Divorziare durante la crisi, a chi conviene e a chi no

“Storie della settimana”

Questa volta è davvero finita. Silvio Berlusconi e Veronica Lario hanno divorziato. Il Tribunale di Monza ha dichiarato lo scioglimento del matrimonio. Nella settimana del divorzio all’italiana per eccellenza, vale la pena parlare anche dei divorzi della gente comune. Che, come mostrano i dati Istat, sono in continuo aumento. Perché divorziare è sì costoso e in un momento di crisi non tutti se lo possono permettere, ma in alcuni casi separarsi dalla consorte può anche far risparmiare

A Livorno, per esempio, una coppia di cinquantenni livornesi è stata denunciata dalla Guardia di finanza per aver finto di essere separata. Il motivo: pagare la casa popolare a un canone calmierato di 12 euro e 90 centesimi. Da Il Tirreno

Facevano finta di essere separati per poter continuare ad occupare la casa popolare al canone calmierato di 12.90 euro. Per questo una coppia di cinquantenni livornesi è stata denunciata dalla Guardia di finanza che ha accertato che in realtà i due vivevano insieme in un alloggio popolare Casalp in via della Livornina, alla Cigna, e che la separazione era tutta una finta per guadagnarsi su. In dieci anni così facendo i due livornesi, due figli, si sono risparmiati 35mila euro. Inoltre, dagli accertamenti fatti dal Nucleo tributario della Guardia di finanza è emerso che dal 2008 la famiglia in questione non aveva più diritto a occupare l’alloggio perché il reddito era aumentato.

La finanza ha appreso la notizia da una soffiata. E quindi i militari, coordinati dal comandante provinciale Massimo Mendella e dal capo del tributario Walter Mazzei, hanno organizzato un blitz sul posto: al momento del controllo in casa c’era il marito e le fiamme gialle hanno trovato tutti gli indizi della sua presenza costante in casa. L’uomo, lavoratore dipendente, guadagnava 3500 euro al mese e fingeva di stare dai suoi. La moglie invece era priva di redditi.

Entrambi i coniugi sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per truffa ai danni dello Stato e di falsa auticertificazione. CONTINUA A LEGGERE

Ma se c’è chi divorzia per risparmiare, c’è anche chi divorzia e – in condizioni di ristrettezze economiche – è costretto comunque a vivere sotto lo stesso tetto dell’ex moglie o dell’ex marito. Dal  Redattore sociale

Mai come in tempi di crisi economica separarsi non è un buon affare. Questa è la sintesi dell’indagine condotta per Immobiliare.it dall’Istituto di ricerca Demoskopea, che ha intervistato un campione rappresentativo dei circa 2.700.000 divorziati e separati italiani per evidenziare le conseguenze che una separazione ha sull’economia personale, con un’attenzione particolare all’argomento casa, elemento cardine attorno a cui ruota la vita della famiglia.

Complessivamente in Italia 610 mila divorziati stanno ancora pagando le rate del mutuo ottenuto per comprare la casa coniugale(22,6%), ma se ad un anno dalla fine della relazione questa percentuale sale fino al 54,7%, fra chi è separato da più di cinque anni crolla al 5,4%. Dopo la fine del matrimonio più della metà delle persone prova a chiedere un nuovo mutuo alle banche (46,2% del campione, equivalente a 1.248.000 persone), ma quasi la metà di loro si è visto negare la concessione.
“La fine di un matrimonio è uno degli eventi psicologicamente più provanti – ha dichiarato Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it– e purtroppo ad esso sono spesso legate altre questioni da gestire, come il diritto di continuare a vivere nella casa coniugale o la difficoltà di riuscire a far fronte ad un nuovo acquisto o all’affitto di un altro appartamento”.

Il 42,2% dei divorziati denuncia una condizione economica peggiorata dopo la separazione, soprattutto durante il primo anno (45,3%) e proprio l’impossibilità di far fronte alle spese di una nuova casa spiegano come mai, nei primi dodici mesi successivi alla fine del matrimonio, il 57,8% dei separati dichiari di abitare ancora sotto il tetto coniugale. CONTINUA A LEGGERE

Quando si parla di divorzio, si sa, non può mancare la voce della Chiesa. Nella relazione introduttiva all’apertura dell’anno giudiziario ecclesiastico ligure monsignor Paolo Rigon ha sostenuto che l’essere mammone rappresenta una giusta causa per il divorzio. Da L’Unità

Tra le cause di nullità matrimoniale, monsignor Paolo Rigon, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico della Liguria, ha indicato anche il «mammismo» con parole di forte condanna. 

Secondo Rigon vi sono «numerose forme di dipendenza che inficiano gravemente la vita coniugale e dalle quali non c’è la volontà di staccarsi – ha detto – la prima è quella della dipendenza patologica dai propri genitori o da uno di essi: insomma quello che si chiama ‘mammismo’ per cui per ogni scelta, per ogni mossa, è necessaria l’approvazione del genitore che di fatto diventa patologicamente il vero coniuge, mentre la persona che si è sposata sarà solo la sostituta». 

Rigon ha indicato anche le «problematiche di tipo sessuale», l’acol e la droga, l’incapacità di essere fedeli, l’incapacità di relazionarsi col coniuge, le personalità antisociali.

E poi, come accade nella migliore delle commedie, c’è l’intoppo burocratico. Succede a Treviso, dove per la mancata registrazione di un documento inerente al divorzio, non si è potuto addirittura celebrare un funerale. Da Il Gazzettino

Per la mancata registrazione di un documento che attesta il divorzio, pratica attesa, ma mai eseguita, per otto lunghi anni dal tribunale di Treviso, il funerale non s’ha da fare, almeno per ora.

Ci vorranno infatti almeno dieci giorni, se non di più, per poter dare l’ultimo saluto ad un 55enne di San Biagio di Callalta, Renato Pellin. L’uomo, ex operaio, è venuto a mancare venerdì scorso a Spercenigo. Pellin e l’ex moglie ,Laura Pietrobon, dopo il matrimonio contratto nel 1988 a Monastier avevano divorziato, nel 2006. La sentenza, però, non è stata mai registrata e di conseguenza non è stata nemmeno trasmessa ai Comuni di residenza. Ora l’amministrazione comunale di San Biagio di Callalta, per questo problema burocratico non può cremare la salma. CONTINUA A LEGGERE

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter