Anatomia semiseria della canzone contemporanea

Anatomia semiseria della canzone contemporanea

Vi sembra che le canzoni negli ultimi tempi siano tutte uguali e prevedibili? Non vi sbagliate. Già una volta avevamo evidenziato la scarsa inventiva degli autori d’oggigiorno. Qualcuno, poi, ha deciso di fare di più: è l’artista canadese John Atkinson, che ha creato una scherzosa (ma non così lontana dalla verità) anatomia delle canzoni.

Divise per generi, ogni canzone ha una sua struttura ben definita, che si ritrova in ogni esemplare. Prendiamo le canzoni classificate come “Indie”. Si parte con un bel banjo (ad esempio questa) fino a quando non si arriva a un forte “hey!”, che scuote tutta la struttura. Parte poi il leitmotiv testuale, cioè soliti problemi da ventenni o quasi, ed è la parte più lunga. Si conclude con un altro “hey!”, che chiude i problemi post-adolescenziali e che precede il banjo finale, con cui finisce la canzone.

Vi convince? No? Forse è meglio che buttiate un occhio voi stessi.

Concedendo l’utilizzo del lavoro dal titolo “Anatomia di canzoni” per un articolo che pubblicato su Linkiesta.it, John Atkinson non rinuncia in alcun modo a diritti d’autore, diritti di riproduzione o proprietà intellettuale sul suddetto o su qualsiasi altro materiale illustrativo presente sul sito Wrong Hands

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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