«Il mio è un segnale, il Pd deve avere più coraggio»

La dissidente democrat Laura Puppato

«Non ho mai pensato di lasciare il gruppo, ma il Partito democratico deve avere più coraggio». Per non mettere in crisi il governo, alla fine il Pd ha detto no alla mozione di sfiducia nei confronti del ministro Angelino Alfano. Eppure la senatrice Laura Puppato – con lei Walter Tocci e Lucrezia Ricchiuti – ha preferito non votare. «Era necessario dare un segnale forte», spiega in serata. La difficile alleanza con il Pdl di Silvio Berlusconi «è ogni giorno più difficile» ammette. «E sono sempre più convinta che si debba trovare un’alternativa». Intanto scoppia la polemica. Adesso qualcuno si aspetta che il gruppo parlamentare democrat prenda provvedimenti nei suoi confronti. «Ma noi non siamo mica il Movimento Cinque stelle che espelle i dissidenti».

Senatrice Puppato, alla fine non ha votato contro la mozione di sfiducia al ministro Alfano.
Si deve capire bene che nel Pd qualcuno ritiene inaccettabile la vicenda che ha visto come protagonista il ministro dell’Interno. È stato un segnale per dire che a tutto c’è un limite. Non ci si può sempre piegare alle volontà di Silvio Berlusconi. Ho trovato molto chiaro e molto bello l’intervento del capogruppo Zanda: ha confermato che le dimissioni devono arrivare.

I suoi colleghi però hanno votato contro la mozione, almeno per tutelare il governo.
Di fronte a una vicenda che quasi tutti hanno definito inaccettabile, la conseguenza più logica era un legittimo voto di sfiducia. Non c’è stato, vista la richiesta del premier Enrico Letta. Ma era difficile non dare un segnale forte, per dimostrare che non c’è alcuna fiducia in Alfano.

Nel Pd qualcuno dice che il suo dissenso sia giustificato dal desiderio di farsi pubblicità.
Mi viene da ridere. Io non ho alcun bisogno di pubblicità. Pensi che non vado neppure a tutte le trasmissioni tv a cui vengo invitata, perché non ho tempo. La mia è stata solo una valutazione politica. Il problema che si pone è diverso. Come diceva Manzoni, il coraggio uno non se lo può dare.

Ci sono colleghi di partito che erano d’accordo con lei e hanno cambiato idea?
In questi giorni eravamo più di venti. Evidentemente gli interventi di Giorgio Napolitano e di Enrico Letta hanno riportato qualcuno a più miti consigli. Ma io credo che la politica abbia bisogno di questi atti, che considero di forte coraggio. Non è facile avere certe posizioni, ma per me era obbligatorio.

Mercoledì ci sarà una riunione del gruppo, qualcuno chiede provvedimenti nei suoi confronti.
Noi non siamo il Movimento Cinque Stelle che espelle i dissidenti. E c’è chi parla di pubblicità… Il fatto che io rischi una sanzione dimostra bene quali vantaggi ci siano in questa scelta.

Onestamente, in questi giorni non ha mai pensato di lasciare il gruppo del Pd?
Mai pensato. Neppure per un momento. Credo che il Partito democratico debba avere più coraggio, è vero. Ma per il resto mi va bene così.

Però non accetta le dinamiche di questo esecutivo.
Credo ci sia una dignità politica. Mi spiace, ma rispetto al premier Enrico Letta io sarei molto più dura, più severa. Con gli alleati bisogna mettere dei paletti.

Resta dell’idea che si debba trovare un’alternativa all’attuale governo?
Ne sono sempre più convinta. Soprattutto vedendo la distanza che ci divide dal Pdl su stile, regole e rispetto per le istituzioni. Questa è un’alleanza che diventa ogni giorno più pesante e difficile.

La strada resta quella del dialogo con M5S?
Non ne vedo altre.

Eppure ieri il presidente Napolitano ha avvertito che non c’è altra soluzione a questo governo.
Questa è una valutazione che fa il presidente della Repubblica. Io la raccolgo, ma non sono d’accordo. 

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