Achille Serra: «Da romano provo dolore, ma non chiamatela Mafia Capitale»

L’intervista

«Nessuno poteva immaginare quello che è successo nella Capitale, da romano sono molto addolorato. Ma io la mafia l’ho vista da vicino, quando ero prefetto di Palermo. Non è la parola giusta per descrivere queste vicende». Parla Achille Serra, già parlamentare e questore di Milano. Durante la lunga carriera è stato per quattro anni il prefetto della Città Eterna. Proprio qui ha conosciuto alcuni dei protagonisti del sistema criminale sotto indagine, come Luca Odevaine. «Un funzionario di prim’ordine, mai avrei potuto immaginare quello che si nascondeva dietro di lui». Uno dei principali business di Mafia Capitale erano proprio gli immigrati. «E questo rende la vicenda ancora più odiosa» racconta Serra. Che poi analizza le polemiche di questi giorni sull’emergenza sbarchi. «Da sola l’Italia non può farcela, il premier deve battere i pugni in Europa. La Lega vuole bloccare le prefetture? È meglio che non ci provi…».

Dottor Serra, l’inchiesta della magistratura su Mafia Capitale l’ha sorpresa?
Mi ha molto colpito. Sono sincero, non mi sarei mai aspettato che potesse succedere una cosa simile a Roma. In passato non abbiamo colto alcun segnale in questo senso. Le faccio un esempio, sui giornali si parla di questo Odevaine (Luca, ex pubblico ufficiale al Tavolo di coordinamento nazionale sull’accoglienza dei rifugiati, uno dei protagonisti dell’inchiesta, ndr). Le posso assicurare che era un funzionario di prim’ordine. Mai avrei potuto sospettare che dietro di lui si nascondesse quell’organizzazione. Non era un mio dipendente, ma da prefetto mi è capitato spesso di aver contatti con lui. Quando c’era un tema particolarmente complesso, il sindaco Veltroni lo affidava a Odevaine. Penso alle celebrazioni per la morte di Papa Giovanni Paolo II, un evento organizzato in maniera perfetta. Era davvero difficile immaginare tutto quello che stiamo scoprendo oggi.

«Odevaine era un funzionario di prim’ordine. Quando c’era un tema complesso, il sindaco Veltroni lo affidava a lui»

Secondo lei è corretto parlare di mafia?
Questo lo potranno stabilire solo i magistrati. Oggi usiamo la parola mafia perché così definisce questi atteggiamenti il codice penale. Ma a mio personalissimo avviso la mafia e la ’ndrangheta sono un’altra cosa. Secondo me ci troviamo davanti a un’associazione a delinquere che in parte ha la configurazione dell’associazione mafiosa. Da ex prefetto di Palermo la mafia l’ho vista da vicino. Quello che sta succedendo a Roma non lo definirei così.

Intanto il Consiglio comunale di Roma rischia di essere sciolto per infiltrazioni mafiose.
La procedura è chiara. Il prefetto nomina una commissione che redige una relazione. Sulla base di questo lavoro, in un secondo momento il prefetto presenta una proposta di scioglimento, o meno, al ministro dell’Interno. Se il titolare del Viminale la accoglie, deve trasmetterla al Consiglio dei ministri. 

«Ormai all’estero l’immagine della nostra Capitale è negativa. Da “romano de Roma” questo mi dà un grande dolore»

Pare difficile che il presidente del Consiglio, segretario del Pd, possa sciogliere un comune guidato da un sindaco espressione del suo partito.
Forse questa può essere una valutazione giusta, ma mi mette molta paura. Se lo scioglimento di un comune sospettato di essere infiltrato dalla criminalità organizzata avviene per motivi politici, ammetto che la cosa mi terrorizza. Mi auguro che la situazione venga esaminata con grande obiettività.

Il sindaco Ignazio Marino è evidentemente estraneo all’inchiesta. Secondo lei, dovrebbe comunque fare un passo indietro come chiedono le opposizioni? 
Queste sono valutazioni che spettano alla persona. Solo lui sa esattamente di cosa era a conoscenza. Il sindaco Marino ha diverse lacune: Roma vive dei problemi importanti che si stanno progressivamente aggravando. Ma credo anche che sia una persona corretta e lontana mille miglia da questa vicenda. 

Certo l’immagine della città ancora una volta ne esce colpita.
Roma è Roma. Quando nel mondo si parla di quello che succede in questa città, tutto viene sempre ingigantito. Ormai all’estero l’immagine della nostra Capitale è negativa. Da “romano de Roma” questo mi dà un grande dolore.

C’è un aspetto particolarmente grave della vicenda Mafia Capitale. La criminalità si arricchiva sulle spalle dei più deboli, dai campi rom ai migranti.
E questo rende la vicenda ancora più odiosa. Rischiano di esserci inevitabili ripercussioni anche in Europa, dove la questione dell’immigrazione è in primo piano. E proprio quando l’Italia sta facendo più del dovuto, quello che altri Paesi non si sognano nemmeno.

«La Lega è pronta a occupare le prefetture? Da ex prefetto le dico solo una cosa: è meglio che non ci provi»

Intanto in Italia è polemica. Il governatore lombardo Roberto Maroni è pronto a bloccare i fondi ai comuni disposti ad accogliere gli immigrati. 
Ho seguito queste vicende da prefetto, quando il ministro dell’Interno era proprio Roberto Maroni. Non dimentichiamo che anche da ministro a un certo punto lui bloccò gli arrivi. Non nascondiamoci dietro un dito: il nostro Paese ha la solidarietà insita, quando si parla di immigrazione facciamo l’impossibile. Ma è evidente che se l’Europa non scende in campo attivamente, i nostri presidenti di Regione sono in grande difficoltà. Guardi, sono d’accordo quando Maroni dice che il nostro presidente del Consiglio, si chiami Matteo Renzi o no, deve andare a battere i pugni sul tavolo dell’Europa. Non ci illudiamo: questa situazione è solo all’inizio. Ci sono centinaia di migliaia di persone che presto arriveranno sulle nostre coste. Sarebbe bello se potessimo accogliere tutti, ma non credo che ce la possiamo fare.

Intanto per bloccare i migranti la Lega si dice pronta a occupare le prefetture.
Da ex prefetto le dico solo una cosa: è meglio che non ci provino. Però ripeto, di fronte a questa situazione non si può rimanere passivi. È necessario che l’Europa intervenga. Quando ero prefetto mi sono occupato di queste vicende, ma allora la situazione era molto minore rispetto a quella attuale. Oggi non vorrei essere nei panni dei prefetti.

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