Basta browser, per navigare usiamo sempre di più le app

Basta browser, per navigare usiamo sempre di più le app

Secondo uno studio effettuato dall’istituto di ricerca americano Gartner, nel 2013 sono state scaricate oltre cento miliardi di applicazioni in tutto il mondo. Un mercato che ha generato più di 25 miliardi di dollari di introiti dovuti alle vendite di queste applicazioni. Numeri destinati a salire se si pensa che, stando alle previsioni degli esperti, da qui al 2017 sono previsti circa 268 miliardi di download ogni anno, la maggior parte dei quali avverrà da App Store e Google Play. Il 17% di questo guadagno deriva da app che inizialmente vengono rilasciate in maniera gratuita e solo in seguito diventano a pagamento, richiedendo all’utente di acquistare la versione premium ad esempio per accedere a livelli successivi nel caso si tratti di un gioco.

Nonostante le applicazioni gratuite scaricate nel 2013 siano state 83 miliardi, oltre il 90% del totale, è stato calcolato come almeno 4 miliardi di guadagni derivino da applicazioni con pagamento fatto in un secondo tempo. Facile capire che a questa condizione si è arrivati grazie alla proliferazione di smartphone e tablet, device che hanno subito un’impennata di vendite nell’ultimo lustro, e che ha fatto spostare la navigazione degli utenti sul mobile. C’era una volta il web, si potrebbe commentare, considerato che la navigazione tramite device mobile sembra subire una flessione in favore di un accesso alla rete più specifico effettuato proprio tramite le applicazioni.

Se però la navigazione sul web tramite browser ha come punto di riferimento i motori di ricerca, per l’universo delle app questo strumento non c’è. O almeno non ancora. Una società di nome Quixey infatti ha deciso di investire 74 milioni di dollari e l’impegno dei suoi 150 dipendenti per realizzare un vero e proprio motore di ricerca in grado di muoversi all’interno delle app per cercare ciò che più ci interessa. Lo scopo di Quixey è quello di aggiungere una casella di ricerca all’interno del proprio telefono, capace di ricevere delle query (chiavi di ricerca) e produrre un elenco di risultati che puntano a una funzione specifica, o a una applicazione coerente con i parametri di ricerca. Attualmente il prototipo a disposizione degli utenti, la cui uscita è prevista per la fine del 2014, si concentra principalmente sulla ricerca di ristoranti e in più in generale posti in cui si può mangiare cibo di buona qualità. Un servizio che permetterà di andare alla ricerca cucine tipiche, presentando i risultati migliori nelle vicinanze del luogo in cui è stata effettuata la ricerca. Inoltre con Quixey è anche possibile ottenere risultati di applicazioni non installate sul proprio dispositivo, dando l’opportunità all’utente di scaricarle con un semplice tocco sullo schermo.

Fondata nel 2009, Quixey si basava su una tecnologia di ricerca in grado solamente di rintracciare le applicazioni, un sistema simile a quello che hanno i “search” di App store e Google Play. Ma l’obiettivo è quello di creare un servizio del tutto nuovo, uno strumento inedito potenziato da un indice di ricerca che combina le informazioni non solo in base alla raccolta delle applicazioni dagli store corrispondenti e da siti di recensioni, ma anche in relazione ai dati fornità di una nota funzionalità denominata “deep link”. Si tratta di una tipologia di collegamento ipertestuale, a cui la maggior parte degli sviluppatori fa affidamento in fase di realizzazione di applicazioni, che punta a un luogo o a una funzione specifica all’interno di un’app mobile. Va detto che gran parte dell’interesse per i deep link è frutto del fatto che grazie ad essi si possono realizzare annunci pubblicitari su dispositivi mobili, in maniera più efficace. Non a caso colossi come Facebook, Google e Twitter incoraggiano, o in alcuni casi richiedono esplicitamente ai loro sviluppatori di utilizzare i deep link al momento della realizzazione delle applicazioni.

Tuttavia lo sforzo di Quixey è quello di avere degli scopi diversi della semplice divulgazione pubblicitaria, che può essere utilizzata come punto di partenza verso funzionalità a più ampio raggio e principalmente al servizio dell’utente. C’è però la consapevolezza di come oggi i deep link siano poco presenti in Rete, motivo per cui Quixey non potrà garantire un link per ogni applicazione, ma continuando a puntare su questi strumenti non è da escludere che il futuro segni una svolta significativa nel campo delle ricerche online. Sebbene sia noto a tutti quanto il dominio di Google sia incontrastato su questo territorio, secondo alcuni esperti di settore Big G potrebbe lasciare aperta una via, in quanto tutte le ricerche effettuate sul motore della società di Mountain View indirizzano gli utenti ai propri servizi, come indicazioni su Maps o video su You Tube. La sfida di Quixey sarà quella di attirare l’attenzione degli sviluppatori di applicazioni, e aprire le trattative con i provider wireless in modo tale da convincerli a implementare la tecnologia Quixey sul loro cellulari.

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