Zeidan, premier libico rapito e liberato in poche ore

Sequestro lampo

Il primo ministro libico, Ali Zeidan, è stato liberato. Era stato rapito all’alba da uomini armati nella sua casa di Tripoli. Lo riportava una nota del governo libico pubblicata sul sito web di Al Arabiya: «Il capo del governo di transizione, Ali Zeidan, è stato portato in una destinazione sconosciuta per ragioni sconosciute da un gruppo» di uomini, probabilmente ex ribelli, come gesto di ritorsione per il ruolo avuto dal governo nella cattura di un importante esponente di Al Qaeda.

L’attacco avviene infatti dopo il raid americano di sabato 5 ottobre dalla Somalia alla Libia per la cattura di Nazih Abdul-Hamed al-Ruqai, militante di Al Qaeda incriminato nel 2000 per il suo ruolo nelle esplosioni delle ambasciate americane in Kenya e Tanzania del 1998. Nelle stesse ore cadeva in mani americane a Tripoli Anas al Libi, membro di Al Qaeda ricercato da tempo da Washington sulla cui testa pendava una taglia di 5 milioni di dollari. I funzionari americani avevano dichiarato che il governo libico tacitamente aveva approvato il raid, insieme a un’altra operazione per catturare il leader sospettato di essere responsabile dell’attentato dell’11 settembre 2012 contro la missione diplomatica americana a Bengasi. 

Autore del sequestro di Ali Zeidan sarebbe la «Camera dei rivoluzionari di Libia», gruppo che lo stesso governo aveva ingaggiato per garantire la sicurezza a Tripoli. Gli ex ribelli hanno precisato che il gesto è un «arresto» e spiegato che «giunge dopo una dichiarazione di John Kerry sulla cattura di Abu Anas Al Libi», quella in cui il segretario di Stato americano ha detto che «il governo libico era al corrente dell’operazione».  

La cattura di al Libi aveva fatto da subito inasprire i rapporti tra Usa e Libia. Ali Zeidan aveva ribadito che «i cittadini libici hanno il diritto di essere processati in patria», precisando che «la Libia non abbandonerà i suoi figli». E il governo di Tripoli aveva chiesto agli Usa «chiarimenti» sulla cattura di al Libi. 

CHI È ALI ZEIDAN

Zeidan è alla guida del governo dal novembre del 2012, dopo aver lavorato a Ginevra come avvocato esperto in diritti umani. A Ginevra Zeidan era anche il leader di un gruppo di opposizione in esilio, il Fronte nazionale della Salvezza in Libia. Rientrato in Libia dopo lo scoppio della rivolta nel 2011, è stato eletto al Congresso come indipendente senza riuscire a raggiungere la presidenza. In autunno, poi, è stato eletto come primo ministro con l’appoggio del Parlamento, in particolare con due blocchi di voti, quelli della coalizione formatasi attorno a Mahmoud Jibril e quelli del ramo libico dei Fratelli musulmani. Così era riuscito a battere al ballottaggio Mohammed Al-Harari. 

La stabilità del governo di Zeidan era comunque in bilico dopo il raid americano dello scorso weekend. Il suo esecutivo aveva scarso controllo su ampie parti del Paese, soprattuto nella parte Est attorno a Bengasi. 

CHI È AL LIBI
Secondo gli americani, al Libi è tra i responsabili degli attacchi del 1998 contro le ambasciate Usa di Nairobi e Dar es Saalam. Ricercato dalla Cia da oltre 15 anni, era stato incaricato dai vertici di al Qaeda in Pakistan di formare una nuova cellula terroristica nel Nord Africa. Partecipò alla “guerra santa” contro i russi in Afghanistan. Al Libi è noto per le sue abilità informatiche, abilità che negli anni Novanta gli permisero di scalare i vertici di al Qaeda. A lui si affidò Osama Bin Laden per organizzare gli attentati contro le ambasciate americane in Tanzania e Kenya. 

A fine anni Novanta rischiò l’arresto in Gran Bretagna da parte di Scotland Yard. Al Libi riuscì a fuggire prima che gli investigatori riuscissero a raccogliere prove decisive sul suo coinvolgimento negli attacchi alle ambasciate Usa. Durante una perquisizione nel suo appartamento di Manchester, la polizia trovò un manuale di 180 pagine scritto proprio da lui, uno dei primi documenti scoperti in Occidente che riguarda l’addestramento dei miliziani di al Qaeda.

Da quel momento in poi al Libi aveva fatto perdere le sue tracce. Per poi riapparire nel 2011 a fianco dei rivoluzionari che volevano rovesciare il regime di Gheddafi. Secondo un’inchiesta del Congresso Usa, in Libia al Libi era alla guida di al Qaeda con l’obiettivo di creare una nuova cellula nel Paese. 

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