«Cancellieri? Quelle segnalazioni le facevano tutti»

Il caso Ligresti

«Nessuna interferenza, ci mancherebbe. Si è trattato di una semplice segnalazione, come ce ne arrivano spesso dagli uffici del ministro». Luigi Pagano è il vice capo vicario del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. È a lui che questa estate Anna Maria Cancellieri ha telefonato, per “sensibilizzarlo” sulla situazione di Giulia Ligresti.  «Stiamo parlando di una persona che aveva gravi problemi di salute» racconta Pagano al telefono. «E per la quale il Dap si era già attivato». Il ministro Cancellieri spiegherà domani in Parlamento la sua versione dei fatti. Chiarirà prima a Palazzo Madama e poi a Montecitorio i dettagli del suo intervento. Proprio alla Camera il M5S ha presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti. Ma soprattutto, e qui probabilmente si deciderà il suo futuro al governo, il Guardasigilli racconterà in quante e quali occasioni si era già attivata per denunciare le condizioni a rischio di singoli detenuti. 

I partiti si dividono. Eppure la discussione sembra riguardare i soli aspetti etici della vicenda. Se l’interessamento nei confronti della detenzione di Giulia Ligresti è stato inopportuno – di questo si discuterà alle Camere – sembra ormai chiaro che non c’è stata alcuna forzatura delle procedure. Il ministro non ha messo in atto alcuna prevaricazione per tutelare un conoscente, nessun comportamento tale da prefigurare un illecito. «Perché noi non abbiamo fatto nulla di più del nostro lavoro – continua Pagano – L’intervento del ministro non ha aggiunto niente al nostro compito. Noi siamo già attenti alla condizione dei detenuti». Una vicenda fin troppo ordinaria, spiegano oggi in tanti. Quando il ministro chiama il vice capo vicario del dipartimento non fa nulla di eccezionale. «Vede, il ministero della Giustizia è diviso in quattro dipartimenti, compresa l’amministrazione penitenziaria. Facciamo tutti politicamente capo al ministro» continua Pagano. «Segnalazioni di questo tipo ci arrivano continuamente dagli uffici della Cancellieri. È normale dialettica».

Dal punto di vista delle regole, il comportamento di Anna Maria Cancellieri sembra inattaccabile. Del resto sono proprio questi gli interventi che spettano al Guardasigilli, l’unico titolare di un dicastero ad avere rilievo costituzionale. È la nostra Costituzione che all’articolo 110 assegna al ministro «l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia». I precedenti sembrano confermare la tesi. Le segnalazioni al Dap di particolari situazioni carcerarie non sono una novità introdotta dalla Cancellieri. «Io queste segnalazioni le facevo spesso» racconta Clemente Mastella, ministro della Giustizia dal 2006 al 2008 durante l’ultimo governo Prodi. «Le dirò di più. Davanti ad abusi e  anomalie il ministro non ha il diritto, ma il dovere di segnalare queste difficoltà». Anche telefonando direttamente ai dirigenti del Dap? «Non capisco qual è il problema. Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dipende dal ministro. Anche con me c’erano contatti quotidiani, certo». 

Diversa è la lettura politica della vicenda Ligresti. «Ovviamente – ipotizza Mastella – non c’è alcun problema se i tuoi interventi riguardano tutti i detenuti in difficoltà. Diventa anomalo se le segnalazioni sono limitate al solo caso di un’amica di famiglia». Dell’argomento parlerà domani in Aula il ministro. Anzi, proprio su questo dato dovrebbe basarsi la difesa di Anna Maria Cancellieri. Anche perché dalle notizie emerse in questi i giorni sembra che i suoi interventi a tutela di detenuti in difficoltà siano diversi e tutti documentati. Dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria parlano di almeno 40 casi segnalati direttamente dagli uffici del Guardasigilli. Come trapela dal ministero di via Arenula, poi, circa sei vicende sarebbero state sollevate nel solo mese di agosto, assieme a quella di Giulia Ligresti. Pochi giorni fa, intervenendo al congresso dei Radicali, Anna Maria Cancellieri ha parlato di più di cento interventi in favore di «persone che ho incontrato nel corso delle mie visite in carcere o i cui familiari si sono rivolti a me, anche solo tramite una e-mail».

Per ognuno di loro il ministro ha alzato il telefono e ha contatto il Dap? Probabilmente no. «Ma non è questo il punto» spiega il presidente dell’Unione Camere Penali Valerio Spigarelli. «Quelle conversazioni sono state intercettate dalla procura di Torino. E se Giancarlo Caselli dice che non c’è nulla di penalmente rilevante ci dobbiamo credere. Sarebbe stato diverso se il ministro avesse telefonato chiedendo espressamente la scarcerazione di Giulia Ligresti, cosa che non è avvenuta. Si tratta di una semplice segnalazione. Peraltro leggo sui giornali che il Dap si era già autonomamente interessato al caso». Un’attività che rientra in pieno nei poteri del Guardasigilli. «È chiaro – continua Spigarelli – Anche questa è una competenza del ministro, il Dap risponde al dicastero della Giustizia». La segnalazione della Cancellieri? Nulla di più comune. «Anche gli avvocati fanno segnalazioni di questo tipo. Prendono carta e penna e scrivono al ministro, al Dap. Alcuni casi vengono sollevati dai direttori delle carceri, altri dai cappellani. Sono segnalazioni davvero all’ordine del giorno. Il vero scandalo non è questo. Il vero scandalo è come si vive nelle nostre galere».

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