Caso Shalabayeva: tre domande al governo Letta

Caso Shalabayeva: tre domande al governo Letta

Nursultan Äbişulı Nazarbaev, presidentissimo del Kazakistan dal 1990

In una riunione convocata d’urgenza dal governo italiano, il premier Enrico Letta, insieme ai Ministri Cancellieri, Alfano e Bonino, ha revocato l’espulsione forzata di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente Mukhtar Ablyzov. Un intrigo di politica internazionale che aveva scosso gli equilibri dell’esecutivo italiano, e fatto parecchio discutere negli ultimi giorni.  «Alma Shalabayeva – si legge in una nota di Palazzo Chigi – può rientrare. Il Ministero dell’Interno ha attivato la revoca della sua espulsione». Tuttavia, continua la nota, «resta grave la mancata informativa al governo sull’intera vicenda, che comunque presentava sin dall’inizio elementi e caratteri non ordinari. Tale aspetto sarà oggetto di apposito indagine affidata dal Ministro dell’Interno al Capo della Polizia, al fine di accertare responsabilità connesse alla mancata informativa».

Ma la vicenda non si concluderà di certo oggi. Le ombre restano perché adesso il governo dovrà accertare a 360 gradi di chi sono le responsabilità. Gennaro Migliore, parlamentare di SeL, ha già fatto sapere che il partito di Vendola presenterà una mozione di sfiducia ai danni di Angelino Alfano. Anche il M5S farà la stessa cosa. Tuttavia, al netto della guerra interna che si è già scatenata fra maggioranza e opposizione, impongono almeno tre domande al governo e al ministro Alfano. La prima: la retromarcia di oggi e la trasmissione della revoca all’ambasciatore kazako significa che il governo di Roma si è anche premurato di sapere dove e in che condizioni si trova, oggi, la signora Shalabayeva? È o meno nelle condizioni di poter rientrare in Italia nel caso lo desiderasse oppure è sottoposta a qualche vigilanza delle autorità kazake? La seconda. Se il governo si è premurato di appurarlo, perchè non lo ha comunicato e specificato nella nota di Palazzo Chigi? La terza Con la misura di oggi il governo di fatto ammette che nella catena di comando e gestione della vicenda sono avvenuti gravi errori. Possibile che nessun responsabile debba mai pagare in Italia? Possibile che tutto passi sempre in cavalleria?