Un messaggio alla guida ti seppellirà

Un messaggio alla guida ti seppellirà

“Un sms non vale una vita”. Non è un messaggio esistenzialista da biscotto cinese ma è uno di quegli avvertimenti luminosi in autostrada che probabilmente non avrete letto perché stavate messaggiandovi con qualcuno rischiando la vita. Molto male. Forse l’unico a non avere di questi problemi è Werner Herzog, a cui l’AT&T lo scorso anno ha commissionato un documentario, From one second to the next, sulle famiglie delle vittime. Herzog disse: “E’ una cultura interamente nuova. Io non scrivo sms mentre guido – a dirla tutta, non scrivo proprio sms – ma mi rendo conto che c’è una nuova forza che con veemenza si sta abbattendo sulla civiltà”. Quella forza nuova siamo noi che twittiamo mentre svoltiamo l’incrocio.

Negli Stati Uniti utilizzare il cellulare alla guida aumenta di 23 volte la possibilità di un incidente, e il 77% dei giovani adulti è convinto di saperlo fare in modo sicuro (sono i più pericolosi: quelli che non hanno assolutamente senso del rischio e, sì, nel caso ve lo steste chiedendo, la risposta è: siamo tutti noi). C’è un prima e un dopo lo smartphone. Prima il semaforo era una lenta agonia, dopo è diventato l’attesa pausa per controllare agilmente i messaggi ricevuti. E proprio non ci sembra possibile che un tempo riempivamo quel noioso vuoto con, uhm, chi se lo ricorda. Forse eravamo tutti afasici.

Il problema è così serio che si prova a risolverlo in modi creativi. Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, lo scorso giugno ha annunciato un’iniziativa per sensibilizzare gli automobilisti chattomani a una guida sicura. Lo ha fatto con uno stile ironico: “Può aspettare: pausa messaggio tra cinque miglia”. L’idea che siano state realmente istituite zone texting ricavate da aree di sosta può sembrare una follia del contemporaneo, ma mai quanto dover aspettare cinque miglia per rispondere a un messaggio. Seriamente: esistono dei codici di comportamento anche online, se non rispondi a un messaggio o a una chiamata l’altro può pensare che – o mio dio – tu sia già morto (cosa che potrebbe accadere) o che, molto peggio, tu non sia interessato a rispondergli.

In effetti il problema è proprio l’ansia di dover rispondere a ogni costo. Gli americani, che hanno una parola per ogni cosa, la chiamano FOMO, Fear of missing out, traducibile con: da qualche parte c’è qualcosa interessante che mi sto perdendo. La vita scorre da qualche parte, e tu ne hai certezza, e la curiosità si trasforma in ansia. Non esiste solo il qui e l’ora, esiste anche l’internet, ovvero quel posto in cui la nostra vita è più interessante. D’altra parte mica possiamo credere a quella cosa del “vivo tre, sei, dodici mesi offline per poi correre online a raccontarvi com’è andata nel dettaglio”. Come se non fossimo mai stati senza internet, come se senza connessione fosse tutto migliore, cioè quel che il sociologo Nathan Jurgenson critica come feticcio dell’IRL (In real Life) dove tutto è più “autentico e vero”. Come se si possa realmente credere seriamente nella dicotomia online e offline nel 2014. I mondi non sono separati. Siamo continuamente connessi.

Controllare ogni social network possibile ha un costo. Siccome viviamo in un tempo in cui per ogni problema c’è una applicazione, ecco che Samsung ha creato Eyes on the Road. Quando è attiva, l’app determina la velocità a cui vi muovete per capire se siete su un veicolo o no. A una velocità superiore alle 20 km orarie si attiva l’applicazione e si disattivano tutte le chiamate, gli sms e messaggi personali e social media. Ogni notifica nascosta. Solo quando arrivate a destinazione riceverete le notifiche. Ah, l’utente può disattivare l’app quando vuole. (E’ chiaro che i maggiori incidenti arriveranno nel momento in cui, stressatissimi e delusi dal non vedere alcuna notifica o messaggio, disattiveremo preventivamente l’applicazione). 

Come può funzionare? Samsung punta tutto sulla gamification della nostra vita. I migliori riceveranno un punteggio alto che si traducono in sconti sulla benzina. A quel punto la scelta sarà tra benzina gratis e la resistenza alla compulsività. 

Ma non erano gli adolescenti quelli a non essere in grado di staccarsi dal cellulare?