Caro direttore, il liceo classico ha ancora un senso?

Caro direttore, il liceo classico ha ancora un senso?

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

In difesa del liceo classico chiediamo aiuto al ministro
Ci rivolgiamo al ministro Stefania Giannini: i nostri giorni vedono le iscrizioni al liceo classico dappertutto in sensibile calo, mentre si afferma l’idea che i saperi come quelli umanistici, che non sono utili a ricavare profitti, non servano a nulla. Svalutando oggi gli studi che si possono compiere nel liceo classico rischiamo di produrre un danno incalcolabile al Paese, privandoci della possibilità di avere in futuro una classe dirigente e professionale che abbia adeguate, solide e complete basi culturali ed intelligenza davvero aperta alla soluzione dei problemi e all’ideazione del nuovo. Chiediamo al ministro un impegno fattivo per la difesa e la valorizzazione del liceo classico in tutti gli atti di indirizzo del suo ministero e nella prospettiva delle scelte di politica scolastica che sarà chiamata a compiere le chiediamo di spendersi concretamente per il suo potenziamento, con l’adozione di quegli interventi che possano restituirgli la meritata centralità nel sistema dell’istruzione superiore italiana.

Maria Rosaria Rao, dirigente scolastico, Reggio Calabria, seguono 82 firme, la Repubblica, 17 luglio

Villa Maraini non deve chiudere: Marino paghi i debiti
Sono un padre che ha la sfortuna di essere coinvolto nel problema della tossicodipendenza del proprio figlio; ha avuto la fortuna però di trovare una struttura, la Fondazione Villa Maraini, che lo sta affiancando nell’affrontare quotidianamente questa difficoltà. Villa Maraini offre un servizio aperto 24 h su 24 h e contribuisce a salvare la vita a tantissime persone. Dopo tanti anni, a fine luglio, il Comune di Roma che è debitore con la fondazione di Villa Maraini di 470 mila euro, per il mancato rimborso del metadone, costringerà la struttura a chiudere per mancanza di fondi. Auspichiamo che il sindaco Marino e l’assessore Cutini siano sensibili e lavorino per far pervenire questi fondi alla Fondazione: non c’è più tempo da perdere.

Lettera firmata, Roma, la Repubblica, 17 luglio

Ma perché trattamenti sempre preferenziali per l’Alitalia?
Scrivo in merito all’articolo sugli esuberi Alitalia e l’assurda proposta del presidente dell’Enac Vito Riggio di voler obbligare tutte le compagnie aeree e gli aeroporti a “pescare” dalla lista Alitalia per le loro future assunzioni. Sono scandalizzata che una proposta del genere venga proprio dal presidente dell’Enac: ma dove vive? Anni fa a Torino erano presenti in città gli uffici delle maggiori compagnie aeree europee e non, e nel tempo hanno cominciato a chiudere, a licenziare, ad essere presenti solo più a Milano e Roma. In aeroporto a Torino sono rimaste soltanto 2 biglietterie gestite direttamente dalle compagnie aeree e si tratta di Lufthansa e di Turkish, tutte le altre in partenza da Torino, sia low cost che grandi compagnie di bandiera come Air France, KLM, Ibera, la stessa Alitalia, vengono gestite da una biglietteria generale, da personale non di compagnia. Io stessa mi sono salvata da una ristrutturazione un paio di anni fa: l’ufficio ha chiuso e dei miei colleghi il 60% è stato licenziato, mentre è in programma una nuova ristrutturazione e tagli del 35-40% per l’inizio del 2015. Le stesse biglietterie in aeroporto in tutta Europa (per quel che riguarda la grande compagnia europea per la quale lavoro io) sono in dubbio a partire dal 2016. Tutto il settore del trasporto aereo è ad alto rischio, per quel che riguarda il personale di terra. L’Alitalia non è l’unica che opera in Italia ed assume italiani con un contratto italiano; ci sono decine e decine di persone a casa, in mobilità, ex dipendenti delle altre compagnie: con quale coraggio si chiede di pescare dalle liste Alitalia per eventuali assunzioni? Che si comincino a riassumere ognuno i propri dipendenti, o che i dipendenti Alitalia (con tutto il rispetto) siano più importanti di qualsiasi altro lavoratore italiano? Infine, perché ogni volta che Alitalia licenzia, la notizia assume importanza nazionale e intervengono i ministri, mentre passano in silenzio i licenziamenti di decine di altre aziende italiane? Perchè dopo la ristrutturazione del 2008 agli esuberi Alitalia sono stati concessi 7 anni di cassa integrazione? Si è mai sentita una cosa del genere per altre aziende italiane?

C.T. , Torino, La Stampa, 17 luglio

Meglio un po’ d’inflazione di tanta disoccupazione
La disoccupazione in Europa, e in Italia in modo particolare, ha raggiunto livelli allarmanti. Al riguardo mi è venuta in mente una frase del grande cancelliere tedesco Helmut Schmidt: “Meglio 5 per cento di inflazione che 5 per cento di disoccupazione”. Ora ci troviamo con una inflazione che si avvicina allo zero e una disoccupazione che ha superato di molto il 10 per cento.

Virgilio Avato, virgilioavato@virgilio.itCorriere della Sera, 17 luglio

Bersani, ci hai proprio tirato il “pacco”?
Fu salutato come una panacea contro tutti i mali il “pacchetto Bersani” sulle liberalizzazioni. E’ rimasto solo il pacchetto. Vuoto, ma caro. Che paghiamo tutti. Le liberalizzazioni, tranne che per il settore telefonico, si sono rivelate un disastro: energia, trasporti, acqua, rifiuti…Sull’altare delle privatizzazioni e della libera concorrenza abbiamo sin qui pagato ben quattro miliardi per il presunto salvataggio della Alitalia privatizzata, a cui ora si aggiungerà il conto delle mobilità nel pubblico impiego e quello degli ammortizzatori sociali per i dipendenti non ricollocati. Era meglio prima. “Finalmente la libera concorrenza…Lasciar fare al mercato….”, slogan evocati come soluzioni ai mali dell’incipiente crisi. Una volta di più il liberismo senza regole ha mostrato il suo volto fallimentare che ha arricchito pochi e impoverito tutti. D’altra parte anche l’Inghilterra, che per prima lo sperimentò nell’era di Margaret Thatcher, si sta ancora leccando le ferite e in certi settori sta già tornando indietro.

Melquiades, Il Fatto Quotidiano, 17 luglio

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