Portineria MilanoVeleni sul Colle: parte la corsa al dopo Napolitano

Il libro di Friedman su Monti

“È già aperta la guerra di successione a Giorgio Napolitano…” Paolo Naccarato, senatore del Nuovo Centrodestra, uomo di Stato, esperto di servizi segreti, amico intimo dell’ex presidente della Repubblica e picconatore Francesco Cossiga, spiega in un comunicato quello che in tanti pensano (ma non dicono) in queste ore: il libro di Alan Friedman “Ammazziamo il Gattopardo” anticipato dal Corriere della Sera sull’estate del 2011 e la nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio ha accelerato il processo di sostituzione del Capo dello Stato. La partita è iniziata.

Il fronte è aperto. S’interseca con la crisi del governo Letta, sempre più traballante, nella settimana decisiva per riformare la legge elettorale. Napolitano ha risposto al quotidiano di via Solferino con una lettera ufficiale (“Fumo, solo fumo”), ma questa volta a sparare contro il Colle non sono solo il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo o il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio sulla trattativa Stato-Mafia. Bensì, oltre ai falchi di Forza Italia, una fetta del cosiddetto establishment, con il Corriere della Sera diretto da Ferruccio de Bortoli che ha pubblicato in prima pagina i colloqui dell’editore di Repubblica Carlo De Benedetti e dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, nelle settimane che precedettero l’arrivo del professore della Bocconi a palazzo Chigi.

Come ipotizzano diversi deputati Ncd “è in corso una manovra per determinare il successore di Napolitano”. Fabrizio Cicchitto, deputato, addossa la responsabilità proprio a Prodi, grande amico di Nanni Bazoli, presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo, azionista di Rcs: “Sono dichiarazioni pro domo sua” dice l’ex falco berlusconiano. E c’è chi ipotizza che una salita di Prodi al Colle potrebbe spianare la strada a un governo Renzi oppure all’ipotesi del voto anticipato. Del come si possa arrivare allo showdown di Napolitano (Dimissioni? Impeachment? Voto?), non è ancora chiaro, ma di questo si parla nel Palazzo, tanto che c’è chi ha iniziato a fare già il totonomi sui possibili nuovi presidenti della Repubblica.

Al momento sarebbero tre i cavalli su cui la politica italiana ha messo gli occhi come possibili nuovi inquilini del Colle. Il primo è appunto Prodi, molto attivo nelle ultime settimane, tra editoriali e interviste, anche se ha più volte annunciato di non voler correre per la carica di Capo dello Stato. Poi, in seconda fila, c’è il presidente del Senato Pietro Grasso, già “quirinabile” nel 2013, da poco balzato agli onori delle cronache per aver citato in giudizio Silvio Berlusconi sul processo per la compravendita dei Senatori. Infine, il terzo incomodo è Emma Bonino, ministro degli Esteri, in questi giorni impegnata sul fronte dei Marò, gradita a Berlusconi e sempre in cima alle rilevazioni di gradimento nei sondaggi di Alessandro Ghisleri, fidata del Cavaliere.

Il vero cavallo di razza è Prodi. Nei corridoi di Montecitorio si sostiene che il segretario del Pd Matteo Renzi sarebbe tra i primi sponsor del professore di Bologna, in quanto suo “sponsor” politico e perché l’elezione a Capo dello Stato sarebbe una ricompensa per quanto successo nell’aprile del 2013 con i famosi 101 franchi tiratori: dicono i ben informati che sarebbe proprio il professore il lasciapassare per il segretario del Pd a palazzo Chigi.  Il problema è che Prodi non è gradito a Berlusconi. Il Cavaliere, secondo chi l’ha visto in queste ultime ore, è “in grandissima forma”. L’assist di Friedman sul presunto “golpe” del 2011 lo ha ringalluzzito e di certo vuole giocare le sue carte in questa fase così delicata per il Quirinale.

La Bonino potrebbe essere una soluzione di mediazione, anche se il “cattolicissimo” Renzi, spiega un democrat in Transatlantico, non potrebbe mai accettarla. Il Cavaliere comunque aspetta di capire ancora quale sia lo schema della partita, anche perché tra due mesi inizierà a scontare la condanna. E c’è chi ricorda come Prodi avesse un filo diretto con Gianroberto Casaleggio, guru di Beppe Grillo. Lo schema è intricato. In ogni caso Augusto Minzolini, senatore di Forza Italia, fidatissimo di Berlusconi, ha aperto alla procedura di impeachment già fatta partire dai grillini nelle scorse settimane. ”Di fronte a queste nuove rivelazioni andrà valutata sempre con maggiore attenzione la procedura di impeachment nei confronti del presidente Napolitano promossa da altri gruppi politici in Parlamento”.

Grillo canta vittoria. E Vito Crimi, senatore, aggiunge altra legna sul fuoco: “Chiediamo un’apertura di indagine contro Napolitano: non è un’accusa. Questa richiesta verrebbe trasferita all’Aula e poi alla Corte Costituzionale. Insomma non è questo comitato che decide se il Presidente ha violato la Costituzione: questo Comitato non accusa, fa quel filtro politico atto a determinare se gli atti politici del Presidente sono stati tali da configurare una possibile accusa. È come un Pm. Cosa c’è di male nell’aprire qualche cassetto e fare un po’ di trasparenza su alcuni atti bui”. Ma al momento Napolitano non molla. Nei prossimi giorni, però, la pressione potrebbe farsi sempre più insistente…

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