Giachetti, No Porcellum day a base di porchetta

Per cambiare le regole del voto

Il Porcellum viene sacrificato all’ora di pranzo. Sono le 13.30 quando il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti taglia la testa alla discussa legge elettorale, simbolicamente rappresentata da un’enorme porchetta di Ariccia. Per il deputato del Partito democratico deve essere una delle prove più dure da quando ha iniziato la sua lotta per la riforma. In sciopero della fame da ormai 25 giorni, più tardi è persino costretto ad assistere alla distribuzione di abbondanti porzioni ai presenti. 

L’appuntamento principale della giornata anti Porcellum si celebra al terzo piano della sede romana di Eataly. Un po’ comizio, un po’ sagra di paese. In realtà sono decine le iniziative parallele in corso in tutta Italia. Nel frattempo a pochi passi da quel che resta della porchetta si alternano gli interventi. Può parlare chi vuole, pochi minuti ciascuno. La fine del tempo a disposizione è scandita dal grugnito di un maiale. Sono molti anche i politici presenti, quasi tutti arrivati da Montecitorio dove è in corso una lunga giornata di votazioni. Ci sono i Pd Arturo Parisi e Gentiloni. Il centrista Pierpaolo Vargiu, il senatore berlusconiano Paolo Naccarato. Verso la fine arriva una delegazione di Fratelli d’Italia composta da Giorgia Meloni e Guido Crosetto. Ma a sorpresa c’è anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Tutti presenti per dire no al Porcellum. «Perché la nostra forza – spiega Alemanno – è la trasversalità dell’iniziativa».

Nessun passo indietro. La battaglia per cambiare il sistema di voto prosegue tra «la goliardia e il simbolismo» annuncia Giachetti. Una lotta senza quartiere alle liste bloccate del Porcellum che proseguirà fino al raggiungimento dell’obiettivo. E così continua anche lo sciopero della fame. A chi vuole aderire – tra loro anche il patron di Eataly Oscar Farinetti – sono concessi tre cappuccini al giorno. A chi gli chiede di desistere, il vicepresidente della Camera risponde deciso. «Non ci penso nemmeno». «Andrà avanti fino a quando ci lascerà le penne o cambierà la legge elettorale», conferma con enfasi il presentatore dell’incontro nella vicina sala conferenze. «Anche se ovviamente noi siamo per la seconda ipotesi» specifica subito dopo tranquillizzando i presenti. 

Neanche a dirlo, l’intervento più atteso è quello di Giachetti. Il Paese ha bisogno di una nuova legge elettorale, spiega. Qualsiasi nuova legge elettorale, purché risponda a due requisiti. «I cittadini hanno il diritto di tornare a scegliere i propri parlamentari e il Paese ha il diritto di avere un governo che dopo le elezioni sia in grado di durare cinque anni». Non manca qualche frecciata a Enrico Letta. Il no porcellum day è stato organizzato oggi, 31 ottobre, proprio perché il premier aveva assicurato che entro la fine del mese almeno una delle due Camere avrebbe approvato la riforma del sistema elettorale. Impegno disatteso, che gli organizzatori ricordano trasmettendo sul maxischermo di Eataly la promessa di Letta dal meeting di Rimini. «Intanto stiamo entrando a novembre – spiega Giachetti – e al Senato l’iter della legge elettorale si è fermato». 

In perfetto stile renziano, l’intervento del vicepresidente della Camera viene scandito da continue clip video. Dopo Letta c’è spazio per il senatore Roberto Calderoli, nell’ormai storica intervista in cui per primo attribuì alla sua legge l’appellativo di “porcata”. Spazio al ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello e al capogruppo pidiellino Renato Brunetta. Si torna a parlare della mozione presentata lo scorso 29 maggio da Giachetti assieme ad altri 100 parlamentari. Un documento per chiedere – in attesa della sospirata riforma – almeno il ritorno al Mattarellum. Una clausola di salvaguardia per evitare nuove elezioni con la legge Calderoli, bocciata in Aula dai partiti della maggioranza. «Le forze politiche sostenevano che quello non era il momento giusto» ricorda ora infastidito Giachetti. 

Sul maxischermo segue un intervento di quei giorni della capogruppo democrat al Senato Anna Finocchiaro: «Credo che la mozione Giachetti sia stata presentata in maniera in-tem-pe-sti-va» scandisce. Parole che fanno riflettere, a cinque mesi di distanza. Dal palco si susseguono gli ultimi interventi. La manifestazione finisce nel giro di poche ore. A giudicare dai piatti vuoti lasciati in sala, l’iniziativa è stata un indubbio successo. Del Porcellum, almeno al terzo piano di Eataly, oggi non è rimasto più nulla.