibile accedere ai principali sistemi di sicurezza. «Posso dire che faccio molti più danni io con un mio portatile in pigiama seduto di fronte alla prima tazza di Earl Grey di quanto ne faccia tu in un anno sul campo», è la battuta con la quale Q si presenta a James Bond nell’ultimo film della saga, Skyfall, dopo la sorpresa e lo scetticismo manifestati dal mitico agente segreto trovandosi davanti un giovane mingherlino.

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Q: 007, sono il nuovo addetto all’approvvigionamento.
Bond: Stai scherzando, spero.
Q: Perché non ho un camice da laboratorio?
Bond: No, perché hai ancora i brufoli.

C’è stato un momento in cui le talpe avevano tutt’altro aspetto: elegante, affascinante, aristocratico, maturo e tremendamente ambiguo. «La rete del Cairo guardava a Bill e lo giudicava letteralmente nei termini in cui Martindale s’era espresso su di lui quella fatale sera in cui avevano mangiato insieme: un Lawrence d’Arabia moderno». Quel Bill di cognome fa Haydon ed è la talpa dell’omonimo romanzo di John Le Carré, lo scrittore britannico che fu a servizio dell’MI6 prima che la sua carriera venisse compromessa dal personaggio realmente esistito e che ha fatto da ispiratore, Kim Philby, uno dei “cinque di Cambridge”, figli dell’Inghilterra elitaria al servizio del Kgb.

Nell’intricata trama del romanzo, l’agente George Smiley è chiamato a scoprire chi all’interno del Circus (la trasposizione letteraria del servizio segreto d’Oltremanica) sia al soldo di Karla, il nemico sovietico. Alla fine di un’emozionante racconto, dove i particolari pesano e si intravedono nello stile di Le Carré le influenze di grandi romanzieri come Charles Dickens ed Henry Fielding, Haydon è il ritratto opposto a quello degli Snowden di oggi. È un cultore della bellezza: «Si tratta, tra l’altro, di un giudizio anche estetico, oltre che morale, naturalmente», confessa a Smiley che gli chiede perché abbia tradito, alla luce della decadenza dell’influenza britannica tanto sul fronte interno quanto su quello diplomatico, dopo la crisi di Suez del 1956. «Haydon – scrive Le Carré – dava anche per scontato che i servizi segreti erano l’unica vera misura della salute pubblica di una nazione, l’unica vera espressione del suo subconscio».

«Un romantico e uno snob. Voleva aggregarsi a un’avanguardia d’élite a guidare le masse fuori dalle tenebre», lo definisce Smiley nei mille pensieri che gli attanagliano la mente. Un uomo verso il quale non riesce infine a provare quell’odio che pure sarebbe giustificato, visto che tra l’altro diventa l’amante della moglie Ann («l’ultima illusione di un uomo senza illusioni»), portandola via dalla vita del protagonista su esplicita richiesta di Karla – mentre il vero amore è probabilmente riservato al collega Jim Prideaux, vittima sacrificale in un gioco sottile per portare a compimento la missione. Niente, oggi il pericolo si nasconde tra i nerd.