Magistratura a pezzi, ora scoppia la grana De Magistris

Portineria Milano

Magistratura a pezzi, ora scoppia la grana De Magistris

Con un Consiglio Superiore della Magistratura appena insediato, già prostrato dalla battaglia dentro la procura di Milano di questa estate, una Corte Costituzionale che non riesce a trovare la quadra sui componenti e un presidente del Csm in scadenza – vedi alla voce presidenza della Repubblica ovvero Giorgio Napolitano – tra le toghe scoppia la grana Luigi De Magistris. Il sindaco di Napoli è stato condannato per abuso d’ufficio nell’inchiesta Why Not. E a quanto pare non vuole rispettare la sentenza. Secondo i giudici sono state troppe le intercettazioni senza le necessarie autorizzazioni delle Camere sui tabulati delle utenze di ben 5 parlamentari, tra cui una del presidente del consiglio: Romano Prodi, Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti e Antonio Gentile. La Legge Severino parla chiaro, deve dimettersi dall’incarico di primo cittadino, come peraltro accadde a Silvio Berlusconi nel novembre del 2013 dopo la condanna per Mediaset. La sospensione è di 18 mesi. Ma De Magistris non ci sta. E ha iniziato a sparare bordate contro le stesse toghe: «Sono i giudici a doversi dimettere». E ancora: «Siamo di fronte a uno Stato profondamente corrotto».

L’incrocio è letale. Anche perché allo stesso tempo si discute della riforma della giustizia, con il solito rimpallo di responsabilità tra governo e parlamento. Più che uno scontro politico, appare una e vera e propria battaglia dentro la magistratura, con le vecchie ruggini che tornano a galla. Pietro Grasso, ex magistrato, già procuratore nazionale antimafia, ora presidente del Senato, tra i nomi spendibili a presidente della Repubblica, in visita venerdì 26 settembre a Napoli, lo ha detto a chiare lettere: «La legge Severino è una legge che va applicata, è stata già applicata anche ad altri sindaci. Penso sia inevitabile che sia applicata». Ma soprattutto Grasso ha lanciato un avvertimento: «De Magistris valuterà al meglio la situazione. Sa benissimo che se non lo dovesse fare ci sarebbe comunque un provvedimento da parte del prefetto non appena si renderà esecutiva oppure si depositerà la motivazione». 

De Magistris è un nome che conta ancora tra le toghe. Lo ha detto tra le righe pure Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione: «Ho un rapporto di amicizia con De Magistris ma non condivido neanche un po’ alcune sue esternazioni. Questa è materia di sospensione e non è di competenza dell’autorità che presiedo ma sono convinto che, sbollita la rabbia, si renderà conto che un magistrato rispetta le sentenze». Ma l’attacco più duro è arrivato dall’Associazione Nazionale Magistrati. «Le espressioni usate vanno ben oltre i limiti di una legittima critica a una sentenza, perché esprimono disprezzo verso la giurisdizione», rilevano i magistrati, definendo «gravi e offensive» le parole del sindaco sui giudici del Tribunale di Roma, «tanto più inaccettabili poichè provenienti da un uomo delle istituzioni».

A buttare benzina sul fuoco ci ha pensato anche Marco Travaglio, storica penna del Fatto Quotidiano che pur riconoscendo l’innocenza di De Magistris, nel suo editoriale lo ha invitato a un passo indietro: «Dopo la condanna in primo grado per abuso d’ufficio a 1 anno e 3 mesi, Luigi De Magistris deve lasciare la carica di sindaco di Napoli. Perché è giusto così e perché la legge Severino stabilisce la sospensione senza possibilità di scappatoie (che sarebbe anche poco decoroso imboccare, magari in attesa che il prefetto lo iberni fino all’eventuale assoluzione d’appello). Sono decine i consiglieri regionali, provinciali e comunali sospesi o rimossi per una condanna in primo grado o per una misura cautelare. E la legge è uguale per tutti, come De Magistris ben sa, avendo fatto della Costituzione il faro della sua vita professionale, prima da pm e poi da sindaco».

Il rischio è che la grana De Magistris metta in imbarazzo la sinistra e soprattutto possa rappresentare una sponda per il centrodestra che lo scorso anno ha accettato le dimissioni di Berlusconi dal Senato. Francesco Nitto Palma, forzista presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, ipotizza che «proprio il Csm chieda l’apertura di una pratica a tutela dei magistrati così pesantemente delegittimati». Ma la situazione non è delle migliori. Soprattutto dal punto di vista delle correnti interne, sempre più spaccate e più che mai a rilento a livello di Csm nel sbrigare le pratiche. E poi c’è la politica. La partita sul nuovo sindaco di Napoli è aperta. Ma proprio dentro Forza Italia si gioca una partita doppia. Pare che la fidanzata dell’ex Cavaliere Francesca Pascale – secondo i bene informati sempre vicina alle vicende legate alla Campania – sia già alle grandi manovre.