Renzi e il pesce grosso Napolitano

Re Giorgio e il giovane Matteo

Torna a parlare Matteo Renzi nella sua prima uscita pubblica verso le primarie del Pd e, puntuali, riscoppiano le polemiche. No all’amnistia e all’indulto, dice il sindaco di Firenze da Bari. «Affrontare oggi un tema come questo sarebbe un clamoroso autogol». A stretto giro, giusto per capire la posta in palio nelle parole dell’ex rottamatore, arriva la replica del premier Letta: «Non sono d’accordo, nel messaggio del Colle non ci sono ambiguità».

L’uscita dell’ex rottamatore colpisce perché non entra a gamba tesa sull’azione di governo, non questiona scelte recenti dell’esecutivo, ma tira in ballo direttamente Giorgio Napolitano e il suo inusuale discorso alle Camere sulla piaga delle carceri italiane. Parole che spiazzano sia Letta che i ministri democratici, tanto è vero che Dario Franceschini telefona subito a Renzi per capirne di più. Qual è la ratio di una tirata anti Napolitano, è la domanda che circola? Alcuni legano la sparata a vecchie ruggini con il Quirinale, altri all’insopprimibile tentazione di voler indebolire la figura di Letta a palazzo Chigi, fortemente voluta e protetta dal Colle. 

Potrebbe esserci anche un mix di queste considerazioni nella scelta renziana di attaccare Re Giorgio. Secondo noi, però, la vera ragione sta altrove. Il Pd che Renzi ha in testa (e che punta a svuotare il bacino elettorale grillino) vuole riguadagnare autonomia e identità politica rispetto al traino salvifico del Colle. In questi ultimi 2-3 anni il vero capo, in generale del Paese ma sicuramente del Pd, è stato senza dubbio Giorgio Napolitano, con tutte le conseguenze del caso, accettate a scatola chiusa: il totem delle larghe intese, il divieto/incapacità di avere con lui una qualche forma di dialettica e il governo tra gemelli diversi e riottosi, costi quel che costi.

È questo approccio che vuol cambiare Renzi con le parole di ieri pomeriggio. Naturalmente la sua sfida è impervia, se riuscirà a conquistare il Pd dovrà a sua volta dimostrare di essere all’altezza del compito e, a quel punto, non basteranno le parole. Ma una cosa che dice colpisce già nel segno e nessuna alchimia potrà mai occultarla: un governo dura se fa le cose, tanto più in tempi eccezionali come questi dove servono coraggio e riforme subito. Se galleggia e basta, non ha alcun senso tenerlo in vita, è il messaggio in bottiglia mandato ieri da Renzi. Nessun dogma, nessun tabù imposto dall’alto potrà giustificare l’inazione. Anche se il Lord protettore, si chiama Giorgio Napolitano…

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