Siamo sicuri che a Berlusconi convenga rompere?

Dieci motivi per restare al governo

Il governo Letta ha le ore contate. Il Popolo della libertà potrebbe staccare la spina all’esecutivo già mercoledì, quando il Consiglio dei ministri dovrà sciogliere l’intricato nodo sull’Imu. Ormai sono in molti a considerare segnata l’esperienza delle larghe intese. Eppure Berlusconi non sembra ancora convinto della crisi. Chi ci ha parlato, racconta che il Cavaliere sia indeciso. È questa la mossa giusta? Per il leader del centrodestra l’uscita dalla maggioranza potrebbe comportare più di un problema. Razionalmente, lo strappo non conviene. Per almeno dieci motivi.

1) Anzitutto non è affatto scontato che il presidente Napolitano sciolga le Camere e convochi elezioni anticipate. Come temuto da molti dirigenti del Pdl, in prima battuta il Quirinale opterebbe per un nuovo governo Letta. E non è detto che il premier non possa trovare una nuova maggioranza in Parlamento, magari con l’aiuto di qualche trasfuga grillino o di altre formazioni minori.

2) Stesso scenario, beffa peggiore. E se a sostenere un Letta bis fosse addirittura qualche esponente del Popolo della libertà? I diretti interessati negano qualsiasi ipotesi. Eppure nei gruppi pidiellini – di fronte a un’accelerazione del Cavaliere – qualcuno potrebbe decidere di non seguire le linea del partito. Una scelta in dissenso per scongiurare il ritorno alle urne. Per Berlusconi, uno smacco.

3) Sciolte la Camere, il Cavaliere fermerà l’iter della sua decadenza. La giunta del Senato non potrà più riunirsi, né l’Aula di Palazzo Madama voterà la sua ineleggibilità. Ma non è detto che sia un bene. Le conseguenze rischiano di essere anche peggiori. Sempre per gli effetti della legge Severino, sembra confermato che il leader del Pdl non potrà candidarsi alle prossime elezioni. In pratica si finirebbe per accelerare il suo allontanamento dal Palazzo.

4) Ecco la conseguenza più grave. La nuova Forza Italia si presenterebbe alle elezioni in autunno senza il suo leader. Silvio Berlusconi rimarrebbe in campo come padre nobile, certo. Ma il centrodestra dovrebbe selezionare un nuovo candidato premier. Secondo qualche sondaggista, la sola assenza del Cavaliere dalle schede elettorali equivale a una perdita di consenso di circa il 7-8 per cento.

5) Senza contare che in una simile campagna elettorale il partito di Berlusconi dovrebbe difendersi dalle accuse di aver staccato la spina al governo per questioni personali. Colpevole di aver obbligato il Paese a un nuovo stallo istituzionale per le vicende giudiziarie del Cavaliere. E responsabile anche della mancata riforma della legge elettorale (gli italiani sarebbero costretti a votare con il Porcellum e le odiate liste bloccate).

6) Problemi anche per le aziende di Berlusconi. Non è difficile immaginare che una crisi di governo avrebbe serie ripercussioni anche sui mercati finanziari. Già in queste ore lo spread sta risalendo, la borsa di Milano langue. Le imprese del Cavaliere sarebbero tra i primi soggetti a quantificare economicamente le difficoltà della politica italiana e la caduta dell’esecutivo.

7) E poi c’è l’incognita Quirinale. A fronte di un’assenza di responsabilità dei partiti, il presidente Napolitano ha già assicurato di essere pronto al passo indietro. Se il capo dello Stato si dimette, sarà il Parlamento a eleggere il suo successore. Per Silvio Berlusconi il rischio che stavolta centrosinistra e M5S eleggano un presidente a lui ostile è concreto.

8) Il tema Imu. Se il governo cade, la tassa sulla casa resta. La grande promessa elettorale di Silvio Berlusconi non sarà mantenuta. Gli esponenti del centrodestra sono pronti ad accusare il Partito democratico, colpevole di non aver mantenuto i patti. Al netto di tutti i tatticismi, come prenderebbero la notizia gli elettori del Pdl?

9) In caso di voto anticipato, chi sarà l’avversario? Ecco un altro problema per il Cavaliere. Se il centrosinistra riuscisse a celebrare le primarie nonostante il poco tempo a disposizione, è possibile che a guidare la coalizione scenda in campo Matteo Renzi (e non ad esempio Letta). Con la presenza del rottamatore – così sono convinti in molti – il centrodestra andrebbe incontro a una sconfitta elettorale certa.

10) Una sconfitta resa ancora più evidente da un’altra difficoltà legata al voto anticipato. Se si tornasse alle urne in autunno, la Lega Nord potrebbe decidere di correre da sola. Rompendo un’alleanza radicata nel tempo. E togliendo al centrodestra un numero rilevante di voti.