Altro che web, l’offensiva mediatica del M5s sarà in tv

Lo sbarco nei talk show

Se saranno elezioni anticipate o semplice opposizione al governo poco importa. L’autunno caldo è alle porte e i Cinque Stelle non vogliono rimanere nell’angolo del dibattito mediatico. Al fianco delle iniziative pubbliche e delle “agorà” coi cittadini davanti a Montecitorio, parte una nuova offensiva tv che si aggiunge al portale web dei gruppi parlamentari M5s varato come appendice del blog di Grillo. La cura mediatica prevede un’iniezione di ospitate in talk show, telegiornali e programmi di approfondimento: non solo collegamenti, ma anche interventi in studio sulle poltrone dei talk fino ad oggi vietati dal codice di comportamento M5s. La zona cuscinetto per non violare i patti stabiliti da Grillo prevede interviste singole tra conduttore e portavoce, come accaduto mercoledì sera con Vito Crimi a La Gabbia (La7) e Nicola Morra a Virus (Rai2).

Sdoganamento, ma con prudenza, tanto che il capogruppo dei senatori stellati avverte: «Valuteremo la qualità dei conduttori e delle trasmissioni». Intanto le pagelle le ha già stilate Rocco Casalino, ex Grande Fratello e oggi pretoriano dell’ufficio stampa grillino, che sulla svolta tv tiene a precisare: «Il Movimento parteciperà sempre più ai programmi televisivi politici non perchè è cambiato il giudizio nei confronti dei giornalisti che continuano a essere in modo vergognoso lo strumento del potere, ma semplicemente per comunicare il lavoro fatto in aula. Quindi cari giornalisti-conduttori, sappiate che il disprezzo per la maggior parte di voi resta sempre elevato».

Aumenteranno pure i faccia a faccia con esponenti di altri partiti. Negli ultimi giorni è stato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, faccia sorridente ed eloquio incalzante, a confrontarsi con Debora Serracchiani nello studio di Otto e Mezzo. Quello moderato da Lilli Gruber è stato un botta e risposta acceso con sovrapposizioni e frecciatine, che ha fatto riassaggiare agli spettatori la presenza di un contraddittorio a Cinque Stelle. «Noto con piacere che si stanno evolvendo», commenta Marino Mastrangeli, senatore ex M5s cacciato per via delle sue comparsate alla corte di Barbara D’Urso. «Se il Movimento vuole governare senza fare alleanze, puntando dritto al 51%, allora sì che gli tocca andare in tv».

L’offensiva mediatica segue a ruota, quasi sconfessandole, le parole di Gianroberto Casaleggio a Cernobbio: «Giornali e tv sono lo strumento del potere, ma per fortuna declinano davanti al web». Proprio nella sede milanese dell’azienda che fa capo al guru sono stati definiti i dettagli della nuova strategia televisiva, già accennata a giugno con i corsi di comunicazione per deputati e senatori che più probabilmente andranno in televisione. Alla prima lezione presero parte Fico, Di Battista, Castelli, Di Maio, Taverna, Nuti, Crimi: andata e ritorno in giornata col Frecciarossa per una full immersion in vista delle telecamere. Altri ancora, una decina, saliranno a breve negli uffici milanesi. «Niente di nuovo» riferiscono fonti vicine allo staff «prosegue il lavoro di sensibilizzazione per diffondere la nostra attività in Parlamento, vogliamo raggiungere le fasce di popolazione che finora ci hanno conosciuto poco».

Sul fronte del web, oltre al varo del citato portale che fungerà da diario di bordo dell’attività parlamentare, manca all’appello la piattaforma di democrazia diretta tra eletti ed elettori, annunciata a più riprese e ancora inattuata. Dalla Casaleggio Associati, casa madre del progetto, trapelano vaghe rassicurazioni e gli stessi parlamentari non hanno notizie in merito a quello che dovrebbe essere il metodo cardine per la rivoluzione web del Movimento. Da lì dovrebbero passare le proposte di legge e il dialogo con gli attivisti sulle iniziative da intraprendere a Palazzo. Per il momento in Rete e in streaming transitano i mal di pancia degli eletti, spesso incalzati dalla base. L’ultimo è quello del senatore Lorenzo Battista che affida a Facebook le sue perplessità: «Da quando faccio parte del Movimento ho sentito molte volte annunciare l’arrivo di un fantomatico portale. Se è vero che la democrazia diretta la si può raggiungere solo tramite questo strumento eccezionale che è internet allora che si dica chiaramente come stanno le cose».

Nel frattempo la strategia tv è stata costruita nei summit milanesi dove periodicamente si riuniscono staff, gruppi di comunicazione e alcuni tra i parlamentari più vicini alla stanza dei bottoni grillina. Nulla è lasciato al caso: consigli, dialettica, argomenti, ma soprattutto i portavoce. A bucare lo schermo sono gli ambasciatori della linea dura e pura, con buona pace dei “dissidenti” come il deputato Tancredi Turco che pochi mesi fa lamentava di aver dovuto declinare un invito di Quinta Colonna su suggerimento del gruppo comunicazione. Oltre ai già citati Di Maio, Crimi e Morra, a onor di telecamera si alternano il capogruppo alla Camera Riccardo Nuti e il suo successore Alessio Villarosa. Nel giro ci sono anche Alessandro Di Battista, il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico e il deputato Giorgio Sorial. Poche regole e niente capricci del singolo. «La mia presenza a La7» spiega Di Maio «era concordata, nessuna iniziativa personale ma sempre di concerto con il gruppo parlamentare e lo staff comunicazione».

Fino ad oggi i contenitori preferiti dai Cinque Stelle sono Otto e Mezzo di Lilli Gruber, In Mezz’Ora di Lucia Annunziata e il Tg La7 di Enrico Mentana. Ma all’orizzonte della stagione tv c’è pure Servizio Pubblico di Michele Santoro, che già a giugno il gruppo comunicazione M5s aveva preso in considerazione. «È una trasmissione importante, teniamo la porta aperta e valuteremo le loro proposte», riferiva lo staff a Linkiesta. Intanto, con un sms recapitato a il Fatto Quotidiano, Grillo annuncia che due volte al mese incontrerà i giornalisti nella forma della conferenza stampa. «Con lui ci sarà Casaleggio», aggiunge Claudio Messora, confermando di fatto una strategia volta all’attacco, che vede lo stesso guru schierato in prima linea. In attesa della piattaforma web, l’autunno caldo dei Cinque Stelle si gioca sul tubo catodico, perchè, sottolinea la deputata Giulia Sarti, «si riescono a dire tante cose usando parole semplici e facendosi capire dalla gente a casa. Quanti politici riescono a spiegare i lavori e le battaglie come noi?».

Twitter: @MarcoFattorini 

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