Esposito salva l’Italicum: «Da Renzi nemmeno un grazie»

Esposito salva l’Italicum: «Da Renzi nemmeno un grazie»

Il protagonista della giornata politica è Stefano Esposito. Senatore del Partito democratico, piemontese, vicepresidente della commissione Lavori pubblici. Una star inattesa, ma indiscutibile. Se la maggioranza approverà senza troppi intoppi la nuova legge elettorale, il merito è suo. E dell’emendamento a sua firma che grazie al regolamento di Palazzo Madama permetterà di eliminare le oltre 40mila proposte di modifica in attesa di voto. Lui si schermisce. «Un po’ di tecnica parlamentare la conosco, ascolto i dibattiti, seguo le sedute. Non è mica roba da geni della lampada». Intanto nell’Aula del Senato monta la polemica. Le opposizioni puntano il dito contro l’unico emendamento alla legge elettorale depositato da Esposito. Nel testo sono contenuti tutti gli elementi previsti dall’ultima versione dell’Italicum. Il premio di maggioranza per chi raggiunge il 40 per cento, la soglia di sbarramento al 3 per cento. I cento collegi plurinominali e gli altrettanti capilista bloccati. C’è persino la clausola di salvaguardia che posticipa l’entrata in vigore della legge all’estate del 2016. È una proposta di modifica premissiva, tra le prime ad essere votate. Se approvata, di fatto finirà per cancellare circa il 90 per cento degli altri emendamenti. 

Se il Patto del Nazareno è salvo, il merito è un po’ anche di Stefano Esposito. Il primo riconoscimento arriva proprio dal segretario del Pd Matteo Renzi. Nel pomeriggio va in scena al Senato l’assemblea di gruppo che sancisce la spaccatura all’interno del Partito democratico. «Propongo di stare sul testo del senatore Esposito – spiega il premier ai suoi – Facendo così, in 48/72 ore arriveremmo all’approvazione della nuova legge elettorale». Alla fine 29 senatori guidati da Miguel Gotor decidono di non partecipare al voto. Ma il documento depositato da Esposito mette al riparo l’Italicum.

“Tagliola”, “Cavallo di Troia”, “supercanguro”. A Palazzo Madama i paragoni si sprecano. Intanto il senatore piemontese rischia seriamente di passare alla storia. Durante il lungo dibattito in Aula l’opposizione ribattezza la legge elettorale con il suo nome: un po’ beffardamente l’Italicum diventa l’Espositum. Ma i toni sono tutt’altro che scherzosi. Al Senato è battaglia. Per quasi tre ore i senatori di Lega Nord, Sel e Cinque Stelle provano a depotenziare gli effetti dell’emendamento Esposito.

Qualcuno accusa il parlamentare democrat di aver depositato il testo fuori dal tempo massimo consentito. Il limite era stato fissato alle 20 dello scorso 13 gennaio. Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli assicura di aver visto Esposito presentare l’emendamento poco oltre l’orario permesso. Ci sarebbero anche tredici testimoni pronti a confermare. «Non è assolutamente vero» si giustifica Esposito a fine seduta. Il senatore Pd racconta la sua verità in un corridoio del Palazzo, prima di concedersi alle telecamere. «L’emendamento è stato presentato entro il limite – ricorda – Esattamente alle 19.58». La vicenda diventa un caso. In Aula il senatore del Carroccio Nunziante Consiglio giura di essere in possesso di un video che dimostrerebbe il contrario. È pronto a metterlo in rete, su youtube. «I leghisti hanno un video? Che lo proiettino allora…» replica sarcastico Esposito. 

Regolamento alla mano, qualcuno solleva un altro caso. Per come è stato scritto, l’emendamento non poteva essere accolto. Doveva essere trasformato in un ordine del giorno. «Questo non è un problema che mi riguarda – alza le spalle l’ideatore dell’Espositum – se la prendano con gli uffici del Senato». Inutile dire che il senatore piemontese è orgoglioso della sua intuizione. Prendere in contropiede esperti della tecnica parlamentare del calibro di Roberto Calderoli non è cosa di tutti i giorni. Ecco perché quando qualcuno lo accusa di aver barato sui tempi di presentazione perde le staffe. «Ho consegnato il mio emendamento alle 19.58 e me ne sono andato – risponde al leghista durante la seduta – L’ho depositato prima di lei, mentre eravate impegnati a farvi i selfie con i fotografi. Sarò anche più giovane, ma non le permetto di darmi del bugiardo». Più tardi Esposito tiene il punto. E a fine seduta racconta soddisfatto: «In Parlamento ci sono troppi scienziati o presunti tali. Lo dico a Calderoli: quando qualcuno vi supera, meglio lasciar perdere e prenderne atto»

E proprio sulla furbizia di Esposito ironizza in Aula il senatore di Gal Vincenzo D’Anna. «Rivendico le radici dell’intelligenza napoletana di Esposito. È napoletano quando presenta gli emendamenti ed è torinese quando li scrive. Perché li scrive in italiano…». Al netto del sarcasmo, Esposito offre all’esecutivo la via d’uscita da una situazione che rischiava di essere complicata. Anche se restano i problemi politici legati alla spaccatura dentro il Partito democratico. «Ma io è da un anno e mezzo che pongo il problema – racconta parlando della minoranza – Così non si può andare avanti. Non ho mai condiviso l’idea che dentro un partito ognuno potesse fare quello che vuole. Oggi arriviamo al paradosso che qualcuno si richiama alla libertà di coscienza anche per una legge elettorale. E quando ci occuperemo di bioetica che succederà?».

Certo, il dubbio resta. L’emendamento è stato ideato da Esposito, oppure la mossa è stata suggerita da qualcuno? Magari dalle parti di Palazzo Chigi… «Assolutamente no» risponde il senatore convinto. Altro che regia occulta. «Guardi che il governo si è accorto del mio emendamento solo venerdì». Se qualcuno tira in ballo la fortuna quasi si offende. «Non c’è nulla di casuale. Un po’ di tecnica parlamentare la conosco, ascolto i dibattiti, seguo le sedute. Quando ho visto che spacchettavano la legge elettorale, io l’ho ricomposta. Non è mica roba da geni della lampada». Almeno da Palazzo Chigi sarà arrivato un sentito ringraziamento. «No, nessuno – ammette Esposito – Ma in politica si sa, i ringraziamenti non esistono». 

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