I referendum sulla giustizia uniscono Pdl e Pannella

I dodici quesiti presentati dai Radicali

Dodici referendum abrogativi. Dodici quesiti destinati a riformare il Paese. «Temi che il Parlamento non metterà mai all’ordine del giorno perché sgraditi ai potenti e che noi Radicali non mettiamo mai da parte». È l’ultima sfida del movimento di Marco Pannella. Dentro c’è di tutto, o quasi. L’istituzione del divorzio breve e l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (ancora una volta). Ma anche la modifica dell’8xmille e l’abolizione dell’ergastolo. Si tratta di battaglie spesso identitarie, da sempre vicine ai Radicali.

E su cui adesso – curiosamente – si è allineato con interesse anche il Popolo della Libertà. Già, perché almeno la metà dei quesiti depositati un mese e mezzo fa in Cassazione si occupa di giustizia. Dalla separazione delle carriere alla responsabilità civile dei magistrati. Argomenti già presenti nel programma elettorale berlusconiano. Referendum che, in caso di riuscita, permetterebbero al Pdl di riformare il settore senza creare percolosi incidenti nella maggioranza di governo. Non è poco.

E così da qualche giorno anche i dirigenti pidiellini si sono messi a raccogliere le firme. A via di Torre Argentina, sede dei Radicali, ci tengono a specificare che l’iniziativa di Pannella è nata senza alcun condizionamento. «Le polemiche sulle vicende giudiziarie del Cavaliere sono esplose quando i quesiti erano già stati depositati». Eppure nessuno si sogna di rifiutare l’aiuto offerto dai berlusconiani. Dopotutto l’obiettivo non è facile da raggiungere. Per poter celebrare le consultazioni referendarie la prossima primavera, è necessario presentare mezzo milione di firme autenticate entro settembre.

Difficile fare stime. Al momento i moduli sono stati distribuiti in tutti gli 8092 comuni italiani. Per fornire qualche cifra ufficiale i Radicali preferiscono aspettare ancora un po’. La missione è difficile, ma non impossibile. «Soprattutto se si attiva il Pdl, che di risorse ne ha più di noi….». Dopo l’interessamento di numerosi dirigenti – il 12 luglio scorso hanno sottoscritto i referendum presso la segreteria comunale di Roma Mariastella Gelmini e Fabrizio Cicchitto – sembra essersi deciso anche il Cavaliere. Tanto che pochi giorni fa, durante l’ufficio di presidenza del partito, Berlusconi avrebbe chiesto ai suoi di allestire gazebo sul territorio e iniziare a raccogliere le firme.

Resta, ovviamente il forte impegno dei Radicali. Già nei prossimi giorni sarà intensificata la presenza di banchetti nelle principali città italiane. Giornate di particolare mobilitazione sono in programma per il prossimo fine settimana, quando saranno organizzati in giro per il Paese i primi “referendum days”.

Ma per cosa si vota? I dodici quesiti sono stati presentati in due diversi pacchetti. Il primo è più eterogeneo. Dalle droghe leggere all’immigrazione, passando per il divorzio breve. Non potendo raggiungere per via referendaria una completa legalizzazione, il quesito che modifica la normativa sugli stupefacenti chiede almeno di eliminare la pena detentiva per tutte le violazioni che riguardano illeciti di lieve entità. È il caso della coltivazione domestica. Interesserà le coppie in procinto di separazione, invece, il quesito sul divorzio breve. Destinato ad accorciare i tempi previsti – oggi fissati a tre anni – prima di poter presentare la domanda di divorzio. Ma c’è anche un quesito per abrogare il reato di clandestinità. «Un reato aberrante che punisce una condizione anziché una condotta» e il vecchio cavallo di battaglia sulla eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti. 

Inutile dire che al centro dell’attenzione sono finiti soprattutto i quesiti sulla “giustizia giusta”. Il pacchetto di referendum su cui si sta concentrando l’interesse dei dirigenti Pdl. Una serie di modifiche legislative depositate presso la Corte di Cassazione il 28 maggio scorso, «a 30 anni dall’arresto di Enzo Tortora e 25 anni dalla sua morte». Alcuni argomenti sono obiettivamente vicini al programma berlusconiano. È il caso dei primi due quesiti, destinati a introdurre la responsabilità civile dei magistrati. L’obiettivo è quello di rendere più semplice l’esercizio dell’azione civile risarcitoria nei confronti delle toghe.

Il terzo quesito si occupa dei magistrati “fuori ruolo”. Una battaglia combattuta da tempo in Parlamento anche dal Pd Roberto Giachetti. «Perché centinaia di magistrati dislocati nei vertici della Pubblica Amministrazione tornino alle loro funzioni originarie, così da smaltire l’enorme quantità di processi che si sono cumulati, destinati inesorabilmente a diventare carta straccia per prescrizione». C’è poi un referendum per cancellare l’abuso della custodia cautelare. Un quesito a tutela delle migliaia di cittadini che «vengono arrestati e restano in carcere in attesa di processo per mesi, in condizioni incivili». Nessuna abolizione del carcere preventivo, certo. Che deve essere limitato, però, solo ai reati più gravi.

Il quinto quesito referendario si propone di abrogare il “fine pena mai”. L’ergastolo. Una riforma epocale che – spiegano i Radicali – non è altro che una corretta applicazione della nostra Costituzione. Laddove si spiega che «la pena deve tendere alla rieducazione del condannato». Sicuramente più vicino al programma berlusconiano l’ultimo quesito. “Per la separazione delle carriere dei magistrati”. «Perché è un diritto del cittadino essere giudicato, come avviene in tutte le democrazie occidentali, da un “giudice terzo”, obiettivo e imparziale». 

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