Economia, cosa deve fare Renzi da segretario del Pd

Economia, cosa deve fare Renzi da segretario del Pd

Senza dubbio, la priorità per Matteo Renzi, neo segretario del Partito democratico, è senz’altro la legge elettorale: se Renzi vuol mantenere la promessa di una legge che mantenga in vita il sistema dell’alternanza bipolare avrà solo per questo da sudare sette camicie dopo il regalo sgradito della Corte Costituzionale che ci lascia in eredità uno scomodo sistema elettorale proporzionale. Ma di questo ne parlano già con dovizia degli esperti molto più esperti di me.

Quali sono invece le urgenze sul fronte economico? Innanzitutto, è importante non alzare troppo l’asticella delle aspettative, Matteo Renzi oggi gode di un credito quasi illimitato, ma solo un ingenuo può pensare che dei provvedimenti economici possano avere un effetto immediato su una crisi che dura da cinque anni.Eppure di Renzi ha fornito l’energia che mancava per mettere in cantiere misure ormai ben note a chi si occupa di politica economica, misure rimaste sulla carta per mancanza di “benzina” politica. Ora le idee possono finalmente avere anche gambe.

La prima urgenza è il fisco: l’Italia è l’unico paese d’Europa che carica sul reddito da lavoro e impresa ben il 68% di tutte le entrate fiscali, la media europea è il 41%. Non si tratta quindi di pressione fiscale tout court quanto piuttosto di distribuzione del carico fiscale. Le basi imponibili possibili sono tre: redditi da lavoro e impresa (Irpef, Ires e Irap), consumi (Iva) e patrimoni (Imu). Noi usiamo sostanzialmente solo l’imposizione sul reddito. Una situazione inaccettabile che va raddrizzata rapidamente, redistribuendo il carico sui consumi e sui patrimoni. In primis mettendo ordine nell’incredibile vicenda dell’Imu e dei suoi mutevoli nomi e poi concentrandosi nella lotta all’evasione dell’Iva (tre volte più evasa in Italia che in Europa) attraverso l’uso del nuovo strumento dell’anagrafe dei conti correnti. Certamente ci sarà da scomodare molta gente in questo processo, ma è una misura inevitabile se vogliamo risollevarci dal declino.

La seconda urgenza è reperire nuove risorse. Il capitale politico va speso con cautela nella direzione giusta. È fondamentale convincere l’opinione pubblica che la riforma delle pensioni è stata sacrosanta. Ancora oggi per effetto del vecchio sistema pensionistico abbiamo in Italia delle incredibili sperequazioni: il vecchio sistema prevedeva che l’entità della pensione si stabilisse rispetto agli ultimi cinque anni di salario, ci sono diverse persone che ricevono in pensione un valore cumulato di più di 3 milioni di euro di quanto hanno versato come contributi durante la loro vita lavorativa. Avete letto bene, più di 3 milioni di regalo dallo Stato. Un regalo ottenuto in piena legalità eppure una situazione di assoluta sperequazione quando ci sono molti altri pensionati con pensioni da fame. Ebbene, il capitale politico va usato non per spaventare la gente – non ci sarà nessun altra ulteriore riforma delle pensioni – ma per convincerla che un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte è un male necessario per correggere tali incredibili storture.

Infine terza e ultima urgenza: il lavoro. Per creare lavoro c’è solo un modo, ovvero ridurne il costo in termini di tasse (vedi prima urgenza) e semplificare le procedure. È mai possibile che per assumere un apprendista ci voglia di regola un consulente del lavoro che verifichi il rispetto di tutte le norme? Eppure la riforma Fornero aveva indicato nell’apprendistato il contratto di entrata nel mondo del lavoro dei giovani. Va ulteriormente semplificato riprendendo alcune buone idee del “contratto unico di inserimento”. L’apprendistato non deve avere vincoli di trasformazione in contratto indeterminato, la formazione deve essere fatta in azienda e il licenziamento con indennità economica deve essere possibile anche nei primi tre anni. Gli imprenditori in un clima di incertezza economica hanno bisogno almeno di certezza giuridica, non si può assumere un apprendista con il timore che il contratto verrà impugnato e il lavoratore assunto a tempo indeterminato per effetto di una sentenza.

In ultimo, una parola sul reddito minimo di inserimento (Rmi), la misura più discussa in un momento in cui niente altro sembra funzionare. Esiste in tutti i paesi tranne il nostro; tuttavia è chiaro che ogni paese ha il suo sistema di welfare, costruito in decenni di storia. Per funzionare adeguatamente l’Rmi ha bisogno di strutture pubbliche come i Centri per l’Impiego; tali strutture sono sottodimensionate e inefficienti e faranno estrema fatica a gestire anche un programma come lo Youth Guarantee che potenzialmente serve un numero di persone molto inferiore al Rmi. Inoltre, al di là dell’ammontare che si deciderà di spendere, l’Rmi prevede voci di spesa permanenti e irreversibili. È fattibile solo se contestualmente si tagliano altre spese di welfare come la Cassa Integrazione e soprattutto le pensioni sociali che non essendo means tested vanno spesso a famiglie benestanti. In mancanza della volontà e forza politica di imporre una tale redistribuzione di spesa, meglio mantenere l’Rmi allo stato sperimentale. 

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