Hillary Clinton critica il “troppo cauto” Obama

Hillary Clinton critica il “troppo cauto” Obama

In un’intervista rilasciata a Jeffrey Goldberg, giornalista dell’Atlantic, Hillary Clinton ha criticato duramente il presidente Barack Obama (ai minimi di popolarità negli Stati Uniti). Secondo lClinton, se lo Stato Islamico è riuscito a conquistare tanto terreno in Iraq è grazie a un vuoto di potere creatosi sul campo. Vuoto di cui gli Usa sarebbero diretti responsabili, a partire dalla decisione di non intervenire nella guerra civile siriana. 

L’intervista è stata pubblicata ieri, 10 agosto, ma è stata fatta prima che Barack Obama autorizzasse i raid aerei sull’Iraq. 

Vi proponiamo alcuni estratti dell’ampia introduzione scritta dal giornalista. Rimandiamo all’articolo originale per l’intervista integrale.  

In un’intervista che mi ha rilasciato all’inizio della scora settimana, Hillary Clinton aveva usato il suo linguaggio più tagliente per descrivere il “fallimento” derivato dalla decisione di mantenere gli Stati Uniti ai margini nella prima fase della rivolta siriana. «Il fallimento nell’aiutare gli oppositori di Assad a costruire una forza di combattimento credibile — che fossero islamisti, laici, o qualunque cosa nel mezzo — ha lasciato un grande vuoto, che ora gli jihadisti hanno riempito», ha detto Clinton. 

Come scrive nelle memorie relative ai suoi anni presso il Dipertimento di Stato (Hard Choices), è stata una sostenitrice interna all’amministrazione della necessità di fare di più per aiutare la ribellione siriana. Ora, sostengono i suoi supporter, la sua posizione è stata vendicata dai fatti più recenti. Analisti professionisti dell’operato di Hillary Clinton (ce ne sono battaglioni interi) mi hanno riferito che è solo questione di tempo prima che dia il via a un energico tentativo di evidenziare le differenze tra sé e l’impopolare presidente contro cui corse e per cui poi lavorò.  

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Certamente Hillary Clinton ha usato un sacco di parole gentili per l’«incredibilmente intelligente» e il «ponderato» Obama, e ha espresso indulgenza e comprensione per le diaboliche e complicate sfide che affronta. Ma ha anche lasciato capire che considera il suo approccio alla politica estera troppo cauto e ha spiegato che l’America ha bisogno di un leader convinto che il Paese, nonostante i suoi numerosi errori, sia una forza indispensabile per affermare il bene. A un certo punto, ho menzionato lo slogan che il Presidente Obama ha da poco coniato per descrivere la dottrina alla base della sua politica estera: «Non fare cazzate» (un’espressione spesso tradotta con «Non fare cose stupide» in incontri poco meno che privati).

Questo è quello che Hillary Clinton dice a proposito dello slogan di Obama: «Grandi nazioni hanno bisogno di regole organizzative, e “non fare cose stupide” non è una regola organizzativa». 

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[Hillary Clinton] ha affermato che di fronte alla resilienza e all’espansione del terrorismo islamico gli Usa devono sviluppare una strategia onnicomprensiva per affrontarlo, e ha paragonato questa battaglia a quella che gli Usa hanno fatto contro il comunismo guidato dall’Unione Sovietica. «Una delle ragioni per cui sono preoccupata di quel che sta accadendo in Medio Oriente in questo momento è l’abilità improvvisa di gruppi jihadisti che può colpire l’Europa e gli Usa», ha detto. «I jihadisti stanno governando interi territori. Anche se non ci si fermeranno mai, sono intenzionati a espandersi. La loro ragion d’essere è la lotta contro l’Occidente, contro i Crociati, e noi apparteniamo a questa categoria. Come possiamo fare per limitarli? Sto pensando alle strategie di contenimento, deterrenza, sconfitta».

E ha poi continuato: «Come sai, abbiamo fatto un gran lavoro per contenere l’Unione Sovietica ma abbiamo commesso un sacco di errori, abbiamo supportato persone disgustose, abbiamo fatto cose di cui non siamo particolarmente orgogliosi, dall’America Latina al Sudest asiatico, ma abbiamo avuto una struttura onnicomprensiva in quel che cercavamo di fare e siamo riusciti a sconfiggere l’Unione Sovietica fino al collasso del comunismo». 

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