«La politica va in vacanza, il Porcellum no»

La lunga battaglia di Roberto Giachetti

«La politica andrà in vacanza, il Porcellum no». La lunga battaglia del vicepresidente della Camera Roberto Giachetti contro l’attuale legge elettorale prosegue. Due mesi fa l’esponente democrat aveva tentato invano di archiviare il discusso sistema di voto presentando una mozione a Montecitorio. Un anno fa si era persino sottoposto a un lungo sciopero della fame per tenere alta l’attenzione sul tema. Oggi ci riprova.

Il sistema è semplice e garantito dal regolamento della Camera. Stando al comma 1 dell’articolo 69 – spiega Giachetti – è possibile chiedere la procedura d’urgenza per determinate proposte di legge. In parole povere, il regolamento permette a un gruppo di deputati di portare un provvedimento all’esame di Montecitorio nel giro di un mese. Stamattina è già stato consegnato nelle caselle postali di tutti i deputati un invito a sottoscrivere l’iniziativa. L’obiettivo è a portata di mano. Per ottenere la calendarizzazione delle proposte di legge che chiedono il ripristino della precedente legge elettorale – il Mattarellum – sono sufficienti dieci firme. «Quelle le abbiamo già – rivela Giachetti – Ma sarebbe importante e politicamente significativo se il sostegno fosse ancora più ampio».

Nonostante l’estate, la lotta al Porcellum prosegue. Continuare a rimandare l’archiviazione del sistema di voto è pericoloso. Nelle parole di Arturo Parisi – presente all’iniziativa – è ancora fresco il ricordo della scorsa legislatura. Dieci mesi fa, un rinvio dopo l’altro, il Parlamento finì per tenere in vita la legge Calderoli. Per evitare il rischio di tornare alle urne ancora una volta con il Porcellum, ben venga il ripristino del Mattarellum. Non si tratta di una scelta definitiva, ma solo di una “clausola di protezione”. Giachetti è molto chiaro su questo punto. «Stiamo parlando di una norma di salvaguardia. In grado di sostituire il Porcellum in via temporanea, in attesa del percorso delle riforme istituzionali».

Lo scenario immaginato dal vicepresidente della Camera ha un altro vantaggio. Renderebbe inutile l’intervento della Consulta, che a dicembre sarà chiamata a decidere sulla legittimità costituzionale del Porcellum. Perché eliminando il premio di maggioranza – è questo il nodo principale – non si risolve il problema. «In questo modo – spiega Giachetti – non solo torneremo a un proporzionale puro. Ma rimarrebbero anche le liste bloccate». Una legge forse persino peggiore di quella attuale. 

E così assieme all’iniziativa parlamentare, gli avversari del Porcellum sono pronti a una mobilitazione. L’appuntamento è per il 29 luglio. A due mesi esatti dalla bocciatura della mozione Giachetti. «Aspettiamo quella data con pazienza e fermezza» spiega Mario Segni, presente anche lui alla conferenza stampa. Qualcuno spera ancora in un intervento del governo. «Ma se tra 11 giorni non sarà successo nulla di nuovo, saremo obbligati a dire “adesso basta” – prosegue Segni – Non possiamo restare fermi e aspettare che una classe politica ci trascini per la quarta volta a votare con il Porcellum». La piazza è pronta? «Non stiamo parlando di iniziative che si limitino alla denuncia – assicura Giachetti – ma di una necessaria mobilitazione nel Paese». 

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