Caro direttore, sosteniamo anche chi sceglie l’adozione

Caro direttore, sosteniamo anche chi sceglie l’adozione

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Insulti razzisti: il Galliani di Boateng e il Galliani di Tavecchio

Il signor Galliani ora glissa sulla frase farneticante di Tavecchio mentre, giustamente, quando Boateng lasciò il campo dopo gli inqualificabili cori razzisti a lui rivolti, pur manifestando perplessità sulla scelta «dell’abbandono», non mancò di far sentire la sua protesta contro questi atti di inciviltà. Nel caso Tavecchio, invece, gli interessi politici prevalgono sui principi: un po’ di “sano” relativismo etico e molta ma molta ipocrisia.

Rudi Menin, Mira (Ve)Repubblica, 31 luglio

Perché non sostenere chi sceglie l’adozione?

Sono mamma adottiva di tre ragazzi, giunti tramite adozione internazionale alla fine del 2007. Sto seguendo le notizie in merito alle modifiche della legge sulla fecondazione eterologa e ho letto che questa pratica sarà, d’ora in poi, a carico del servizio sanitario nazionale. Non entro nel merito, ma mi chiedo come mai, con lo stesso spirito di uguaglianza per tutte le scelte e le possibilità di genitorialità che anima i fautori della fecondazione eterologa, si lasci una gran parte dell’onere economico, non indifferente e spesso discriminante, alle famiglie che scelgono di accogliere come figli bambini in stato di abbandono in stati esteri.

Maria Cecilia Goldaniga, [email protected], laRepubblica, 31 luglio

Avrei una proposta sul pensionamento dei prof universitari

«La soluzione a cui si è arrivati sull’età (68 anni) di pensionamento dei docenti universitari nell’ambito del decreto Pa è soddisfacente», recita il Ministro Giannini, che aggiunge: «viene incontro alle specificità del settore». Ci preme sottolineare che la più importante specificità del mondo della ricerca riguarda il creare conoscenza e che in tutto il mondo questa creatività spesso persiste a lungo. Negli Usa e in altri Paesi, la discriminazione in base all’età è illegale come quella basata sul colore della pelle o sul sesso e la si fa con un’intelligente valutazione del merito. Il ricercatore incrementa il suo stipendio dai fondi che ottiene e deve versare al Dipartimento una percentuale dei finanziamenti che gli consentono di occupare spazi, e usufruire di servizi. In questo modo lavorerà finché è in grado di procurarsi finanziamenti. In Europa l’età della pensione è intorno ai 65-67 anni, ma coloro che sono produttivi e ottengono prestigiosi finanziamenti continuano il loro lavoro. L’Italia ha sempre fatto eccezione con un pensionamento a 75 anni ridotto poi a 72 (Mussi) e 70 (Gelmini). Penso che il modello europeo posizionato sui 67 anni, dal quale si è distaccato il Regno Unito, sia il più adatto per il nostro Paese, ma introducendo l’obbligo per le Università di recuperare quei docenti che hanno importanti finanziamenti e presentano ottime pubblicazioni. Un tetto del 5-10% rispetto al numero dei docenti di ogni Dipartimento proteggerebbe dagli abusi. Lo spazio lasciato vuoto dovrebbe essere riempito da giovani ricercatori. Se reclutati su base meritocratica si potrebbe intravedere l’inizio di un vero cambiamento. Per questo sarà importante il ruolo dell’ANVUR. Questa mia proposta illustrata al Forum Università e Ricerca del Pd nel 2010 fu disapprovata da tutti i 44 docenti intervistati dalla rivista Campus Pro del 23/7/2010 e l’allora Presidente del Forum Maria Chiara Carrozza, poi diventata Ministro, la lasciò cadere nel vuoto. Forse è l’ora di prenderla in considerazione e chiedere un parere al mondo extra-universitario. L’Università deve creare conoscenza non soltanto trasmetterla. 

Piergiorgio Strata, professore emerito, Università di Torino, La Stampa, 31 luglio

Passa in Senato la pratica violenta contro gli uccelli selvatici

I media hanno dato poca risonanza alla notizia che le Commissioni ambiente e industria di Palazzo Madama hanno votato per il mantenimento della cattura e l’utilizzo di «richiami vivi». È importantissimo il cambio di posizione del governo, che cedendo alle pressioni dei senatori filovenatori, ha in extremis modificato il testo originale del decreto 91 che prevedeva il divieto di cattura e la limitazione della detenzione dei richiami vivi, una delle pratiche più violente e subdole ai danni degli uccelli selvatici. Centinaia di uccelli migratori sono catturati in modo barbaro (con le reti, che causano la morte di molti di essi) e stipati in una gabbietta grande quanto loro per tutta la loro esistenza. Credo che siamo rimasti l’unico Paese europeo a consentire una pratica così crudele. Oltretutto arriveranno le sanzioni europee che noi tutti pagheremo, nonostante più dell’80 per cento dei cittadini sia contrario alla caccia.

Giovanni Tironi, Arese (Mi), Corriere della Sera, 31 luglio

Renzi fai qualcosa di sinistra: salva l’Unità

“Odio gli indifferenti”, scriveva Gramsci. Non possiamo restare indifferenti alla chiusura del quotidiano di cui è stato il fondatore. Sono solidale con i lavoratori nella speranza che Renzi per una volta voglia fare qualcosa di sinistra, cercando una soluzione per salvare, con i posti di lavoro, una testata che lascerebbe un vulnus nella storia della Sinistra, al di là degli schieramenti.

Massimo Cervellini, senatore Sel, l’Unità, 31 luglio

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