Solidarietà a il Post che non può linkare siti stranoti

Calcio e streaming sul web

La vicenda è la seguente: il Post aveva l’abitudine di segnalare, con tutte le cautele del caso, l’esistenza di siti dove è possibile vedere eventi sportivi (generalmente partite di calcio) in streaming. Nel corso del tempo, avendo ricevuto diverse comunicazioni da alcuni dei detentori dei diritti televisivi in questione (RTI, Lega Calcio), il Post ha nell’ordine

1. informato che alcuni streaming potevano essere illeciti;
2. eliminato i link ai siti;
3. pubblicato un articolo di ampie informazioni sulla questione e i margini di illecito;
4. censurati anche nel suddetto articolo (che come vedremo sarà ritenuto legittimo e corretto da una sentenza) i link;
5. eliminato gli stessi nomi dei siti (salvo che dall’articolo del 10 febbraio dedicato alle denunce contro quei siti).
6. ridotta a poche ore l’accessibilità delle informazioni sulle partite.

Scrive ancora il Post che, dopo un’udienza davanti alla IX Sezione Civile, “Specializzata in materia d’impresa” del Tribunale di Roma, il giudice ha depositato un’ordinanza che inibisce il Post da fare qualsiasi riferimento all’esistenza dei siti in questione, fissa una penale e stabilisce altre sanzioni (come ad esempio 10mila euro a violazione). Il Post aveva anche scritto un articolo, il 10 febbraio, informando dell’esistenza di siti che raccolgono link a stream di partite di calcio e cosa dicono le leggi in materia ma, si legge su il Post, dall’ordinanza si evince:

In sintesi, dice il giudice: l’articolo del 10 febbraio è lecito, corretto, informativo e costituisce diritto di cronaca, perché informa sul fenomeno dei siti che trasmettono le partite illecitamente. Ma poiché la sua lettura avrebbe l’effetto (anzi: “non può ragionevolmente escludersi” che lo abbia, “sia pure in via mediata”) di informare i lettori sulla raggiungibilità di siti che trasmettono le partite illecitamente, si deve quindi evitare il più possibile che venga letto. Può esistere ma non deve essere esibito.

Insomma, pare di capire che, secondo questa ordinanza, esiste una determinata realtà (lo streaming di partite di calcio) di cui si potrebbe anche parlare, ma dato se gli articoli che ne parlano contengono dei link o hanno l’effetto in «via mediata» di interessare o spingere al “consumo” di questa realtà, sono passibili di sanzione. L’ordinanza, a nostro avviso, è semplicemente sbagliata e riteniamo che a il Post debba andare la nostra solidarietà: parlare di un fenomeno su internet (anche linkando i siti che possono diffondere contenuti non rispettosi del diritto d’autore) non equivale ad condividerne le violazioni. Crediamo sia onere degli “utenti finali” (si potrebbe dire, per utilizzare un’espressione ormai in suo) rispondere del consumo di immagini eventualmente diffuse in maniera illecita e non dei giornali che informano su una realtà, che esiste a prescindere.