TaccolaLe grandi imprese stanno assumendo, ma solo all’estero

Le grandi imprese stanno assumendo, ma solo all’estero

Nella decisione su dove investire tra Italia ed estero, in questi anni le imprese italiane non hanno avuto dubbi: fuori dai confini. Al di là delle speranze date dalle operazioni di backshoring, il ritorno delle imprese sul territorio nazionale dopo le delocalizzazioni, ci sono i numeri con la loro chiarezza. Ne basta uno a dare l’idea: dal 2009 al 2013 le imprese manifatturiere hanno incrementato del 70% i dipendenti all’estero. Nello stesso periodo, il numero di quelli in Italia è invece sceso dello 0,8 per cento. 

Queste sono le medie, che tengono conto dei 40 maggiori gruppi industriali italiani, analizzati dall’Annuario R&S (ricerca e studi), appena pubblicato da Mediobanca. Se dall’analisi si esclude il dato relativo alla Chrysler, l’incremento all’estero si riduce a un più modesto +34%, mentre il dato italiano resta ugualmente negativo. 

Considerando tutti i maggiori 50 gruppi societari italiani (i 40 industriali più sette gruppi bancari e tre assicurativi), il verdetto è ancora più pesante, guardando al lato italiano: -3,6% di dipendenti in Italia e +36,2% all’estero). 

L’aspetto ancora più preoccupante dello studio di Mediobanca riguarda le percentuali di impiegati all’estero, in rapporto a quelli complessivi. Se solo nel 2009 erano il 50,8% del totale, nel 2013 sono diventati il 59,3 per cento. 

Una società come Pirelli è esemplificativa: i dipendenti all’estero dal 2009 sono saliti del 36,8%, mentre quelli in Italia sono stati ridotti del 19 per cento. A conti fatti, oggi il 90,5% di chi lavora per la società della Bicocca lo fa fuori dall’Italia. A Pirelli è seconda solo Impregilo, ora Salini Impregilo, che occupa all’estero il 90,2% delle persone. I suoi lavoratori extra-confine sono saliti di ben il 46,7%, dal 2009, mentre in Italia calava la mannaia: -31,8 per cento. 

Su queste dinamiche influiscono certamente anche le acquisizioni. Così si spiega il +97% di dipendenti all’estero rispetto al 2009 di Exor, la holding che controlla il gruppo Fiat-Chrysler Automobiles (Fca), e il +136% di Campari, nota per aver fatto shopping tra gli spirits in giro per il mondo. 

Sono comunque dati di cui bisogna ricordarsi, in particolar modo se si parla di gruppi che stanno licenziando in Italia, e che per di più sono di proprietà pubblica. È il caso di Eni. Dopo la manifestazione a Gela del 28 luglio, il 29 luglio è stata la volta dello sciopero a livello nazionale, a causa degli annunciati ridimensionamenti degli stabilimenti italiani. L’Ente italiano idrocarburi dal 2009 ha incrementato del 30,2% i dipedenti all’estero, mentre nello stesso periodo riduceva del 23,7% quelli dentro i confini. 

Di seguito, i dati in dettaglio per le 50 maggiori aziende e lo spaccato delle imprese pubbliche e private: 

Dipendenti estero Dipendenti italia
Var. % 2013‐2009 Var. % 2013‐2009
A2A 2.773 08
ACEA ‐41,9 ‐2,1
Aurelia 67
Brembo 54 07
Buzzi Unicem ‐6,9 ‐16,4
Caltagirone ‐7,6 ‐22,6
Cofide 24 01
Cremonini ‐47,2 25
Danieli & C. 65 09
Davide Campari 137 ‐2,3
Edison ‐12,8
Edizione 02 ‐5,8
ENEL ‐13,8 ‐10,1
Eni 30 ‐23,7
Exor 97 00
Fininvest 07 ‐8,1
Finmeccanica ‐12,6 ‐12,6
HERA 29
IMMSI 23 ‐8,7
Indesit Company 04 ‐18,7
Iren 78
Parmalat 25 ‐15,6
Pirelli & C. 37 ‐18,9
Prada 101 18
Prysmian 79 07
RCS MediaGroup ‐43,8 ‐23,0
Recordati 38 02
Impregilo (ora Salini Impregilo) 47 ‐31,8
Snam (*) ‐4,3
Telecom Italia ‐2,0 ‐12,7
TERNA n.c. ‐0,1
TOD’S 72 24
Totale 36 ‐3,6

fonte: elaborazione Linkiesta su dati Mbres – Mediobanca

Dipendenti estero Dipendenti italia
Var. % 2013‐2009 Var. % 2013‐2009
Gruppi Industriali Pubblici 5 ‐4,1
di cui:
Eni 30 ‐23,7
ENEL ‐13,8 ‐10,1
Local Utilities + Edison 284 14
Altri ‐12,6 3

fonte: elaborazione Linkiesta su dati Mbres – Mediobanca

Dipendenti estero Dipendenti italia
Var. % 2013‐2009 Var. % 2013‐2009
Gruppi Industriali Privati 49 ‐3,2
di cui:
Manifattura 71 ‐0,8
Altri 1 ‐5,7

fonte: elaborazione Linkiesta su dati Mbres – Mediobanca

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