Immigrazione, con il referendum Grillo perde la faccia

La votazione online

I numeri li sapete: nel sondaggio sull’abrogazione del reato di immigrazione clandestina, nella consultazione promossa dal blog di Beppe Grillo, tra gli iscritti al M5S hanno votato contro il reato in quasi 16 mila (15.839)  e solo 9.093 per il mantenimento. I votanti sono stati quasi 25 mila (24.932).

Così occorre fare almeno due riflessioni. La prima è questa:  ogni volta (o quasi, pensate alla rosa dei candidati per il Quirinale) che Grillo si appella ai suoi elettori ci sono delle sorprese. La seconda, invece è quest’altra: malgrado quello del reato di immigrazione clandestina fosse stato uno degli argomenti più caratterizzanti e controversi della campagna elettorale (e dell’avvio di legislatura), gli elettori del Movimento 5 stelle hanno scelto di sconfessare il loro leader.

Ieri Dagospia si chiedeva se Roberto Casaleggio avesse “perso il controllo” della sua base sul Web. A me viene piuttosto in mente che, malgrado le apparenze, non lo abbia mai avuto. Ancora una volta, infatti, si dimostra una costante troppo spesso stata messa in ombra: in ogni occasione in cui gli elettori del Movimento 5 stelle possono esprimersi liberamente (o quasi) dimostrano di essere “più a sinistra” del loro leader. Magari sono meno radicali, come dimostravano le scelte, tutt’altro che trasgressive, a favore di Romano Prodi e di Milena Gabanelli, o anche dello stesso Stefano Rodotà: ma sicuramente sono “più a sinistra”, ovvero più caratterizzati su quel gruppo di valori, di rispetto dei diritti, che in Italia è sempre stato considerato appannaggio di riferimento. Anche le cosiddette “parlamentarie”, con il senno del poi, non sono state un voto omogeneo alla linea di Grillo e Casaleggio, se è vero che – adesso lo sappiamo con certezza – hanno infarcito i gruppi parlamentari di deputati e senatori ostili alla linea ufficiale del Guru del movimento.

Questo referendum, esattamente come quello sul candidato del Quirinale, quindi, spiega un grande paradosso della politica italiana: mentre lo scenario degli equilibri propendono verso il centro, continua esistere la domanda di una forza radicale, non estremista, capace di una politica moderna sui diritti civili.  Per Grillo, dunque, la sconfitta e duplice: non solo perché sconfessa la sua linea, seguita caparbiamente fino ad oggi, non solo  non solo perché rafforza i parlamentari dissidenti (erano quelli che si sono opposti al diktat anti-immigrati in Aula), ma anche perché lo pone di fronte a una contraddizione su quanto ha provato a fare in questi mesi, inasprendo il conflitto con il Pd ma anche con Sel, e provando a corteggiare i delusi della Lega e del Pdl. Questa linea oggi mostra la corda anche per un altro motivo: il Movimento 5 stelle non ha più davanti un Pdl completamente insediato il governo, ma un nuovo partito corsaro, come Forza Italia, capace di incarnare l’opposizione al governo Letta, e di sottrarre consensi “a destra”. Fino ad oggi su quel versante Grillo aveva praterie: adesso gli spazi politici si affollano, e si restringono. Tre mesi fa, nel Movimento 5 stelle, scoppiò la grana clandestini. Meriterebbero una medaglia, dunque, i due senatori grillini Andrea Cioffi e Maurizio Buccarella, che per primi hanno dato battaglia difendendo le loro proposte contro il reato di immigrazione.

Le newsletter
de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter