Ma quale Alfano: secondo Berlusconi la colpa della faccenda kazaka è tutta «della burocrazia. Ha deciso di poter fare da sola, muovendosi in piena autonomia e con l’avallo di quattro, dicasi quattro, magistrati», ha detto al Corriere. Del resto, si sa: i politici vanno e vengono, i burocrati restano. «Lo dicono anche loro: “è arrivato un nuovo ministro? Tanto tra poco andrà via e gli subentrerà un altro. Noi restiamo sempre qui. Siamo noi a comandare”» ha aggiunto Berlusconi. Ed è vero: la macchina statale è un animale farraginoso, un capoufficio può avere più potere di un ministro, la mole di carte e protocolli può sommergere l’azione di un politico. Però è anche vero che da vent’anni (dal 1994, per la precisione) c’è qualcuno al potere in modo più o meno continuativo che promette di abbattere tutte le burocrazie, di snellire le procedure, di dimagrire l’apparato. Si deduce che la cosa non gli sia proprio riuscita, allora, se ancora oggi (nel 2013, per la precisione) lo stesso qualcuno (per salvare il suo ministro) riesce ancora a dare la colpa ai burocrati.
17 Luglio 2013
“Tutta colpa dei burocrati”, e Silvio scagiona Alfano
Riforme mancate e pasticci kazaki