La lista di chi vuole il posto di Silvio Berlusconi

Dopo un eventuale passo indietro del Cav

Mentre una parte del Paese si interroga sui destini politici del Cavaliere, nel Palazzo qualcuno si sta preparando alla fase successiva. Lo scenario è inedito: un centrodestra senza Berlusconi. Gli interrogativi – e le opportunità – sono numerosi. Senza il suo leader il Pdl rimarrà unito? Con quale guida? E quali alleanze? E così gli avversari di un tempo iniziano a farsi avanti. Tutti sembrano aver improvvisamente scoperto nel Popolo della libertà un punto di riferimento importante. A pochi giorni dalla sentenza della Cassazione sui giornali è tutto un fiorire di appelli, candidature e inviti a collaborare.

Certo, il Cavaliere non è ancora fuori dai giochi. La nota del Quirinale arrivata il 13 agosto sera non ha affatto chiuso l’epopea berlusconiana. Eppure è curioso che nelle settimane più complicate della parabola politica del vecchio leader, in tanti abbiano iniziato a mostrare un forte interesse per il suo partito. Da Pier Ferdinando Casini, finalmente pronto a riformare il centrodestra, al presidente Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, voglioso di «contribuire» al nuovo progetto. Passando per il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi.

L’ultimo outing è proprio di Tosi. Con una tripla intervista a La StampaLibero e a Il Fatto Quotidiano il primo cittadino veronese ha annunciato quello che in molti attendevano da tempo. Silvio Berlusconi è pronto a lasciare la scena? «Il centrodestra deve guardare avanti e scegliere il suo leader con le primarie. Io sono pronto a candidarmi per la premiership». A dirla tutta Tosi sembra avere le carte in regola per candidarsi. Il personaggio è già un cliché di successo. Il sindaco consacrato dai voti sul territorio pronto alla scalata del partito. Insomma, un Matteo Renzi di centrodestra. Al rottamatore lo accomuna anche la giovane età. Da poco superati i quaranta, Tosi può legittimamente rappresentare il cambio generazionale che in tanti auspicano. Anche nel centrodestra. Non guasta il profilo di leghista atipico. Il primo e il più convinto esponente del Carroccio a scusarsi con il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge in seguito alle recenti polemiche.

Ma Tosi non è l’unico a guardare con interesse al nuovo centrodestra. Abbandonato rapidamente il sogno del terzo polo, da qualche giorno anche Pier Ferdinando Casini ha iniziato a lanciare messaggi al Pdl. Il tentativo di Scelta Civica con Monti non sembra aver incontrato il favore degli italiani. Perché non cogliere l’occasione per dar finalmente vita a una grande area popolare? In un’intervista al Corriere della Sera di due giorni fa, il leader Udc ha lanciato il progetto. Prima il doveroso omaggio a Berlusconi, a cui il centrista consiglia le dimissioni. «Conosco la sua intelligenza e so che il presidente più longevo del Dopoguerra eviterà l’umiliazione di un voto che, al Senato, lo vedrebbe pesantemente sconfitto. Mi rendo conto che per lui è una prova dura, ma solitamente nelle circostanze difficili dà il meglio di sé». A quel punto, ben venga una nuova convergenza. Con l’Udc e il Pdl ancora una volta dalla stessa parte, ma senza il Cavaliere. «Dovrà aprirsi una riflessione in tutto il partito – spiega Casini parlando dei futuri alleati – so che alcuni stanno già pensando a come rimettersi in marcia, vedremo i fatti e le scelte».

Ai primi di agosto è stato il fondatore di Italia Futura Luca Cordero di Montezemolo a lanciare un accorato appello al Popolo della libertà. Un invito alla collaborazione. «Se il governo cadrà a causa del Pdl, Berlusconi chiuderà la sua carriera politica nel peggiore dei modi». Quasi scontato il riconoscimento al leader in difficoltà. «Che Berlusconi abbia subito l’accanimento di alcune procure ci pare un fatto evidente, così come è evidente che nessuno ha diritti di veto sulla riforma della giustizia (anche per questo Italia Futura sostiene i referendum radicali sulla Giustizia)». La soluzione a questa fase politica? «Berlusconi può uscire bene da questa vicenda se saprà mantenere i nervi saldi, continuare a sostenere il governo Letta lealmente (come ha peraltro fatto sino a ora con persino maggiore convinzione del Pd) e lavorare alla rifondazione di un’area liberale e moderna di centro destra, di cui l’Italia ha grande bisogno». Un nuovo soggetto, a cui anche Montezemolo guarda con evidente interesse. «A questo progetto, se impostato seriamente, e con grande attenzione alla qualità della classe dirigente, molti, fuori e dentro la politica, sarebbero interessati a dare un contributo». 

Il sindaco, il leader cattolico e l’imprenditore di successo. Ma se Berlusconi fosse davvero costretto a lasciare la leadership del centrodestra, chi potrebbe candidarsi a succedergli? Sembrano in calo le quotazioni del segretario pidiellino Angelino Alfano, come quelle del Professor Mario Monti. Mentre un posto riuscirebbe sicuramente a ritagliarselo la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Giovane ma dall’importante profilo istituzionale, non sfugge a nessuno che meno di un anno fa era stata proprio lei a chiedere con insistenza le primarie nel centrodestra (cancellate in seguito alla nuova discesa in campo del Cavaliere). Peraltro già da qualche tempo sono in molti a scommettere – sempre nel caso di un centrodestra deberlusconizzato – su un ticket Meloni-Tosi.

E poi c’è Marina Berlusconi. La candidata naturale. Figlia primogenita del Cavaliere, donna, imprenditrice di successo. La più evocata nei retroscena giornalistici delle ultime settimane. La sola in grado di rappresentare quella continuità con il passato (permettendo anche di ripresentare alle elezioni il logo del partito con la scritta “Berlusconi presidente”). Ma anche l’unica candidata davvero fuori dai giochi. Come ha ripetuto più volte, Marina non scenderà in politica. Con buona pace di chi continua a sperare in un suo coinvolgimento.

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