Roma, si va al voto fra piazze vuote, dossier e veleni

Ieri sera Alemanno e Marino hanno chiuso la campagna elettorale

Piazze piccole, nessun leader politico, poca pubblicità. Insomma, comizi per pochi intimi. La lunga battaglia per il Campidoglio si chiude venerdì 7 maggio senza troppa enfasi. Ignazio Marino e Gianni Alemanno celebreranno l’ultima serata prima del silenzio pre-ballottaggio così come hanno condotto l’intera campagna elettorale. Sottotono. Il flop del primo turno è ancora recente, meglio evitare la replica di quelle imbarazzanti serate. Il sindaco uscente sotto al Colosseo, davanti a poche migliaia di curiosi (nonostante la presenza di Silvio Berlusconi, che stavolta si è ben guardato dal partecipare). Lo sfidante nella enorme piazza San Giovanni, costretto ad alzare la voce per coprire i clacson delle auto imbottigliate nel traffico.

Gli spin-doctor dei candidati devono essersi fatti due conti. E così stasera il sindaco Alemanno girerà la città per dar vita a una serie di mini comizi. Cinque piazze, spalleggiato dai candidati presidenti di altrettanti municipi. Da piazzale Kennedy al Tiburtino. E poi piazza Risorgimento, Boccea. Gran finale alle 22 sul lungomare di Ostia. Per Ignazio Marino, invece, un solo incontro. Un appuntamento a Piazza Farnese, verso le 18. Con la presenza di alcuni illustri amministratori locali di centrosinistra: il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il primo cittadino cagliaritano Massimo Zedda.

Si chiude così una delle campagne elettorali meno entusiasmanti nella storia della città. Un lungo duello a colpi di dossieraggi, veleni, polemiche e colpi bassi. Uno scontro politico all’insegna del basso profilo. Ma soprattutto di poco, pochissimo stile. L’atteso confronto televisivo andato in onda ieri sera su Sky – stamattina Marino ha disertato la tribuna tv del Tgr Lazio – non poteva rappresentare meglio la pochezza della sfida. Sullo schermo sono apparsi due candidati impacciati, nervosi, più impegnati a delegittimare l’avversario che a proporre concrete riforme per la città. Particolarmente aggressivo Alemanno, che per rimanere al Campidoglio deve recuperare quasi 12 punti percentuali all’avversario. Ecco perché, forse, il sindaco uscente continua a ripetere come un mantra che lo sfidante «non conosce Roma».

Marino è nato a Genova. È il leitmotiv della campagna elettorale di centrodestra. Un filo rosso che non ha evitato a Silvio Berlusconi un antipatico scivolone. In uno dei suoi ultimi spot elettorali il Cavaliere ha invitato i cittadini a non votare per il chirurgo Pd – «Non affidatevi a un sindaco che non è di Roma» – dimenticando che lo stesso Alemanno è nato Bari. Chi aveva dubbi sulla “romanità” dei candidati sindaci ha trovato conferma ieri sera. La richiesta del giornalista di Sky di elencare i sette colli e i sette re di Roma ha mandato nel panico i due sfidanti. Marino – già colpevole di aver recentemente scambiato un attaccante laziale per un romanista – ha provato a balbettare qualche nome (dimenticando Romolo). Alemanno in evidente difficoltà si è direttamente rifiutato di rispondere.

Sciocchezze, rispetto alle cadute di stile della campagna elettorale. Difficile non ricordare la fotografia che ritrae Alemanno con un presunto boss del clan Casamonica. Una spy-story all’amatriciana, rivelatasi una bufala nel giro di un paio di giorni. Marino scandalizzato era arrivato persino a chiedere le dimissioni del primo cittadino, prima di essere costretto a scusarsi in diretta tv. L’immagine era stata scattata durante una cena organizzata da una cooperativa sociale impegnata nel reinserimento di detenuti e persone svantaggiate. Alla presenza, peraltro, di numerosi dirigenti del Pd locale. Rimasti colpevolmente in silenzio quando è scoppiato scandalo. Ma il dossieraggio è reciproco: da qualche giorno in città tiene banco la vicenda di alcuni collaboratori della onlus Imagine – fondata dal chirurgo democrat nel 2005 – retribuiti in nero. «Uno strano pasticcio di assegni imbarazza il moralista Marino» titolava stamattina Il Giornale.

Tra un insulto e un invito a ritirarsi dalle elezioni, i due candidati proseguono la campagna. Fair play alla testaccina. E così la corsa per il Campidoglio diventa una gara di colpi bassi. Se ne sono accorti i cittadini del II municipio, che pochi giorni fa hanno trovato i muri del quartiere tappezzati da misteriosi manifesti. «Zingaretti invita a votare Alemanno». Dopo l’iniziale sbandamento, qualcuno ha svelato l’arcano. Nessuna faida interna al Partito democratico. A commissionare i cartelloni è stato il capogruppo del Pdl in circoscrizione, omonimo del presidente della Regione Lazio. «Nicola non ha mica l’esclusiva del cognome» si è giustificato il diretto interessato.

Ancora più antipatiche le strumentalizzazioni in tema di sicurezza. Marino e Alemanno continuano a rinfacciarsi numeri e cifre dei reati in città. Accuse reciproche, insistenti. Spesso più per solleticare i timori dei romani – è il caso della lunga querelle sui campi nomadi – che per presentare i propri impegni elettorali. Polemiche destinate a superare i confini della Capitale. «Ho avuto un incontro con Alemanno e il ministro degli Interni Angelino Alfano. Abbiamo deciso di dar vita subito al poliziotto di quartiere e all’uso dei militari nelle periferie» ha annunciato pochi giorni fa Berlusconi. Sollevando almeno due dubbi. Il primo sull’opportunità politica di rispolverare promesse elettorali vecchie di un decennio. Il secondo sul suo ruolo istituzionale: perché il leader di un partito assume decisioni operative sulla gestione della sicurezza nella Capitale?