Portineria MilanoDalla Dc a Fininvest, la cupola del professor Frigerio

Dalla Dc a Fininvest, la cupola del professor Frigerio

Uno è Gianni Rodighiero, l’altro è Gianstefano Frigerio, finito in carcere per corruzione, associazione a delinquere e turbativa d’asta nell’inchiesta sull’Expo 2015. Il primo è il collaboratore tuttofare, il gran Ciambellano della Fondazione Tommaso Moro dove avvenivano gli incontri della cricca, il secondo è un esempio della corruzione in Italia, della Prima e della Seconda Repubblica. «A volte ricordano Totò e Peppino», annota un vecchio socialista che li conosce da quarant’anni. «Ma sono sempre stati uniti, precisi, sempre con l’offerta pronta, con la percentuale da smistare a destra e sinistra, tra aziende e politica, compiaciuti di stare sempre in mezzo al sistema…». Bisogna partire da qui, da Gianni e Gianstefano per capire come «Il Professore» sia riuscito in questi anni a superare le condanne per tangenti nella Prima Repubblica per poi ridiventare il centro di smistamento per le tangenti nella Seconda, tra la ricca sanità pubblica lombarda e il grande business dell’esposizione universale. 

Rodighiero è il factotum di Frigerio. I «suoi occhi» dicono a Milano, perché il professore non vede bene per una brutta malattia alla vista. I due sono sempre insieme, affiancati dall’autista Fabio Cecchi. E quando devono portare in auto un pezzo grosso come Enrico Maltauro – l’imprenditore vicentino che sta scoperchiando ai magistrati il funzionamento della cupola sull’Expo 2015 in quanto principe nello smistare mazzette -, lo definiscono un «ospite d’onore». Del resto Maltauro ha già confessato un giro di tangenti pari a 1,2 milioni di euro, confermando in un interrogatorio che il referente politico di Frigerio era Silvio Berlusconi. Ma appare quasi riduttivo relegare Frigerio al solo Cavaliere. L’ex deputato di Forza Italia che rimase appena due giorni in carica nel 2001 perché poi venne arrestato, è molto di più. E’ il conoscitore della politica, dalla Lega Nord al Partito Democratico, è quello che se ne intende dei boiardi di Stato, non solo quelli nelle aziende pubbliche, come i funzionari della Guardia di Finanza o ai Servizi Segreti, soprattutto il Vaticano e il Cardinale Tarcisio Bertone.   

C’è chi lo paragona ancora oggi a un prete, per capacità discrezionale e affidamento. Cresciuto nella corrente “destra” della Democrazia Cristiana, forlaniano di ferro, già proconsole di Giulio Andreotti al nord, dirigente di primo piano e tesoriere, Frigerio si è sempre mosso con autorevole disinvoltura nel ventre della Balena Bianca. Nelle intercettazioni millanta di essere il padre politico di Enrico Letta, persino di Dario Franceschini: «L’attuale presidente del Consiglio (Letta n.d.r.) era uno dei miei giovani, quando ero segretario regionale il movimento giovanile aveva segretario nazionale dei giovani Lusetti, i due vice erano Letta e Franceschini, il loro capo della segreteria si chiamava Gabrielli. Che classe dirigente!». In realtà «stava dall’altra parte», come tengono a precisare gli ultimi diccì rimasti nel capoluogo lombardo. Ma come riuscire a capirlo se proprio Frigerio appare la rappresentazione plastica del «compromesso storico», perché amico di tutti, in particolare di Primo Greganti, quel Compagno G ex funzionario del Pci e da pochi giorni ex tessera del Partito Democratico.

«Era l’uomo che tesseva la tela nella Milano da bere» ricorda oggi Antonio Di Pietro che di Frigerio si occupò indossando la toga: «Era il punto di riferimento e il garante tra il sistema delle imprese e la politica». Dalla sua città natale, quella Cernusco sul Naviglio di cui è stato anche sindaco, ha lanciato la sua scalata al potere politico attraversando la dc lombarda e quella milanese forte di un’agenda ricca e di entrature sempre attuali che lo hanno proiettato nel Terzo Millennio come collaboratore dell’ufficio politico del Partito Popolare Europeo. Dal 1994 viene accreditato come «consigliere politico» di Silvio Berlusconi, eminenza grigia della neonata Forza Italia tanto che nel 2001 entra alla Camera dei deputati con gli azzurri dopo essersi candidato in Puglia col nome di “Carlo”, mentre le condanne per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti pendenti sulla sua testa stavano per diventare definitive. Da lì parte una querelle di arresti, servizi sociali e interdizioni che colorano le cronache di palazzo e il suo curriculum. 

L’ironia della sorte vuole che nel 1994 Paolo Berlusconi fosse condannato nello stesso giorno delle dimissioni del governo Berlusconi 1 per finanziamenti illeciti alla Dc, compresi 150 milioni a Frigerio che allora faceva il segretario lombardo. C’è stato anche un tempo in cui l’ex Cav, racconta Fedele Confalonieri, fece «più di un’ora di anticamera» nell’ufficio di Frigerio. Era il Berlusconi giovane costruttore, quello che l’establishment apostrofava con fastidio: «Ma chi è questo ragazzino che fa le cose che non riescono a noi?». Collaboratore del berlusconiano Il Giornale, il politologo Gianstefano è anche autore di libri dai titoli evocativi come “Chi ha ucciso la Prima Repubblica” e “La sinistra si è venduta l’anima”. Poi nel 2006 e nel 2012 Berlusconi firma la prefazione a due delle sue fatiche letterarie: “Il cuore di tenebra del XXI secolo” e “Nel cuore dell’Impero, l’America di Obama”.

I rapporti di Berlusconi con Frigerio sono a tutto tondo. Sul fronte sanità il Professore e la cricca parlano di aziende sanitarie pubbliche, le Asl. È un mondo che Frigerio conosce nei meandri più profondi, perché ne ha visto i cambiamenti dal vecchio sistema Psi-Dc a quello ciellino di Roberto Formigoni, fino a quello Lega-Cl nato sotto la presidenza di Roberto Maroni. Nelle intercettazioni si parla pure di Giuseppe Rotelli, defunto imprenditore della sanità, salvatore del San Raffaele di Don Luigi Verzè. Frigerio arriva ovunque. Vuole i suoi nelle aziende pubbliche, quelle statali come Terna, ma pure le municipalizzate come A2a. Il Professore è amico di tutti. «Quello è amico mio». «Su quello posso contare». «Stai tranquillo lì risolvo io» «Lo chiamo io e organizzo un incontro». E Rodighiero vede e provvede. C’è un giro Mediaset- Fininvest molto attivo nelle carte dell’inchiesta. Sembrano di casa.

«Totò e Peppino» parlano spesso di Confalonieri, poi tirano in causa l’amministratore delegato finanziario Fulvio Pravadelli, manager vicino a Confalonieri. Rodighiero domanda dello stato degli appuntamenti relativi a taluni soggetti: la segretaria risponde che «l’abbiamo visti tutti.. l’elenco famoso che mi avevi girato sì sì tutti, tutti, l’unico che sto aspettando è Mediaset, l’Amministratore Delegato mi deve far sapere i giorni di aprile… Pravadelli, si chiama…». Frigerio organizza pure i pranzi con Ubaldo Livolsi, consigliere di Fininvest, la cassaforte della famiglia del Cavaliere dove comanda la figlia Marina, in odore di candidatura politica. «Ho detto a Gianni di organizzare anche un pranzo tra Paris e Livolsi che è il finanziere di Berlusconi che gli apro anche quel canale, lui è già stato a cena da Berlusconi..».

Caduto più volte, dalla Dc a Mani Pulite la prima custodia cautelare arriva nel 1992, i provvedimenti giudiziari lo piegano ma non lo spezzano. Frigerio si è sempre rimesso in carreggiata fino al gran lavorio in vista di Expo 2015 con la cricca delle larghe intese. «Non faccio nient’altro che aprire canali», dice in una delle intercettazioni riportate nell’ordinanza di custodia cautelare. Sciorina nomi e contatti come un album di figurine, pronte a finire sul tavolo nelle conversazioni della cupola che corrono veloci tra il circolo culturale Tommaso Moro, l’hotel Westin Palace di Milano e il ristorante Cesarina di Roma. Solo sul terreno dei manager si contano ben sedici direttori di aziende ospedaliere «legati a Frigerio» e 2.700 contatti telefonici tra la cupola e le aziende sanitarie. Ma non basta, la ricetta la spiegava al telefono lo stesso Professore: «I canali da seguire sono tre, il rapporto con la sinistra, le banche e il mondo cattolico».

La politica, prima di tutto: ci sono «i rossi», «il mondo ciellino» e «il grande problema Lega». Eppure Frigerio parlando con l’ex d.g. di Infrastrutture Lombarde nonché sodale della cupola Antonio Rognoni, assicura che l’imprenditore Maltauro, altra figura chiave del sodalizio, «è amicissimo di Tosi e ha in mente di portarlo a fare il presidente del Veneto perché Zaia non sta facendo bene. Si è impegnato in questi giorni a vedere Tosi e a presentarti poi a Tosi in maniera che ci sia la copertura totale di Maroni nel senso che dici tu, poi a Maroni gli parlerò io stesso». Una sfilata di cognomi pesanti, quella che riceve luce e fango dalle parole di Frigerio, top players esibiti a metà tra l’orgoglio e la millanteria. L’ex segretario Dc sostiene di aver mobilitato i «suoi» ministri sin da quando c’era il governo Monti, mentre Silvio Berlusconi sarebbe il destinatario di alcuni suoi biglietti. Una consuetudine non casuale stando alle parole dell’intermediario Sergio Cattozzo che a Frigerio spiega: «Pensavo di fare un accerchiamento a Maroni in questo senso, visto i rapporti che hai con Berlusconi..» Dagli accertamenti della Polizia Giudiziaria risulta pure che Frigerio, insieme all’altro indagato Gianni Rodighiero, si sia recato direttamente ad Arcore per un colloquio col Cav che oggi spiega: «Non ho mai incontrato nessuno e il signor Frigerio l’ho conosciuto trent’anni fa, mi fa la cortesia di mandarmi ogni tanto dei suoi pensieri sulla situazione economica mondiale, europea e italiana».

Ma il Prof dice di aver sentito anche l’ex ministro Gelmini e il presidente di Mediaset Confalonieri, mentre ricorre spesso il nome del vicepresidente della Lombardia e factotum territoriale di Forza Italia Mario Mantovani. Poi ci sono gli ex berlusconiani, quei Formigoni e Lupi che il Professore bolla come «parvenue provinciali» commentando i racconti che Cattozzo fa sugli stili di vita dei due con un accento sul ministro: «Arriva con uno yacht da 30 metri e va a mangiare tutte le sere ad Alghero da quello famoso, Andreucci, champagne e aragoste». A fine aprile 2013 lo stesso Frigerio rammenta di dover mandare un biglietto a Lupi, da pochi giorni ministro delle Infrastrutture, per suggerirgli il nome di Rognoni alla presidenza di Anas. Poco dopo sempre il Prof assicura un impegno a interloquire con “Maurizio” per la carriera dell’ex d.g. di Infrastrutture Lombarde, considerata strategica per gli interessi illeciti del sodalizio. «Non lo vedo da quattro anni – ha poi spiegato il ministro a La Repubblica – non ho mai sentito nessuno o ricevuto bigliettini da chicchessia, è imbarazzante doversi giustificare per qualcosa che non sta nè in cielo nè in terra». Eppure, durante l’interrogatorio davanti ai magistrati, è lo stesso Professore a contrattaccare: «Ho visto Lupi quattro volte negli ultimi dodici mesi». Chi dei due ha mentito?

Guardando a sinistra, lì dove la cupola accredita Primo Greganti come interlocutore privilegiato, Frigerio mette nella mischia seppur incidentalmente i renziani Graziano Delrio e Lorenzo Guerini, per quest’ultimo il Prof parla di un incontro da fissare a febbraio. Il nome di Pierluigi Bersani appare invece su Città della Salute e altri consulti in cui l’ex segretario dem sarebbe stato personalmente coinvolto. «Pura finzione, non l’ho mai incontrato» smentisce oggi Bersani mentre ricorre pure il cognome dei Letta, zio e nipote, nelle chiacchierate di Frigerio che più volte annuncia appuntamenti. Archiviata la politica, i presunti contatti arrivano a lambire pure i sacri palazzi di Oltretevere, all’ombra del Cupolone. Si parla della partecipazione ad alcuni concerti in Vaticano e «poi dopo organizzo una cena, una roba tranquilla coi cardinali». 

A dicembre 2013 Frigerio è ancora più disinvolto: «In Vaticano abbiamo amici il ministero delle Finanze che è il cardinale Versaldi». Ma la prudenza è d’obbligo e in un altro conciliabolo il Prof nomina Bergoglio: «Non c’è protezione in Vaticano perché là il Papa nuovo se ne strafrega del mondo italiano». Parlando con Cattozzo chiarisce: «Sono a Roma perché volevo andare in Vaticano, ci sono un po’ di spese, devo capire con chi fare rapporti…». Ma nell’elenco delle personalità consultate non mancano i vertici dei servizi segreti. È il marzo del 2014 quando il Professore riferisce ai sodali di aver avuto a Roma un colloquio con il direttore del Dis (dipartimento informazione e sicurezza) Giampiero Massolo a proposito dell’affare dei padiglioni stranieri di Expo 2015. Qualche tempo prima in una delle conversazioni con Cattozzo, Frigerio annuncia una cena con «il comandante supremo della Guardia di Finanza, Capolupo è un mio amico», ancora oggi numero uno delle Fiamme Gialle. L’album delle figurine del Professore è completato.

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