«Con Mattarella recuperiamo la Dc, comunisti superati»

«Con Mattarella recuperiamo la Dc, comunisti superati»

«Oltretevere c’è lo Spirito Santo che ha vegliato sull’elezione di Papa Francesco, al di qual del fiume è arrivato il buon senso». Al telefono con Linkiesta Mariapia Garavaglia non nasconde la soddisfazione. Ha parlato con Mattarella nelle ultime ore. «Non credo alle superstizioni e gli ho fatto gli auguri in anticipo. Dopo anni di lavoro mi chiama Pia». Lo stato d’animo del diretto interessato? «Sereno, si è dimostrato ancora una volta l’uomo che sa apprezzare le cose quando accadono». Garavaglia è stata ministro della Sanità, deputata e senatrice in cinque legislature, capo della Croce Rossa e fondatrice del Pd, nonchè amica di lunga data del presidente della Repubblica. Quando lui si dimise da ministro dell’Istruzione nel governo Andreotti 6, lei era sottosegretario alla Sanità e ancora mastica amaro per quella legge Mammì. «Ma Sergio non è antiberlusconiano, non è anti nessuno, è semplicemente uno che difende le regole».

Balene bianche, mari in tempesta. Garavaglia e Mattarella hanno solcato le stesse correnti, prima dentro la Democrazia Cristiana e poi nel Partito Popolare Italiano. «De Mita lo costrinse a entrare in politica dopo la morte del fratello Piersanti, e fu una vera conquista». Cene, riunioni, battaglie. Come nel luglio del 1994, quando al congresso del Ppi Mattarella si oppose alla candidatura di Rocco Buttiglione alla segreteria del partito, favorevole all’abbraccio col Polo di Berlusconi. Quel giorno Garavaglia lo ricorda bene: «Lasciammo l’hotel Ergife con molto dolore, ci trovammo davanti a un vero e proprio golpe, ma Sergio ci guidò e siamo andati avanti senza rancore». 

Oggi il vento è cambiato. “Sergiuzzo” è stato eletto al Quirinale con numeri che asfaltano i dubbi, conquistando la minoranza Pd e battendo le lacerazioni di Forza Italia. Moriremo democristiani? L’elezione dell’ex ministro siciliano ha il sapore del tramonto per la tradizione della falce e del martello. «Quando noi eravamo in campo dovevamo superare i comunisti ma anche molti nostri trinariciuti interni». Oggi, continua Garavaglia, «con Mattarella recuperiamo una storia di bella politica». Leggasi Democrazia Cristiana. «Noi siamo vecchi e dobbiamo chiederci chi viene dopo di noi. E Sergio darà testimonianza ai giovani dell’altezza delle istituzioni, sarà capace di riavvicinare il Paese alla politica. Il mio non è un auspicio ma una certezza».

Anche sul profilo del nuovo Capo dello Stato l’amica e collega non ha dubbi: «La formula è fin troppo abusata, ma si potrebbe dire che è l’uomo della Provvidenza». Un ponte col paese reale nel momento delle macerie. «La caratteristica di Sergio è la mitezza, che poi è la nostra concezione della politica, il contrario dello scenario odierno. Noi ci scontravamo coi comunisti ma poi rimanevamo amici. C’era rispetto per gli avversari. Oggi il paese vive tensioni e rancori, Mattarella può dare il buon esempio e non verrà mai meno alla difesa della Costituzione». Intanto commentatori e colleghi lo descrivono grigio. «Sergio è l’uomo delle regole, una persona rigorosa e di grande austerità, d’estate porta vestiti chiari e di grigio ha solo i capelli». Peraltro dello stesso colore da decenni, quasi a sottolineare una coerenza fisica oltre che politica. «È un professore che ha mantenuto la doppia passione per l’insegnamento e la politica, cose che non ti fanno per nulla ingrigire. Anzi, lui sa ridere quando è il momento e vedrete che si farà amare dagli italiani». 

Nel frattempo ha fatto commuovere Rosy Bindi e unito il Partito Democratico. Miracolo o fuoco di paglia, qualcosa è cambiato all’ombra dei Palazzi romani. «Renzi ha compiuto un’operazione politica perfetta. Abbiamo un segretario che usa tutte le regole del Pd, scritte dal altri, per superare tutto quello che c’è stato, compresi i comunisti». Non solo, agli occhi dell’ex senatrice l’elezione di Mattarella rappresenta una sorta di seconda nascita per il Partito Democratico. «Oggi – conclude Garavaglia – finisce il lungo noviziato del partito, poi bisognerà capire se e come questa ampia convergenza di voti per Mattarella si traduca in solidarietà sulle riforme». Lì di mitezza ne servirà parecchia.