La pressione delle banche Usa per tenere Londra nell’Ue

La pressione delle banche Usa per tenere Londra nell’Ue

Le grandi banche di Wall Street stanno facendo piani per spostare in Irlanda alcune loro attività con base a Londra. È così che fanno fronte alla possibilità che la Gran Bretagna decida di uscire dall’Unione Europea. A raccontarlo, sul Financial Times, sono i reporter Martin Arnold e Sam Fleming, che citano fonti anonime e interne a Bank of America, Citigroup e Morgan Stanley. L’Irlanda, riferiscono, sarebbe la località più favorevole per continuare alcuni dei loro affari europei, nel caso in cui avessero bisogno di spostarli fuori dalla Gran Bretagna. Anche se si tratta di piani davvero embrionali, le grandi banche si stanno preparando di fronte alla prospettiva di un’eventuale uscita del Regno Unito dall’Ue, a cui contribuirebbe anche la creazione di una unione bancaria europea. 

Ecco alcuni passaggi significativi dell’articolo:

Molte banche statunitensi e asiatiche hanno deciso di trasferire le loro principali attività europee attualmente in Gran Bretagna, ottenendo automaticamente un “passaporto” per effettuare i loro servizi in tutti i 28 Paesi dell’Unione Europea.
I dirigenti di vertice delle banche americane sostengono che la Gran Bretagna ha poche probabilità di mantenere gli stessi diritti nel caso in cui lasciasse l’Unione Europea, il cosiddetto scenario “Brexit”. Il premir David Cameron ha promesso di indire un referendum per rinegoziare l’appartenenza all’Unione Europea nel caso in cui il suo partito conservatore vinca le elezioni di maggio.

I dirigenti delle banche americane in Europa sono restii a parlare pubblicamente della questione per paura di sconvolgere le autorità britanniche. Uno di loro afferma: «Non penso che le persone si stanno rendendo conto. Un sacco di attività relative all’Ue, che non potranno più essere svolte a Londra, non esisteranno più». 

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La Gran Bretagna ospita più di 250 banche straniere e lo scorso anno ha prodotto un surplus commerciale di servizi finanziari del valore di 71 miliardi di dollari, un terzo del quale proviene dal commercio con l’Unione Europea, secondo TheCityUk, un gruppo che fa lobby in ambito finanziario.

Secondo molti analisti, se la Gran Bretagna lascia l’Unione Europea, Francoforte o Parigi sarebbero le alternative più probabili per banche americane che cercano di spostare le loro attività fuori dal Regno Unito.

Ma l’attrazione irlandese per le banche statunitensi è fatta anche di un basso tasso di imposta sulle società, di popolazione che parla inglese, di un sistema legale simile a quello britannico, e dell’appartenenza all’Unione Europea.  

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L’Associazione delle Banche Straniere, i cui membri includono BofA (Bank of America, ndr), Société Générale e Sumitomo Mitsui Trust Bank, afferma che la Gran Bretagna dovrebbe rimanere dentro l’Unione, visto il volume del business con il resto dell’Europa e l’importanza dell’influenzare le sue decisioni.  

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