Re Lear di Shakespeare, lezioni all’Italia povera

La rubrica Genio del male

S’è capito: non si uscirà da questa crisi tanto presto. Le forze dell’economia mondiale giocano con il nostro futuro, noi invece possiamo a malapena giocare al risparmio. Da questa cruda realtà dovremmo comunque riuscire a trarre vantaggio. Lo possiamo fare andando a teatro.
In uno dei più spietati e misteriosi lavori di Shakespeare, Re Lear, pare di stare su una barca durante una tempesta che fa piovere ogni sorta di menzogne, crudeltà e naturalmente sfrenato desiderio di possesso. Regan e Goneril si spartiscono il trono, mentre un re stanco e carico d’anni sta ad ascoltare un uomo senza peli sulla lingua – visionario e paranoico – che tuttavia intuisce meglio di tutti la verità delle cose. Al ritmo altalenante di less&more, ne viene un compendio del risparmio che potrebbe essere utile anche a noi, in questa “fine di regno”.

1. «Have more than thou showest»
Possedere di più di quello che si mostra può essere sia lo sogan dei frodatori del fisco, sia quello degli uomini consapevoli dei propri limiti. Non si tratta di essere sciatti: abbiamo vissuto un ventennio al di sopra delle nostre possibilità, ora diamoci una regolata. Se negli anni passati fossimo stati meno preoccupati di apparire un paese ricco e prospero – senza esserlo di fatto – oggi non ci troveremmo in quella palta che ha già corroso i nostri risparmi.

2. «Speak less than thou knowest».
Non ostentare la propria erudizione è un must dell’uomo intelligente: più parole = più possibilità di sbagliare. Stare zitti alle volte è un gran bel risparmio, altre volte tacere significa invece acconsentire e quindi si deve assolutamente parlare, argomentare fino ad indignarsi. Di questo principio dovrebbe farne tesoro la fabbrica della notizia che è sempre alla ricerca di uno scoop e che spesso, per questa sete di sangue, finisce per mostrare tutta la propria imprecisione.

3. «Lend less than thou owest»
É un principio che vale sia per i ricconi che navigano nell’oro, sia per chi fatica a far bastare la propria pensione. É necessario per l’economia globale che vi sia una generosità diffusa, ma un sano egoismo sta alla base della conservazione della specie umana. Tutti, senza distinzione, appena possono mangiano – ed è provato che mangiano alla grande. Dunque sinceriamoci che le nostre risorse non vengano assorbite dalla macchina burocratica, ma giungano al fine desiderato. Una di queste risorse proviene certamente dai giovani, sempre meno e soprattutto tentati dalla fuga. Non “prestiamoli” ad altri ma consideriamoli come fossero un patrimonio da tutelare.

4. «Ride more than thou goest»
Sembrerebbe un invito a poltrire. In realtà lo è all’ottimizzazione del tempo. Il vero risparmio si calcola infatti dal rapporto che intercorre tra il nostro correre in giro per il mondo e lo scorrere delle lancette sul quadrante dell’orologio. La vita si allunga ma il tempo a disposizione si accorcia. Occorrono quindi dei buoni cavalli che non solo ci facciano correre veloce ma che ci sollevino da terra, difendendoci da tutti i fattori di dispersione del tempo. Se invece guidiamo un motore con altri “cavalli”, potrebbe non essere male entrare in una fase di downshifting.

5. «Learn more than thou throwest»
L’ultima indicazione le riassume forse tutte: se siamo capaci di ammettere la nostra ignoranza – e quindi di non aver concluso il processo della conoscenza -, imparare ci salverà la vita. Imparare suppone una buona capacità di ascolto: attitudine totalmente smarrita nelle nostre conversazioni, quasi sempre trasformate in monologhi. Su larga scala imparare significa non dimenticare la ricerca, ambito privegiato per la preparazione del futuro del nostro pianeta. E in questo tempo di crisi ricercare può anche voler dire sopravvivere.