Il Paese dei Nimby, anche se le opere sono tutte ferme

Il Paese dei Nimby, anche se le opere sono tutte ferme

Si contesta meno, ma solo perché non ci sono più opere da contestare. Così si possono leggere i dati della nona edizione dell’Osservatorio Nimby Forum, promosso dall’associazione no profit Aris – Agenzia di Ricerche Informazione e Società. Per la prima volta il database registra un calo nel numero assoluto degli impianti contestati, che nel 2013 scendono a 336 rispetto ai 354 censiti nel 2012, con un decremento di 5 punti percentuali.

Sul totale delle opere contestate, 108 sono i casi emersi per la prima volta nel 2013, mentre i restanti 228 sono presenti nel database Nimby anche a partire dall’edizione 2004. Anche da questo punto di vista, si registra un decremento del 29% circa, rispetto ai 152 nuovi focolai apparsi nel 2012. 

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A mettere in prospettiva, e a ridimensionare, il significato del dato ci pensa Alessandro Beulcke, presidente di Aris. «La diminuzione delle contestazioni è solo apparente. Il calo è risibile, solo del 5% a fronte di una picchiata degli investimenti. Lo stato di emergenza rimane». Secondo il Censis dall’inizio della crisi (2007) gli investimenti diretti esteri in Italia sono diminuiti del 58%, attestandosi nel 2013 su 12,4 miliardi di euro. Tra le cause ci sono fattori quali procedure, tempi e costi necessari ad ottenere permessi e avviare un progetto. Stime delle Nazioni Unite (Unctad – United Nations Conference on Trade and Development) evidenziano come, nel 2012, gli investimenti diretti esteri abbiano subito una contrazione in Italia del 70% rispetto all’anno precedente. «Siamo in un periodo di sostanziale disinvestimento da parte di investitori esteri – continua Beulcke – non solo perché il fenomeno viene meno, ma anche per la disaffezione degli investitori. Parte di questa disaffezione è dovuta proprio ai casi di “Nimby” (not in my backyard, ndr), e parte a una burocrazia lentissima: per avere una Valutazione di impatto ambientale possono passare anni e questo crea una difficoltà oggettiva per gli investitori».

“Sblocca Italia ultima chiamata”

Per i presidente di Aris, in questo contesto, il decreto Sblocca Italia del governo Renzi è “l’ultima chiamata”. «Siamo curiosi di sapere cosa conterrà – commenta -. Speriamo ci sia uno strumento come idébat public, un istituto che in Francia funziona abbastanza bene: c’è un consesso che dura  circa quattro mesi, durante i quali il progetto viene discusso con i territori. Poi, però, presa una decisione, i lavori partono. Oggi da noi con la Conferenza dei servizi i tempi non sono certi. Il governo ha fatto un’azione coerente, cioè mandare le lettere ai sindaci per vedere quali investimenti si possono completare e quali no. Ma il problema è che spesso sono gli stessi sindaci a bloccare».

Secondo la ricerca, in effetti, politica ed enti pubblici rappresentano il veicolo tramite il quale le contestazioni maggiormente viaggiano e si consolidano: rispettivamente nel 24,7% e nel 23,8% dei casi, ad opporsi ad impianti e opere pubbliche sono proprio questi soggetti, che insieme sfiorano la maggioranza assoluta (48,5%). In termini assoluti, restano comunque prevalenti le contestazioni di matrice popolare (comitati, etc) con il 32,2%. Con il 13,9% – in crescita rispetto al 9,8% del 2012 – seguono le opposizioni espresse da associazioni ambientaliste. 

Tra le proposte arrivate al governo sulle opere da completare ci sono anche quelle di associazioni come Legambiente. Cambierà l’approccio alle opere pubbliche? «Il metodo dello Sblocca Italia è un punto di partenza positivo – risponde il presidente di Aris -. Ma uno uno Sblocca Italia reale ci sarà quando accanto alla riforma del titolo V e all’introduzione di strumenti come il debat publique in sostituzione delle procedure esistenti, a partire dalla Conferenza dei servizi, si potrà ridurre il fenomeno del Nimby».  

La denuncia della “logica anti-industrialista”

Per Beulcke il fenomeno del Nimby è soprattutto di tipo culturale. «In Italia  – sottolinea – c’è una logica anti-industrialista, che può essere ribaltata con opere di comunicazione da parte delle imprese, a partire da Confindustria. Un’opera come la Tap, ad esempio, è un’infrastruttura con impatto ambientale risibile. Su questo tema va informata la popolazione e le campagne di informazione vanno fatte sia opera per opera sia a livello più generale».

Mose e Expo, la vittoria del Nimby

Se continueranno scandali come quelli del Mose e di Expo, con livelli di corruzione a tanti livelli e perpetuati per anni, come dare torto a chi si oppone alle grandi opere? «Sono casi che preoccupano – dice Beulcke -. Se dal punto di vista ingegneristico il Mose viene salutato nel mondo come un esempio, il tutto viene inquinato dalla corruzione. Hai voglia a fare la lotta contro il Nimby, quando basta una compagnia di tangentari per rovinare il lavoro di anni. È giusto parlare di alto tradimento, come ha fatto Renzi. Ci vorrebbero pene severe, se non violente. È un danno in termini di credibilità del sistema Italia».

Le opere contestate

Ma per cosa protestano oggi comitati e sindaci? Con 213 opere contestate (63,4% del totale), spiega la ricerca, il comparto elettrico è in testa della classifica dei settori maggiormente colpiti dalla sindrome Nimby. Nel 2004, il dato si attestava solo sull’11,6 per cento.

Trend inverso per il settore dei rifiuti, che esprime il 25,3% degli impianti contestati (nel 2004 era al 78,8%). Questa diminuzione, secondo Beulcke, è però dovuto quasi esclusivamete alla diminuzione delle nuove realizzazioni, per effetto di leggi regionali più stringenti. Da ultimo, il comparto delle infrastrutture evidenzia 32 opere contestate, raddoppiando la propria incidenza dal 4,8% del 2011 al 9,5% del 2013.

Considerando il solo settore della produzione di energia elettrica – esclusi quindi gli elettrodotti, gasdotti, etc – le fonti rinnovabili catalizzano le opposizioni del territorio nell’87,4% dei casi. L’opposizione alle rinnovabili, secondo il presidente di Aris, spiega meglio di ogni altra il fenomeno Nimby. «A livello di sistema non sono osteggiate. Ma nel momento in cui una pala eolica viene installata nel cortile di casa tua, ti disturba. Questo mostra come ci sia a volte una difesa di interessi egoistici».  

Non a caso, la classifica degli impianti più contrastati per tipologia è guidata dalle centrali a biomasse, alimentate quindi da una fonte rinnovabile: con 111 strutture contestate, questa categoria supera ampiamente discariche, termovalorizzatori e impianti eolici (22 opposizioni) e le infrastrutture autostradali (19). 

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