Roma, di notte i ragazzi si vendono a Valle Giulia

Roma, di notte i ragazzi si vendono a Valle Giulia

Viaggio in due puntate nel mondo della prostituzione a Roma. Numeri e storie di un mercato che non conosce crisi. I transessuali di Tor Sapienza, la tratta delle nigeriane, i giovani “marchettari”, le invisibili prostitute cinesi e le ultime italiane. Chi sono i clienti, come si muove la polizia, fino a dove arriva lo sfruttamento.

SECONDA PARTE – A prima vista il piazzale sembra deserto. Basta spegnere il motore e aspettare pochi minuti. Qualcuno esce dai cespugli, si avvicina. È un ragazzo giovanissimo. Avrà vent’anni. Cappellino in testa e smartphone in mano, gira attorno alla macchina e finge disinteresse. Poi si ferma a pochi metri di distanza. Non ci sarebbe nulla di strano, se non fossero le due di notte. Alcune auto passano veloci, due o tre volte. Poi si fermano, accendono e spengono i fari. L’avvicinamento al cliente segue un preciso rituale. Roma Nord, Valle Giulia. La prostituzione che non ti aspetti va in scena davanti a Villa Borghese. Sulla scalinata che domina la Galleria d‘Arte Moderna.

Roma Nord, Valle Giulia. La prostituzione che non ti aspetti va in scena davanti a Villa Borghese. Sulla scalinata che domina la Galleria d‘Arte Moderna

«Lo scenario è quello pasoliniano dei ragazzi di vita» racconta Federica Gaspari, psicologa della cooperativa Parsec, attiva in città nell’ambito della prostituzione e dello sfruttamento sessuale. È un fenomeno marginale, molto nascosto. Ma radicato. A vendersi per strada sono giovanissimi, raramente hanno più di venticinque anni. In alcuni casi si tratta di minori. I ragazzi lavorano nella zona di Valle Giulia, ma anche a Piazza della Repubblica e all’Esquilino, vicino la stazione Termini. Molti sono italiani. Si prostituiscono assieme a nordafricani e rumeni. Non sono necessariamente omosessuali, ma la clientela è unicamente maschile. «Per le nostre unità di strada sono difficili da avvicinare» spiega ancora Federica Gaspari. «Spesso la prostituzione è una risorsa estrema per sopravvivere». I clienti non pagano solo la prestazione. A volte li ospitano, li invitano a pranzo. Offrono da dormire per la notte. E non di rado vengono rapinati. «Una realtà che non accade quasi mai con la prostituzione femminile», conferma una fonte della Questura di Roma.

Per chi ha soldi da spendere, nella Capitale della prostituzione non ci sono limiti. Ragazze dell’Est, africane, orientali, transessuali. Sulla strada si trova di tutto. Anche minorenni. Le cooperative sociali lanciano l’allarme. «Quelle che si prostituiscono sui marciapiedi sono quasi tutte giovanissime, tra i 18 e i 20 anni» rivela Irene Ciambezi, responsabile del servizio antitratta a Roma della Comunità Papa Giovanni XXIII. «Ma c’è una significativa percentuale di minori che non può essere sottovalutata». Secondo le stime della cooperativa Parsec sono almeno il 20 per cento. Una prostituta su cinque.

«C’è una significativa percentuale di minori che non può essere sottovalutata». Secondo le stime della cooperativa Parsec sono almeno il 20 per cento. Una prostituta su cinque

Sulle strade della Città Eterna si compra e ci si vende. Ogni servizio ha il suo prezzo. «Le più economiche sono le nigeriane – racconta Gaspari – poi ci sono le rumene». La prestazioni sessuali in auto partono da trenta euro, ma per appartarsi in una pensione si può arrivare fino a 150. Nel caso dei transessuali il prezzo sale, sono i più ambiti. «Molto più delle donne», raccontano. Il listino del sesso a pagamento prosegue. C’è chi spende di più per avere rapporti con ragazze in stato interessante. «E sono molte le donne incinte che lavorano per strada» confermano in Questura. «La maggior parte resta sul marciapiede fino al settimo mese». E poi ci sono i rapporti non protetti. Per una prestazione senza profilattico il costo aumenta ancora. «Secondo le nostre rilevazioni su Roma – spiega Irene Ciambezi – il 70 per cento dei clienti chiede alle ragazze prestazioni non protette». 

Domanda e offerta. Come ogni mercato, anche quello della prostituzione ha finito per sentire le conseguenze della crisi. Anni fa le ragazze rumene che si prostituivano in Spagna si trasferivano sulle nostre strade, perché qui si lavorava di più. Adesso la migrazione si è fermata. Intanto i prezzi scendono e ognuno si arrangia come può. A Roma le prostitute cinesi esercitano rigorosamente al chiuso, lontano dai marciapiedi. «Eppure qualche mese fa – racconta una fonte in Questura – un gruppo di orientali ha iniziato a frequentare viale Palmiro Togliatti. Per una ventina di giorni hanno offerto prestazioni sessuali al ribasso, a quindici euro».

I clienti delle prostitute non mancano. È difficile tracciare il profilo dei romani che comprano sesso sulle strade. «Ci vanno tutti – tagliano corto in Questura – Dal grande professionista al pregiudicato». In città si stimano almeno 6-7mila prestazioni al giorno. Considerato un fisiologico ricambio della clientela, non è azzardato ipotizzare almeno centomila clienti più o meno regolari. «Parliamo di chi ha già una moglie a casa – continua Irene Ciambezi della Comunità Giovanni XXIII – esponenti del ceto medio. Sfatiamo il mito del ragazzino alle prime esperienze che vuole provare la prostituta».

Se i clienti pagano, non tutti i soldi finiscono alle lucciole. Il ricco mercato del sesso nella Capitale non prescinde dagli interessi di sfruttatori e criminalità organizzata. A sentire le cooperative sociali che operano sul territorio la presenza della malavita è concreta. «La stragrande maggioranza delle ragazze che si prostituiscono in strada sono costrette, comunque persuase» spiega Ciambezi. Ci sono le grandi organizzazioni criminali che gestiscono la tratta di esseri umani, spesso in accordo con le mafie italiane. E ci sono quelli che alla Comunità Papa Giovanni XXIII definiscono “mediatori”. Le nigeriane li chiamano “papagiro”. «Sono quelli che accompagnano le ragazze ai loro posti e le vanno a riprendere» Spesso le controllano durante il lavoro. «Sono le uniche figure che ogni tanto la polizia riesce ad arrestare». E poi c’è il controllo dei marciapiedi. A Roma ogni strada è lottizzata, raccontano, e spesso per lavorare bisogna pagare il pizzo. «Ma non sempre sfruttatori di prostitute e controllori dei marciapiedi coincidono – continua Ciambezi – spesso si tratta di bande diverse».

Il fenomeno è complesso. Le situazioni molto diverse tra loro. Pia Covre è la responsabile del Comitato per i diritti civili delle prostitute, realtà che ha fondato più di trenta anni fa. Per tante operatrici del settore è un punto di riferimento. «È sbagliato dire che la maggior parte delle ragazze in strada sono sotto sfruttamento – racconta al telefono – Alcune ragazze sono manodopera portata in Italia proprio come succede per la raccolta di pomodori o per il lavoro nei cantieri. Viene sfruttata la loro condizione di debolezza. Ma ci sono diversi livelli di sfruttamento: alcune ragazze sono alla sbarra, come le nigeriane che devono ripagare il viaggio. Altre fanno una vera e propria contrattazione con chi le aiuta ad arrivare. Magari danno loro il 40/50 per cento del guadagno».

I clienti delle prostitute non mancano. È difficile tracciare il profilo dei romani che comprano sesso sulle strade. «Ci vanno tutti – tagliano corto in Questura – Dal grande professionista al pregiudicato». In città si stimano almeno 6-7mila prestazioni al giorno

Intanto le forze dell’ordine fanno quello che possono. Non molto. In città le pattuglie a disposizione sono poche. Di notte in tutta Roma girano una trentina di volanti. Le ragazze sui marciapiedi vengono fermate, si controllano i documenti. Del resto la prostituzione non è reato, non può essere perseguita. «La nostra attività di contrasto del fenomeno si limita ad azioni di disturbo» raccontano dalla Questura. Sotto promessa di anonimato il dirigente della polizia non gira troppo attorno alle parole. «Con le risorse a disposizione, a Roma il fenomeno della prostituzione non è gestibile. Chi è incaricato svolge il suo lavoro con rassegnazione, senza alcun entusiasmo. Sapendo che quello che viene fatto non avrà comunque alcun risultato». Molto più concreti gli interventi svolti “sull’indotto”, i reati che girano attorno al fenomeno della prostituzione. La droga, la rapine. Non sono troppo frequenti, ma talvolta capitano casi di violenza sessuale. Clienti che picchiano le lucciole e si rifiutano di pagare. Le ragazze hanno imparato a difendersi. Segnano le targhe delle macchine che le abbordano. «E se la vicina di marciapiede non torna velocemente – racconta ancora il funzionario di polizia – ci chiamano e ci segnalano le auto».

Per arginare il fenomeno la repressione non basta. Negli anni della giunta di centrodestra il Campidoglio ha avviato un giro di vite sulla prostituzione con una serie di ordinanze, ma il sistema non ha funzionato. Dal settembre 2008 alla fine del 2012 sono state accertate 59.385 violazioni. Alla fine le multe pagate sono risultate solo 4.164. «Le misure dell’ex sindaco Alemanno hanno avuto un effetto deleterio, relegando la prostituzione in zone più buie e periferiche», spiega il consigliere comunale e presidente dei Radicali Riccardo Magi. La legge non vieta di lavorare in strada e la prostituzione non è reato, «ma di fatto è consegnata alla clandestinità». A sentire Pia Covre il rischio è che «lo Stato conduca una lotta alle vittime e non ai delinquenti. Intanto le prostitute si lamentano, non vorrebbero repressione né recriminazione nei confronti del loro lavoro e dei loro clienti». Quale via d’uscita? Secondo Riccardo Magi «la legalizzazione è l’unico modo per sapere chi si prostituisce volontariamente e chi è sfruttato».

Issouf Sanogo/AFP/Getty Images

I diritti passano anche dalla solidarietà. Ad assistere le prostitute ci sono le unità di strada delle cooperative sociali che lavorano per conto del Comune di Roma e quelle delle associazioni di volontariato. Per il Campidoglio, la cooperativa Parsec effettua un’uscita settimanale di tre ore. Non è molto, ma è quello che si può fare coi fondi a disposizione. Auto private, equipe di tre operatori specializzati. «Ogni volta riusciamo a fare due chiacchiere con una quindicina di prostitute», racconta Federica Gaspari. Assistenti sociali e mediatori culturali danno informazioni sanitarie, distribuiscono profilattici alle ragazze. «Non facciamo pressioni per farle uscire dal giro, è una questione di sicurezza. Anche i volantini che forniamo sono molto generici. Dicono che se ci sono problemi di salute possono presentarsi al nostro sportello, così se gli sfruttatori controllano le tasche non si insospettiscono».

Negli anni della giunta di centrodestra il Campidoglio ha avviato un giro di vite sulla prostituzione con una serie di ordinanze, ma il sistema non ha funzionato. Dal settembre 2008 alla fine del 2012 sono state accertate 59.385 violazioni. Alla fine le multe pagate sono risultate solo 4.164

Allo sportello, dove le vittime di sfruttamento possono usufruire di consulenza medica, legale e psicologica, le prostitute arrivano spesso per interrompere una gravidanza. Poi ci sono le due “case di fuga” dove la donna viene accolta nella prima fase post denuncia. «Ma oggi – spiega Gaspari – accedono ai programmi di protezione solo il 5-10 per cento delle prostitute che sono in strada. Eppure il successo è di quasi il 90 per cento, un numero altissimo per un programma sociale». Sui marciapiedi della Capitale operano anche le unità di strada della Comunità Giovanni XXIII. «La nostra attività – spiega la responsabile Irene Ciambezi – consiste in esperienze di primo contatto con le prostitute, per costruire relazioni che ci permettono di entrare in confidenza con le ragazze». Alle donne che accettano di collaborare viene proposto un percorso in strutture di accoglienza. «Viviamo insieme alle vittime – insiste Ciambezi – A noi queste ragazze chiedono un lavoro vero».

Se è relativamente facile quantificare il numero delle prostitute che operano per strada, è quasi impossibile sapere quante si vendono negli appartamenti. Dalla Questura di Roma ammettono di non avere mezzi né possibilità di studiare il fenomeno. «Non c’è alcun controllo». Fino a poco tempo fa si interveniva solo su segnalazione dei condomini. «Ma ormai – raccontano – i centri dove ci si prostituisce pagano i vicini di casa e nessuno dice più nulla. La riservatezza fa comodo a tutti». Restano le tracce sui siti internet specializzati in appuntamenti, dove le ragazze pubblicano i propri annunci. E sulle pagine dei quotidiani locali, dove non è difficile riconoscere le inserzioni di chi esercita la professione più antica del mondo. Sulla rete esistono persino dei forum appositi. Veri e propri tripadvisor del sesso a pagamento, dove i clienti si scambiano informazioni e commenti sulle lucciole. Alcuni punti di riferimento sono sempre gli stessi, immutati nel corso dei secoli. È il caso della Suburra, il quartiere dell’antica Roma dove più frequentemente esercitavano le prostitute. Nella stessa zona, oggi sorge il rione Monti. In corrispondenza degli antichi lupanari, le lucciole ricevono i clienti nei piccoli appartamenti di via dei Capocci. Duemila anni dopo la storia è sempre la stessa.