Soldi ai partiti, la promessa di Letta sarà mantenuta?

L’abolizione del finanziamento pubblico

Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, l’iter parlamentare entra nel vivo. Mentre il presidente del consiglio Enrico Letta vola a Londra per una serie di incontri internazionali, l’esecutivo si gioca buona parte della credibilità su una delle principali riforme volute dal premier.

Il percorso non sembra particolarmente agevole. Alle 12 di questa mattina, quando è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti, nella commissione Affari costituzionali della Camera sono state presentate quasi 200 proposte di modifica. Riuscirà il testo del governo a superare indenne il vaglio parlamentare? Certezze non ce ne sono. E se a parole quasi tutti i principali partiti assicurano di voler mantenere l’impianto del ddl, i rischi restano.

L’obiettivo è portare in Aula il testo la prossima settimana. Approvando il disegno di legge in commissione entro venerdì 26 luglio. «Secondo me – racconta il grillino Riccardo Fraccaro, componente della commissione – c’è la forte possibilità che si vada oltre quella data». Ecco il vero pericolo. In assenza di un accordo sulle modifiche al testo, i partiti potrebbero obbligare il governo a un rinvio. Finendo per affossare la riforma tra ritardi e dilazioni. Un’ipotesi che l’esecutivo non vuole neppure prendere in considerazione, tanto che Enrico Letta ha già minacciato di essere pronto a ricorrere a un decreto legge pur di garantire l’abolizione dei rimborsi elettorali.

Da domani alle 14 si comincia. La commissione inizierà l’esame degli emendamenti. Poco meno di 60 le proposte di modifica presentate dal Movimento Cinque Stelle, contrario al ddl governativo (ritenuto poco incisivo). Una trentina gli emendamenti depositati dal Popolo della libertà. Nonostante alcune voci fuori dal coro – è il caso delll’ex vicepresidente del gruppo Maurizio Bianconi – il partito di Silvio Berlusconi si muove compatto. «La nostra posizione è in linea con il disegno di legge dell’esecutivo» spiega Mariastella Gelmini, relatrice del documento. Semmai i pidiellini chiedono di stringere ancora di più le maglie del finanziamento. Dal Pdl arriva la proposta di cancellare il sistema di contribuzione volontaria ai partiti attraverso il 2xmille, ma anche la possibilità di detrarre le spese per il tesseramento.

Una quindicina gli emendamenti di Sinistra Ecologia e Libertà. Di più quelli del Partito democratico. Tra i dem una linea comune ancora non c’è. Stamattina i deputati Pd della commissione Affari costituzionali si sono incontrati per sottoscrivere un pacchetto di modifiche comuni. A queste proposte, però, se ne sono aggiunte altre, presentate dai singoli parlamentari. «Il 90 per cento degli emendamenti sono concordati» racconta chi si sta occupando della vicenda. I distinguo restano. A dividere il partito è la proposta di Gianclaudio Bressa di mantenere il principio di cofinanziamento pubblico e privato. Ma anche l’istituzione di una ripartizione “ponderata” dei fondi destinati ai partiti con il 2 per mille. «Per far sì – spiegano – che i contributi degli operai siano uguali a quelli dei notai». In direzione opposta l’impegno dei renziani. I deputati vicini al sindaco di Firenze propongono l’eliminazione di tutti i finanziamenti indiretti ai partiti. Dalle concessioni di spazi tv ai fondi per la comunicazione e l’attività politica.

Intanto domani sarà l’Aula di Montecitorio a esprimersi sul finanziamento pubblico ai partiti. In calendario c’è la votazione di una mozione presentata dal Movimento Cinque Stelle che impegna il governo – in attesa della nuova legge – a sospendere il pagamento della rata relativa al 2013. Nel Partito democratico si corre ai ripari. Per evitare che alcuni esponenti renziani – e non solo loro – finiscano per accodarsi al documento grillino, entro stasera sarà preparato un documento alternativo. Una mozione di maggioranza che confermi l’impegno ad abolire il finanziamento pubblico. Evitando, però, improvvise accelerazioni.