Renzi stravince e adesso il Pd sogna il cappotto

Renzi stravince e adesso il Pd sogna il cappotto

Matteo Renzi il cannibale. Nella notte delle Europee il presidente del Consiglio guida il Partito democratico a una vittoria incredibile. Raggiunge il 40 per cento dei voti, conquistando una parte consistente dell’elettorato berlusconiano e persino una fetta non indifferente di grillini. Alla fine è un’apoteosi. Nessuno si immaginava un’affermazione tanto evidente, nemmeno tra i dirigenti democrat. Il Movimento Cinque Stelle aveva trasformato il voto in un referendum sul governo. «O noi o loro». Gli italiani hanno scelto Renzi. Senza incertezze: il testa a testa con Beppe Grillo si risolve con uno scarto di una ventina di punti.

A fronte di un risultato storico, i commenti diventano quasi superflui. ll presidente del Consiglio stravince, incassando una vittoria clamorosa. Un’elezione da record. In un colpo solo il Partito democratico incrementa di circa 15 punti percentuali il risultato delle ultime Politiche, diventa la prima forza progressista in Europa. Ma raggiunge anche un impensabile primato. Durante la nottata dello spoglio, nella sede del Nazareno giornalisti e parlamentari si divertono a cercare confronti con il passato. Ebbene, esclusa la Democrazia Cristiana, in Italia nessun partito aveva mai superato il 40 per cento. Per trovare un’affermazione tanto netta a sinistra è necessario tornare al 1976, quando il Pci conquistò il 34,4 per cento. Il paragone con il Pd di Renzi è quasi imbarazzante. 

Intanto diventa difficile non dare un significato politico a questo voto. Il progetto europeo del Pd ha sicuramente influito nel risultato. Ma il pieno di preferenze è soprattutto un successo del presidente del Consiglio. Se fino ad oggi Renzi pagava lo scotto di non aver ricevuto un’investitura elettorale, da domani non sarà più così. Gli italiani hanno premiato l’azione del governo e del premier rottamatore. Un plebiscito personale, difficile non essere d’accordo. Un successo che rende superficiale qualsiasi polemica sul bonus da ottanta euro in busta paga, da molti maliziosamente considerato al pari di una mancia elettorale. Del resto il successo dell’esecutivo passa anche dalla débâcle del principale avversario. Risultati alla mano, Beppe Grillo viene quasi doppiato. Uno smacco.

Le previsioni degli ultimi giorni avevano anticipato una competizione serrata tra Cinque Stelle e Pd. Nella sede nazionale del Pd si accorgono subito che la realtà è ben diversa. Con buona pace di tanti sondaggisti, passa solo mezzora dalla chiusura dei seggi prima di ascoltare i primi commenti. È il vicesegretario Debora Serracchiani a incontrare i giornalisti in sala stampa, per celebrare quella che sta diventando una «vittoria straordinaria». Un’affermazione «storica», rettifica il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi poco più tardi. Tornato a Roma in serata, dopo le 23.30 Matteo Renzi è già al Nazareno per festeggiare con i suoi collaboratori. Nessuna uscita pubblica: il premier parlerà stamattina in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Intanto l’epilogo della nottata arriva prima del previsto. Non sono neanche le due quando il gruppo dirigente del partito si presenta in sala stampa, prestandosi alle foto di rito tra applausi e sorrisi. Ci sono ministri come Maria Elena Boschi e Roberta Pinotti, esponenti di primo piano della segreteria, ex bersaniani come Nico Stumpo e Stefano Fassina.

Le conseguenze del voto rischiano di concretizzarsi nel giro di poco tempo. Nel giro di un paio di settimane verrà convocata l’assemblea del partito, sarà scelto il presidente e votata la nuova segreteria. Metabolizzato il successo elettorale, i dirigenti democrat si affrettano a tranquillizzare alleati e avversari. Il governo andrà avanti, giurano. Si prosegue sulla strada delle riforme. Di certo la tentazione di tornare presto alle urne – magari già a ottobre – è forte. Complice il risultato negativo del Nuovo Centrodestra, stavolta il Pd potrebbe davvero rovesciare il tavolo. Se si tornasse al voto, Matteo Renzi potrebbe conquistare con ragionevole certezza una maggioranza schiacciante. Marginalizzando Beppe Grillo, ma anche il centrodestra (il risultato di Ncd, Forza Italia e Lega Nord è comunque inferiore al quello ottenuto dai dem). Tutti movimenti che probabilmente da domani non avranno alcun interesse  ad agevolare il percorso delle riforme già incardinate in Parlamento. Probabilmente Renzi ci sta già pensando. 

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