E in caso di voto Beppe Grillo tenta il colpaccio

Senza Renzi i sondaggi gli sorridono

Chi ha paura di Beppe Grillo? Nel Palazzo qualcuno inizia a chiederselo. La crisi di governo sembra a un passo. E se davvero si andasse a elezioni anticipate? L’occasione per il Movimento Cinque Stelle è ghiotta, forse irripetibile. Con il voto a novembre, stavolta il blogger genovese può tentare il colpaccio.

Dalla sua parte ci sono alcune fortunate coincidenze. Il Porcellum, prima di tutto. Il Parlamento potrebbe non avere abbastanza tempo per cambiare il sistema di voto. E così ancora una volta al primo partito – o coalizione – toccherebbe un premio di maggioranza spropositato. Soprattutto alla Camera. Abbastanza per far sognare Grillo: «Con il Porcellum il rischio che il M5S vinca le elezioni e vada al governo è altissimo – scriveva ieri l’ex comico sul suo blog – Se succedesse, il presidente del Consiglio del M5S, che dovrà essere una persona interna al MoVimento, ricoprirebbe anche il ruolo di presidente Ue nel 2014».

Ci sono poi le difficoltà degli altri partiti. Se si voterà a novembre, Pd e Pdl dovranno presentarsi in campagna elettorale reduci dal breve e sfortunato tentativo di larghe intese. Sfibrati da polemiche interne – vedi congresso del Nazareno – e vicende giudiziarie. Ma soprattutto, ecco il vero colpo di fortuna di Grillo, le elezioni anticipate gli permetterebbero di correre senza troppi avversari. Senza Silvio Berlusconi, anzitutto. Reso incandidabile dalla legge Severino. Ma anche senza Matteo Renzi, il pericolo principale. Impossibilitato a celebrare le primarie per mancanza di tempo, il centrosinistra dovrebbe candidare a leader l’attuale premier Enrico Letta. E stando ai sondaggi non è detto che sia un successo. 

I numeri, prima di tutto. Oggi centrodestra e centrosinistra sono ampiamente in vantaggio su Grillo. Secondo gli ultimi sondaggi le due principali coalizioni valgono poco più del 30 per cento. Con un leggero vantaggio per i berlusconiani. «Il Movimento Cinque Stelle – racconta Antonio Noto direttore di Ipr Marketing – si ferma poco sotto il 20 per cento. Attorno al 19». Questa la situazione a bocce ferme. Ovviamente gli equilibri saranno modificati tanto dalla campagna elettorale, quanto dalla selezione dei candidati premier.

La presenza dei leader è fondamentale. Un centrodestra deberlusconizzato, ad esempio, rischia di perdere almeno il 7 per cento. «È questo il valore aggiunto di Silvio Berlusconi» spiega ancora Noto. «Alle ultime elezioni, la sua sola presenza ha trascinato il partito di una simile percentuale». La responsabilità di aver fatto cadere il governo, invece, non sarebbe un problema. Almeno dal punto di vista dei voti. In campagna elettorale conterà la capacità comunicativa di addebitare la colpa all’avversario (magari puntando il dito sul mancato completamento del programma di governo). «E di capacità comunicativa – dice ancora Noto – Silvio Berlusconi ne ha da vendere».

Ma da qui al voto rischia di calare nel gradimento degli italiani anche il centrosinistra. Secondo i sondaggisti, la sola presenza di un candidato premier come Matteo Renzi potrebbe regalare alla coalizione almeno il 5 per cento in più. Peccato che in caso di elezioni anticipate, il sindaco rottamatore rischia di non avere neppure il tempo di essere incoronato leader. Certo, molto cambierà in base alla composizione della coalizione. Quali e quanti partiti faranno parte del centrosinistra? Eppure secondo qualche esperto basta la presenza di un leader “politicamente istituzionale” come Enrico Letta, per mettere in dubbio le attuali percentuali.

Dopotutto gli italiani non impazziscono per il governo. Un recente sondaggio Ipr Marketing mostra come la fiducia del Paese nell’esecutivo sia ferma al 40 per cento. Leggermente meglio Letta, apprezzato dal 48 per cento degli intervistati. «Comunque poco, se si pensa che quando Berlusconi era a Palazzo Chigi ha raggiunto senza problemi il 62 per cento. Ma lo stesso Prodi all’apice del suo consenso era al 55 per cento».

Ecco allora che le reali possibilità di Beppe Grillo sono strettamente correlate all’identità del candidato premier del centrosinistra. Senza Renzi, il Movimento Cinque Stelle può crescere ancora. La distanza con la coalizione guidata dal Partito democratico resta evidente. Ma chissà che la campagna elettorale pentastellata non possa regalare a Grillo un altro po’ di voti. Magari decisivi. I sondaggisti hanno ancora negli occhi l’incredibile crescita del M5S nelle settimane prima delle ultime elezioni. Quei comizi in giro per l’Italia. Quelle piazze sempre piene. Rispetto all’ultima campagna elettorale, Grillo ha persino qualche argomento in più. A partire dall’esperienza del governo di larghe intese. Un esempio l’ha già offerto proprio ieri sul suo blog: «Hanno usato ogni risorsa contro il cambiamento, contro il M5S – ha scritto – Hanno dovuto rieleggere un presidente della Repubblica di 88 anni garante delle larghe intese, hanno fatto un inciucio alla luce del sole con Berlusconi, dopo aver preso i voti in campagna elettorale dichiarando che lo volevano smacchiare, e hanno chiamato tutto questo “atto di responsabilità”».

Certo, rispetto allo scorso febbraio ci sono anche delle difficoltà. Una cosa è presentare un partito nuovo, dar vita a un progetto inedito. Un’altra essere giudicati per quello che effettivamente si è fatto in sei mesi di vita parlamentare. «In ogni caso – conclude Noto – non credo che il Movimento Cinque Stelle possa raggiungere il 25 per cento, quello è stato il livello massimo toccato». Nel Palazzo non tutti sono così tranquilli. Il fallimento delle larghe intese «non sarebbe la vittoria degli uni o degli altri – spiegava stamattina al Corriere della Sera il berlusconiano Fabrizio Cicchitto – ma di Grillo, che già grida alle elezioni subito o pretende un governo a loro guida. E, se non fossimo capaci di dare una risposta al dramma politico che stiamo vivendo, non sarebbe nemmeno una richiesta così illogica».