Telecom, l’assordante silenzio del governo sulla rete

L’ex monopolista parla spagnolo

Secondo l’Istat in Italia un’impresa su tre non naviga oltre i 30 megabit al secondo. Un dato che da solo dovrebbe far arrossire di vergogna i governi che si sono succeduti dal ’97 ad oggi, quando Telecom è stata privatizzata. Oggi che gli spagnoli sono i nuovi azionisti di maggioranza dell’ex monopolista, l’esecutivo continua a tacere. Al ministero dello Sviluppo Economico la sensazione è di sconcerto. A parte i dinieghi di rito – «mi sembra dura sostenere che diventerà spagnola» ha detto oggi il ministro Zanonato – il pallino è in mano al dicastero di via Veneto. O meglio, a Palazzo Chigi. Un asset strategico come la rete in rame, caso unico al mondo, è in procinto di passare di mano. Ciò significa sicurezza nazionale e soprattutto investimenti che, almeno a guardare i bilanci, Telefonica difficilmente potrà sostenere.

La posizione della Cassa depositi e prestiti, tirata per la giacchetta nei mesi scorsi come ancora di salvezza per dimezzare il debito di Telecom, non è pregiudizialmente contraria a un ingresso o collaborazione operativa nello sviluppo della rete fissa. Se non altro per rispettare, una volta tanto, gli obiettivi dell’agenda digitale europea, che prevedono entro il 2020 una velocità minima di 30 megabit e almeno la metà della popolazione conessa a 100 megabit. L’ente guidato da Franco Bassanini, tuttavia, non può agire da solo, ma su mandato del ministero dello Sviluppo Economico e dell’Agcom, il regolatore del settore. Lo ha ribadito ieri lo stesso Bassanini: via Goito non ha mandato per intervenire direttamente in questi casi. Tutto è nelle mani del governo, che deve imporre a Telefonica il rispetto degli impegni presi nei confronti di Bruxelles.

Qualora il piano industriale non sia soddisfacente, e solo allora, la Cdp potrà entrare come socio di minoranza all’interno della società della rete, separata a livello funzionale e con una governance a maggioranza di indipendenti. Enrico Letta, se ci sei, batti un colpo. Non è pensabile che il futuro industriale del Paese dipenda dall’umore di Madrid.