Sandro Ciotti, la voce di un mondo che non c’è più

A dieci anni dalla morte

«Vi rubiamo soltanto dieci secondi per dire che quella che ho appena tentato di concludere è stata la mia ultima radiocronaca per la Rai. Un grazie affettuoso a tutti gli ascoltatori, mi mancheranno». Con queste parole Sandro Ciotti si congeda dai radioascoltatori al termine di un Cagliari-Parma del 1996 chiudendo così la sua carriera da radiocronista della RAI. Una carriera lunga oltre quarant’anni in cui ha seguito 14 Olimpiadi, 15 Giri d’Italia, 9 Tour de France, 40 Festival di Sanremo e oltre duemila partite di calcio. Classe 1928, figlio d’arte (il padre, Gino Ciotti, scomparve quando Sandro aveva solo 15 anni) dedica tutta la sua vita alle sue due più grandi passioni: lo sport e la musica. Alessandro Ciotti: così si firmava quando esordì nel mondo del giornalismo a La Voce Repubblicana nel 1954. Entrò in Rai nel 1958 divenendo ben presto inviato e ideando parecchie rubriche di successo tra cui L’uomo del giorno all’interno della trasmissione Domenica sport, L’angolo del jazz , ma soprattutto Ciak una rubrica radiofonica interamente dedicata al cinema.

Sandro Ciotti con dei colleghi di RadioRai
Una voce roca allinverosimile – divenuta tale dopo una diretta di 14 ore sotto la pioggia nel 1968 in Messico – capace di racconti con uno stile narrante inconfondibile. Il garbo, la sobrietà e la professionalità hanno fatto di Sandro Ciotti la voce che ha accompagnato le domeniche pomeriggio degli italiani in modulazione di frequenza. Ironico, pacato e per nulla banale; i suoi racconti non cedevano nulla all’enfasi. Alla personalizzazione invece, quella sì. Storiche le sue interruzioni al collega, amico e rivale Enrico Ameri. «Scusa Ameri» per anni è stato il tormentone radiofonico della trasmissione di Radiouno Tutto il calcio minuto per minuto. E ancora «clamoroso al Cibali» dopo la rete del due a zero del Catania sull’Inter in un incontro del 1961. Ma anche innovazioni linguistiche che esaltavano l’immaginazione di chi stava all’ascolto: ecco allora che l’intervento in allungo diventa «un’estirada»; una conclusione molto ravvicinata si trasforma in «sotto misura»; e il portiere non blocca la palla ma «abbranca in presa e si accinge al rinvio». 

Sandro Ciotti
Sandro Ciotti vanta anche una discreta carriera calcistica: esordisce nelle giovanili della Lazio, e, dopo aver militato nel Forlì, raggiunge la serie C con l’Anconitana giocando nel ruolo di mediano. Colleziona anche qualche presenza nel Frosinone: saranno le prove generali per acquisire i ferri del mestiere di uno sport di cui poi sarebbe divenuto il principale narratore. Fu anche conduttore della Domenica Sportiva che molto spesso amava cominciare scendendo le scale in mezzo al pubblico e interagendo scherzosamente con qualche spettatore. Tra le immagini più toccanti da ricordare quella volta in cui Ciotti bloccò la messa in onda dei gol della giornata domenicale, per dare il triste annuncio della morte del capitano della Juventus Gaetano Scirea in un incidente stradale in Polonia. Anche nei momenti difficili riusciva a gestire tutto con una discrezione innata e a trovare le parole giuste per descrivere i fatti. 

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A dieci anni dalla sua morte ci si rende conto che un altro Ciotti non potrebbe esistere, anche perché quella radio non ha più il ruolo di un tempo. Era un mondo in cui le esplosioni di gioia o le disperazioni di un tifoso dipendevano dal movimento delle dita di un cronista su un potenziometro. Oggi sarebbe bello sentire, anche solo per una volta, «Scusa Ameri».

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