L’Europa avvantaggia solo le imprese tedesche

Eppure la Germania critica la Bce

Secondo le ultime rilevazioni dell’ “Ifo Institut” di Monaco, importante centro di ricerca economica di Monaco, a giugno 2013 l’accesso al credito per le aziende tedesche ha raggiunto un livello “storico” di facilità. Appena il 19,4% delle imprese intervistate – su un panel di 4.000 – ha dichiarato di non avere difficoltà a finanziarsi. Alla base del risultato sarebbe la decisione della Banca Centrale Europea di abbassare il tasso di riferimento lo scorso 8 maggio.

L’aspetto interessante di tutta questa storia è che nel resto d’Europa le cose vanno diversamente. È noto da tempo che la Banca Centrale Europea sta incontrando difficoltà sempre maggiori nel far funzionare il “Monetary Policy Transmission Mechanism”. Se i tassi vengono abbassati, riducono il costo del credito, e per questo dovrebbero facilitare l’erogazione di finanziamenti alle imprese (fino al punto in cui il credito diventa eccessivo e provoca inflazione). In alcune parti d’Europa non funziona più. In Germania – così riconosce l’Ifo – la gente gode dei costi bassi del credito: le condizioni industriali ed economiche riducono il rischio per le banche che prestano, e i soldi possono essere investiti in attività profittevoli di sviluppo ed esportazione.

In Italia non è così. Nonostante l’abbassamento dei tassi, l’accesso al credito per le imprese rimane difficile. Soffrono in particolare le Pmi: devono pagare un tasso d’interesse più alto rispetto alle grandi imprese: secondo Confartigianato a fine maggio, per i prestiti fino a 250.000 euro si pagava un tasso del 4,85%, che scendeva al 4,36% per i prestiti fino a un milione. In generale, in Italia si pagano 90 punti base in più per il credito rispetto all’eurozona. I tassi della Bce scendono, ma il fattore rischio spinge le banche a chiedere più interessi.

Fonte: Prometeia

Questa vicenda dei tassi è uno degli altri vantaggi che l’euro sta portando alla Germania. C’è la vecchia storia del vantaggio per le esportazioni: paesi in “deficit commerciale” (cioè che importano più di quanto non esportino) spingono l’euro al ribasso, e rendono le esportazioni tedesche più convenienti – il record tedesco nelle vendite internazionali non è frutto solo di riforme e belle auto. I tedeschi stanno beneficiando di una quantità mostruosa di investimenti dall’estero, accogliendo con malcelato piacere i capitali in fuga da Italia, Spagna e Grecia.

Sempre con malcelato piacere, stanno importando forza lavoro fresca e spesso qualificata dagli stessi paesi – visto che la Germania è un paese in invecchiamento, con forte bisogno di facce giovani. Per il resto, è tanto meglio per loro se l’educazione è stata pagata da popoli altrui. Il numero finale è il risparmio di 80 miliardi di euro di cui ha beneficiato la Germania sui titoli pubblici dal 2009: è stato calcolato da un istituto economico di Kiel e si basa sulla considerazione che i capitali europei sono stati investiti in debito tedesco, riducendo i tassi che la Germania deve pagare. Con l’abbassamento dei tassi in giugno, si potrebbe arrivare a 100 miliardi di risparmi.

Eppure, in Germania c’è chi si lamenta. La Banca Centrale Europea da alcuni mesi ha annunciato una politica di acquisto dei titoli di debito di paesi in difficoltà – “Outright Monetary Transactions”  (Omt) – peraltro “annunciata”, non ancora “attivata”, nonostante quanto scritto da molti. Gli acquisti non verrebbero effettuati direttamente alle aste, ma sul mercato. L’idea è pensata contro eventuali tentativi di speculazione: chi prova a far fallire la Grecia speculando sul debito avrà a che fare con la Bce, che semplicemente stamperebbe denaro per acquistare i titoli. Gli acquisti renderebbero anche i tassi più sostenibili per gli stati. La Corte Costituzionale tedesca deciderà verso l’inizio di ottobre se il piano è accettabile per la Germania, visto che secondo alcuni l’Omt andrebbe oltre al mandato della Bce.

Fonte: Prometeia

Alcuni tedeschi ritengono che la Bce si stia esponendo a rischi inaccettabili accogliendo nel proprio portafoglio titoli di stati a rischio collasso. Ciò avrebbe conseguenze anche sull’indipendenza della Banca Centrale – e non possiamo dar torto ai tedeschi. Fatico però a comprendere il concetto tedesco dell’euro – o forse, lo comprendo e ne sono molto spaventato. Si vogliono apprezzare tutti i vantaggi della moneta unica, senza assumersene le responsabilità. Lo sostengono i numeri: il disequilibrio è eccessivo per essere spiegato solo dai meriti tedeschi e dalle colpe meridionali. L’euro rende i meriti eccessivamente alti e le colpe eccessivamente gravi.

È assurdo sostenere che sia possibile “ristrutturare” l’unione monetaria se l’elite tedesca non riconoscerà la situazione. O forse, l’elite tedesca la situazione la riconosce benissimo, così come ne riconoscono i vantaggi per la madrepatria. Hanno buon gioco a convincere la Germania, tra lettori di “Bild” e “Spiegel”, che sia tutta colpa degli italiani. Ci si lamentava perfino di quella storiella dei derivati degli anni Novanta – si scriveva su una becera rivista con pretese intellettualoidi: “È ancora qui l’Italia, il nostro problema”. Finché dura, va bene – per la Germania.  

Leggi anche l’analisi di Prometeia: Quanto costa alle imprese italiane finanziarsi a breve?

Twitter: @RadioBerlino

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