Il più grande disastro della storia dei videogame: E.T.

Il più grande disastro della storia dei videogame: E.T.

E.T., l’alieno inventato da Spielberg e Rambaldi, è normalmente ritenuta una figura positiva, simpatica benevola, uno dei pochi alieni cinematografici che non cerca di cacciarci come prede, usarci come cavie o uscire dal nostro petto. Eppure nel mondo dei videogiochi è tutt’ora comparabile a una sorta di flagello divino, diciamo un paio di gradini sopra la morte dei primogeniti e poco sotto il diluvio universale.

Questo perché fu la scintilla che accese il rogo in cui negli anni Ottanta bruciò quasi tutta l’industria americana dell’intrattenimento elettronico. Un fallimento economico tra i peggiori mai registrati. Tutto iniziò nel 1982, E.T. al cinema stava facendo diventare Spielberg un uomo molto ricco, Atari invece era da qualche anno la gallina dalle uova d’oro di Warner. Proprio nel ’82 era in attivo di 2 miliardi di dollari, rappresentava circa il 70% dei guadagni di Warner ed era l’indiscussa regina del settore, con una quota di mercato pari al 80%. D’altronde la politica di Atari era semplice: acquistare la licenza di un gioco da bar e portarlo sulla console, dando alle persone la possibilità di giocarlo a casa propria. Una tattica che fino a quel momento aveva pagato bene, tanto che per il 1982 la società prevedeva un aumento dei ricavi del 50%.

Anche i rapporti fra Spielberg e Atari erano ottimi. Prima di E.T., Atari aveva pubblicato il primo tie-in della storia, il primo videogioco su licenza cinematografica: quello ispirato a I Predatori dell’Arca Perduta, che si era rivelato un successo. Dunque, visti i risultati di E.T. al botteghino, farne un videogioco era una mossa totalmente sensata.

Nel frattempo però Warner e Atari subirono un primo scossone, la versione casalinga di Pac-Man, successo annunciato del quale erano state prodotte 12 milioni di cartucce, erano uno schifo, sia per limiti della console, sia perché allo sviluppatore fu dato pochissimo tempo per realizzarlo.

E anche se vendette 7 milioni di copie, risultando il titolo più venduto di sempre per la compagnia, le 5 che rimasero nei magazzini furono un bello scossone per le sue finanze, che ovviamente imparò dai suoi errori no?

Ovviamente no, perché dopo una trattativa serrata, alla fine di luglio Steve Ross, CEO di Warner, comprò per 23 milioni di dollari la licenza di E.T.. Nonostante il CEO di Atari, Ray Kassar, non fosse convintissimo dell’idea. Solo che per arrivare sugli scaffali a Natale, il gioco doveva essere pronto i primi di settembre, quindi c’erano solo cinque settimane per creare il gioco che normalmente avrebbe richiesto sei mesi di lavoro.

Ci voleva dunque un vero genio per portare a termine questa missione impossibile, e Atari chiamò Howard Scott Warshaw, che già si era comportato bene con il gioco de I Predatori dell’Arca Perduta e aveva al suo attivo anche l’ottimo Yars’ Revenge il quale, non senza una discreta dose di hubris, accettò.

Warshaw scrisse il gioco in due giorni poi si dedicò allo sviluppo, cercando di ricreare l’atmosfera della pellicola e facendo vivere al giocatore le avventure del fragile extraterrestre. Nel frattempo Spielberg, dopo aver visionato il soggetto e lo stato dei lavori, suggerì con estrema diplomazia «Non sarebbe meglio fare un gioco tipo Pac-Man?», ma Warshaw non lo ascoltò.

Nel frattempo, la macchina pubblicitaria bruciava dollari come fossero aghi di pino nella foresta dell’inizio di Bambi, con costi finali che toccarono i 125 milioni di dollari e 4 milioni di cartucce pronte a entrare nelle case di tutto il mondo.

Quando E.T. l’extraterreste arrivò con grande fanfare sugli scaffali, i giocatori si ritrovarono di fronte a un prodotto scadente, noioso, pensato male, e programmato peggio, in cui la frustrazione superava di gran lunga il divertimento.

Nonostante le 1,5 milioni di copie vendute, in tanti riportarono il gioco indietro, schifati, e Atari si trovò nei magazzini 3,5 milioni di motivi per rivedere drasticamente le sue prospettive di guadagno per il prossimo anno, a cui sommavano le 5 milioni di già presenti per colpa della sconsiderata strategia di Pac-Man.

Il fallimento di E.T. innescò una serie di cambiamenti nell’industria videoludica che non aspettavano altro che scatenarsi. Il settore aveva vissuto un boom incredibile negli anni precedenti, e come ogni boom stava per finire. In giro c’erano troppe console, troppi giochi buttati sul mercato in fretta, tanto per fare cassa, e nelle case stavano per arrivare le VHS, ma soprattutto i computer, che i genitori vedevano come più “virtuosi” rispetto alle semplici console di gioco.

Warner tagliò le prospettive di guadagno da 50 a 15%, nonché la testa di Steve Ross come CEO della compagnia, le azioni persero il 50% del proprio valore e nonostante i 323 milioni di dollari guadagnati nel 1982, ne perse 536 l’anno successivo. 7000 persone persero il lavoro e nel 1984 Atari fu venduta a Jack Tramiel, che aveva fondato un’altra promettente compagnia informatica: Commodore. Tutto il settore ne risentì, e piano piano le compagnie si ritirarono dal business dei videogiochi. Le vendite del settore passarono dai 3 miliardi e 200 milioni di dollari del 1983 a 100 milioni nel ’86. Certo, la colpa non fu tutta di E.T. ma ogni frana deve pur iniziare con una roccia.

A questo punto finisce la storia, e inizia la leggenda. Una leggenda che parte ad Alamogordo, nel New Mexico, in cui il giornale locale parla di circa venti camion di Atari che scaricano non si sa bene cosa nella discarica locale, un qualcosa che viene prontamente ridotto in briciole e buttato nel cemento.

Atari non ha mai dato una versione ufficiale sulla vicenda ma tutti pensano che in quei camion ci fossero le milioni di cartucce di E.T. e forse anche di Pac-Man. Una leggenda metropolitana che con gli anni è stata citata in video musicali, altri videogiochi, film e serie TV e che presto potrebbe essere confermata o smentita una volta per tutte.

Le società Fuel Entertainment e LightBox Entertainment hanno infatti ricevuto in questi giorni il benestare dall’amministrazione di Alamogordo per l’inizio degli scavi in quello che potrebbe essere il sito di sepoltura delle cartucce.

La “riesumazione” verrà seguita attivamente da Xbox Entertainment Studios, che realizzerà un documentario al riguardo, con alla regia Zak Penn, che ha già lavorato a The Avengers e X-Men 2. Sempre che le cartucce ci siano.

Gli scavi inizieranno il 26 aprile, e Microsoft ha invitato tutti i curiosi e gli appassionati del pianete a convergere sul posto per seguire gli scavi. Una cosa è certa vista la qualità media dei giochi tratti da film, la lezione di E.T. non sembra essere stata assimilata più di tanto dalle case di produzione, e anche se il mercato sembra macinare cifre sempre più grandi, anche i costi sono cresciuti. Infatti, oggi il settore non se la passa poi così tanto bene, nonostante alcuni proclami e nonostante la situazione sia molto diversa rispetto agli anni Ottanta. Chissà, forse serve solo una spintarella.

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