La Cancellieri esalta i berlusconiani e imbarazza il Pd

Il caso Ligresti

Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri esalta i berlusconiani e imbarazza i parlamentari democrat. Come era prevedibile, alla fine la maggioranza si schiera compatta a favore del Guardasigilli. In Parlamento i capogruppo di Pd e Pdl confermano la loro fiducia all’esponente di governo, finita al centro delle polemiche per il suo intervento sulla carcerazione di Giulia Ligresti. Ma basta ascoltare gli interventi alla Camera e al Senato per avere conferma di quanto siano sempre più scricchiolanti le larghe intese. 

Da oggi i parlamentari di Berlusconi hanno un nuovo idolo. Una bandiera da sventolare. Non fa nemmeno in tempo a finire la sua informativa urgente e Anna Maria Cancellieri diventa il simbolo di tutte le battaglie pidielline. Le sue conversazioni con il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria diventano il pretesto per insistere sulla necessità di una riforma della Giustizia. Ma anche per rivalutare, a tre anni di distanza, l’affaire Ruby. La telefonata del Guardasigilli al Dap – spiegano dal Pdl – è del tutto uguale all’interessamento del Cavaliere presso la Questura di Milano per rilasciare la giovane marocchina. «Ma che Paese è questo – esordisce a Montecitorio Renato Brunetta – in cui si mette sotto accusa ora il ministro della Giustizia e prima un presidente del Consiglio che, obbedendo allo stesso sentimento di umanità alzano il telefono e cercano di salvare una vita o di scongiurare un sopruso?».

E così nel pomeriggio la Cancellieri diventa involontaria testimonial del leader di Arcore. «Signor Ministro – conferma Renato Schifani a Palazzo Madama – noi non chiederemo le sue dimissioni, anzi la inviteremo a continuare nel suo impegno». Il clima è tale che qualcuno si fa anche prendere la mano. «Finalmente possiamo dire che in Italia c’è un ministro con le palle» tuona il berlusconiano Mario Ferrara, presidente del gruppo Gal. Altro che polemiche. Il comportamento del Guardasigilli nella vicenda Fonsai non solo non può essere condannato, ma è stato esemplare. «Signora Ministro, non si faccia intimidire – la rincuora Brunetta – resti e faccia ancora dieci, cento, mille telefonate. Anzi 12.350, quante sono oggi le persone in carcere per custodia cautelare».

La conversazioni del ministro Cancellieri ascoltate dalla procura di Torino confermano la giusta lotta contro le intercettazioni. «Che paese è questo – continua il capogruppo berlusconiano – in cui si manipola il senso di telefonate innocenti, le si pubblica dopo intercettazioni illegittime e le si trasforma in oggetto di ludibrio politico?». Gli esponenti del Popolo della libertà si schierano compatti con il Guardasigilli. I soliti maligni spiegano che in cambio sperano di ottenere maggiore attenzione sull’ipotesi di grazia al Cavaliere. Intanto i capigruppo confermano al ministro «la nostra umana simpatia, il nostro rispetto, la nostra solidarietà e la nostra fiducia». Più che una posizione politica, un’infatuazione

Simili le conclusioni, eppure dall’altra parte della maggioranza i toni sono molto diversi. La fiducia al ministro non è in discussione. Anzi, come si affrettano a confermare il capogruppo al Senato Luigi Zanda e il collega di Montecitorio Roberto Speranza, il Partito democratico continua a sostenere il Guardasigilli. Ma l’impressione è che il voto sia piuttosto finalizzato a tutelare il governo Letta da altri scossoni.

Negli interventi dei democrat traspare un po’ di imbarazzo. Tutti d’accordo con l’informativa della Cancellieri, per carità. Gli attestati di stima personale al ministro non mancano. Ma non manca neanche qualche critica. «Se è vero che nessuna interferenza è stata esercitata dal Guardasigilli sul magistrato – spiega Speranza in Aula – è altrettanto vero che le sue parole, pronunciate in quella telefonata del 17 luglio, avevano lasciato molti dubbi e ci sono parse, sinceramente, inopportune». Concorda Zanda nel suo intervento a Palazzo Madama: «Convengo con il ministro Cancellieri sul suo rammarico per la telefonata del 17 luglio alla signora Gabriella Fragni, i cui contenuti sono stati con evidenza impropri». 

E non è tutto. Nei giorni scorsi la Cancellieri si era scagliata contro alcuni giornali, colpevoli di aver messo in atto nei suoi confronti una vera persecuzione. Il Pd la bacchetta anche su questo punto. «Ministro – continua Speranza alla Camera – è sbagliato parlare di metodo Boffo quando Parlamento e opinione pubblica chiedono trasparenza. Era suo dovere, come ha fatto, venire qui e argomentare le sue ragioni, non basta certo l’intervista a chi siede tra questi banchi». Salvo nuovi scossoni, la maggioranza che sostiene il governo Letta si schiera con il ministro. Eppure anche stavolta, miracoli delle larghe intese, Pd e Pdl riescono ad apparire divisi persino quando votano insieme.