Twitter, presto arriverà la macchina della verità

Addio balle

Se Twitter è ottimo per diffondere notizie e informazioni a milioni di persone, è ottimo anche per diffondere bufale. Il problema è reale, e non sono pochi quelli che ci sono cascati (anche testate autorevoli). Per risolverlo, un team di scienziati europei ha pensato a un software che riesca a bloccare le falsità prima che diventino virali. Si chiama Pheme.

Come farà? Aggregando una serie di criteri: la fonte della notizia, la conversazione che ne segue, il linguaggio usato del tweet (dipende: se è troppo enfatico o sensazionalista può già diventare sospetto). Si farà anche un excursus nel passato, per determinare quali tweet-bufale hanno avuto più diffusione, e capire i meccanismi del loro successo.

(il London Eye, oggetto di una serie di bufale all’epoca dei riot di Londra)

Certo, la rete si corregge sempre (o quasi) da sola. Ma di sicuro Pheme, che agirebbe prima, rappresenta uno strumento utile per i giornalisti: evidenziando le notizie più sospette, lascerebbe agli esperti la verifica finale, risparmiando però molto tempo. “Ai giornalisti resta da percorrere il chilometro finale”, dice la ricercatrice Kalina Bontcheva, cioè la validazione. Anche se Pheme può fare di più, ad esempio controllare in tempo reale le informazioni più complicate, come quelle di tipo medico.

In ogni caso, “non è un modo per sorvegliare la rete in modo poliziesco”, continua. Si tratta solo di evitare la diffusione di notizie false, magari inviate da utenti in buona fede. E se comunque non è (ancora) perfetto (Pheme non riconosce immagini o video, e quindi è inutile contro Photoshop), ancora da sviluppare (si pensa che servano ancora 18 mesi), renderà Twitter un posto più accurato e affidabile.

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