Visto che il mondo è pieno di squali, bisogna imparare a proteggersi. Soprattutto da quelli non metaforici, cioè reali, che nuotano in acqua e possono attaccare anche esseri umani. Secondo alcune statistiche nel 2013 ci sono stati 72 attacchi, con dieci morti. Non sono tanti, tutt’altro. Ma è meglio evitare che accada a qualcuno di noi, no?
In generale, è meglio seguire delle semplici regole di buon senso. Andare in gruppo, nuotare in acque non profonde, evitare i posti in cui hanno già colpito e potrebbero ritornare. Ma si può fare anche altro: non nuotare di notte, ad esempio, e rinunciare a quel romantico tuffo con la luna piena. Altrimenti potreste lasciarci una gamba. Oppure, usate dei costumi non sgargianti: stay gray, alla Don Abbondio, e non vi succederà niente.
E se vi attacca? Nel momento dello scontro scappare non serve a nulla. O si cerca protezione, appoggiandosi a qualche scoglio, o rintanandosi in un angolo.
Se non c’è questa possibilità, come in ogni sventura della vita, reagite e colpite. Non il naso, altrimenti perdete la mano al volo. Puntate agli occhi e alle branchie e (forse) vi salverete.