Sam Zabel, ovvero la malinconia di Dylan Horrocks

Sam Zabel, ovvero la malinconia di Dylan Horrocks

Sam Zabel e la penna magica , pubblicato da Bao Publishing qualche settimana fa, è un fumetto importante per due ragioni: la prima è che segna il ritorno di Dylan Horrocks, autore neozelandese che, dopo aver tirato fuori dal cilindro, alla fine degli anni Novanta, Hickville — un fumetto che omaggia l’arte di fare fumetti e che in Italia è stato pubblicato nei primi anni Duemila dalla Black Velvet — aspettavamo di rileggere sul racconto lungo. La seconda è, più banalmente, che Sam Zabel e la penna magica, continuando sulla vena metanarrativa, è un bellissimo viaggio nel mondo del fumetto della sua creazione e del rapporto che abbiamo con la fantasia.

Se è vero, come qualcuno dice, che la tendenza alla metanarrativa — ovvero lo scrivere romanzi che parlano di romanzi, film che parlano di film o fumetti che parlano di fumetti — sia una tendenza tipica delle persone malinconiche, allora Dylan Horrocks, visti i trascorsi, deve proprio esserlo.

Digitando come chiave di ricerca il suo nome su Google Images, la prima foto che appare è una foto che ispira proprio una tranquilla e cortese malinconia. Il viso di Horrocks, incorniciato tra il verdone della maglia e il grigio del cielo, è segnato da un sorriso composto e da uno sguardo tra il pacifico e l’arreso dietro le lenti ovali. Dietro di lui c’è un mare sfocato, tranquillo come potrebbe esserlo alla fine di una giornata senza vento di fine autunno.

La malinconia è un ingrediente fondamentale anche delle oltre duecento pagine di questo Sam Zabel e la penna magica. Sam, come Dylan, è un fumettista. E come Dylan, anche lui, dopo aver avuto un momento di produzione ispirata e di successo, entra in un periodo difficile in cui riesce a chiudere solo lavori prezzolati — “da scribacchino” — sceneggiature di fumetti seriali che frustrano Sam e che lo fanno involtolare nella più classica delle depressioni d’artista: il blocco della scrittura.

Horrocks parte da qui, da un foglio bianco che anche lui si è trovato davanti spesso e proprio da qui comincia il viaggio di Sam, che come il più classico dei protagonisti delle fiabe, per superare la difficoltà e tornare ad essere se stesso deve vivere un’avventura rocambolesca.

Da Marte a Venere, da una campagna medieval-decameronica al giappone degli Otaku, Sam salta da un fumetto all’altro e con lui il lettore, sballonzolato in mondi diversissimi tra loro, tra un’orgia di donne verdi e una rissa sul ponte di una nave pirata, alle prese con se stesso e le proprie paure, ma anche con la metafisica della fantasia.

In molti le saltano a piè pari, ma le epigrafi hanno spesso molto da dire dei libri che introducono e Sam Zabel e la penna magica non fa eccezione. In questo caso le epigrafi sono due. “Nei sogni iniziano le responsabilità”, recita la prima, la più affascinante delle due, scritta dal poeta irlandese William Butler Yeats. “Il desiderio non ha morale”, recita invece la seconda, che delle due è decisamente quella più vera, anche se non l’ha scritta né un poeta né uno scrittore. L’ha detta in un’intervista Nina Hartley, che nella vita fa la pornostar.

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