Ai domiciliari Tredicine, re delle preferenze e delle bancarelle romane

Mafia Capitale

È finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione aggravata nell’ambito dell’indagine su Mafia Capitale. È l’alba di giovedì quando i carabinieri del Ros fanno scattare le manette per 44 persone, scatenando un nuovo terremoto al Campidoglio. Tra gli indagati eccellenti c’è anche lui, Giordano Tredicine. Tirato in ballo nelle intercettazioni da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. «Uno che è poco chiacchierato nonostante faccia un milione di impicci…». «Glielo dico sempre “a Giordà se non te arrestano diventerai primo Ministro”». Gli inquirenti sospettano che la corruzione, sotto forma di denaro e «altre utilità di contenuto patrimoniale», sia servita «a favorire soggetti economici riconducibili al gruppo di Buzzi».Fuori dal Grande Raccordo Anulare il nome di Giordano Tredicine forse passa inosservato. Ma a Roma no. Tutti lo conoscono, almeno per sentito dire, magari avendo notato i cartelloni col suo nome o essendo capitati a una delle feste. Durante le campagne elettorali i muri della città sono tappezzati dal suo nome, nel resto dell’anno la pubblicità dei suoi eventi fa il giro dei quartieri. Classe 1982, consigliere comunale e vicecoordinatore regionale di Forza Italia, Giordano Tredicine è uno degli enfant prodige del centrodestra romano. Originario dell’Appio Latino ma capace di muovere migliaia di preferenze, organizzare feste e coprire tutto il territorio.

Giordano Tredicine è l’enfant prodige del centrodestra romano ma anche il rampollo di una famiglia numerosa e potente, la regina del commercio ambulante

Ma Giordano è anche il rampollo di una famiglia numerosa e potente, considerata regina del commercio ambulante. Camion bar, chioschi di frutta e souvenir, bancarelle che vendono le castagne (i cosiddetti “caldarrostari”). Molte licenze nel centro storico, a ridosso delle piazze e dei monumenti. Nel 2012 La Repubblica stimava che 42 dei 68 posti disponibili in centro per i camioncini di bibite fossero in mano ai Tredicine. Un impero longevo, una miniera d’oro nella Capitale del turismo. La dinastia, con il capostipite Donato sbarcato dall’Abruzzo negli anni Sessanta, oggi può contare su posti chiave nelle associazioni sindacali. Alfiero Tredicine è il presidente di Apre-Confesercenti mentre Mario Tredicine è il vicepresidente di Upvad-Confcommercio. Giordano invece fa politica. Sul Corriere della Sera Paolo Conti e Sergio Rizzo lo descrivevano così: «È un esponente della famiglia che controlla una bella fetta del commercio ambulante in città. Controllano l’80% della rete dei camion bar collocati nelle aree turisticamente strategiche. Alla Camera di commercio risultano quasi settanta diversi esponenti della famiglia registrati come titolari di licenze».

Giovane ma per nulla timido, Giordano Tredicine in politica macina voti, eventi e incarichi. L’ascesa comincia nel 2006 quando diventa consigliere municipale con 1576 preferenze. Tempo un paio d’anni ed entra in Consiglio Comunale portando in dote ad Alemanno 5.284 preferenze. Il bottino gli vale la presidenza della Commissione Politiche Sociali nonché la guida del gruppo consiliare di Forza Italia. Alemanno cade, lui no: alle amministrative del 2013 viene riconfermato al Campidoglio con 7.860 preferenze e diventa vicepresidente del Consiglio Comunale. Sul territorio si muove con disinvoltura. Organizza feste (quelle dei nonni e delle donne), incontri con la cittadinanza. Ha aperto tre «sportelli del cittadino» per fornire consulenze gratuite su pratiche assicurative, fiscali e legali. Ai suoi eventi ha portato i big del partito ma anche volti noti come Franco Califano. E dopo la morte del cantautore ha preparato una mozione in Campidoglio «per intitolargli una via o una piazza».

Conosciuto, discusso, apprezzato. Tredicine a Roma non naviga nell’indifferenza. Il suo nome si legge sui cartelloni elettorali, sulle locandine delle conferenze dedicate alla famiglia e agli anziani. Poi c’è un’intensa attività politica in Comune tra interrogazioni, proposte di deliberazioni, ordini del giorno. Nel 2012 gli contestarono un emendamento che mirava ad abbassare i vincoli per le occupazioni di suolo pubblico. Conflitto d’interessi? «Era una norma a carattere generale – la difesa di Tredicine – non riguardava solo chioschi e camion bar ma includeva anche ristoranti, bar edicole. In quel caso chiedevo che le attività che già avevano acquisito il parare positivo della soprintendenza per l’occupazione del suolo pubblico non fossero costrette a richiedere un’altra autorizzazione nel caso di una voltura del titolo». A dicembre 2014 è finito sotto i riflettori per la festa natalizia di Forza Italia organizzata nella centralissima piazza San Giovanni in Laterano. La kermesse politica, denunciava Il Messaggero, era in realtà un evento commerciale con gazebo e bancarelle ad eccezione «di un banchetto politico allestito in fretta e furia e un paio di convegni». Il caso ha creato polemiche dentro Forza Italia mentre il diretto interessato, annunciando querela al giornale, ribadiva la regolarità dell’evento con tutti i permessi e i pagamenti per l’occupazione di suolo pubblico, oltre alla «presenza quotidiana del partito» e una serie di iniziative politiche promosse durante la festa. Oggi i problemi sembrano altri.

Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative: «Se vinceva Alemanno ce l’avevamo comprati tutti, Tredicine doveva sta’ assessore ai servizi sociali». Carminati: «È poco chiacchierato ma fa un milione di impicci…»

Nei confronti di Tredicine i magistrati ipotizzano fatti corruttivi commessi nel corso del 2014 in qualità di consigliere comunale «per favorire soggetti economici riconducibili al gruppo di Buzzi». L’ordinanza di custodia cautelare individua «gravi indizi per aver commesso il delitto di corruzione per l’esercizio della funzione nella ricezione da Buzzi di promesse ed erogazioni continuative di denaro e altre utilità a contenuto patrimoniale». Ci sono le intercettazioni dei carabinieri dei Ros. Come quelle all’indomani delle elezioni 2013 con Buzzi che, parlando a un interlocutore, si lamenta dell’esito delle urne: «Oh l’avevamo comprati tutti oh… se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati, partivamo FIUUUU… c’amo l’assessore ai lavori pubblici, Tredicine doveva sta’ assessore ai servizi sociali, Cochi andava al verde, Cochi non è comprato però è un amico, Alemanno… che cazzo voi di più…». In un’altra conversazione, ancora Buzzi: «Giordano ce li ha tutti i vizi, glielo dico sempre “a Giordà se non te arrestano diventerai primo Ministro”». Il “Nero” Massimo Carminati gli risponde: «È uno che è poco chiacchierato nonostante faccia un milione di impicci…».

Gli inquirenti parlano di «una disponibilità, quella di Tredicine, che si estende in tutte le aree di rilevanza per l’amministrazione comunale che siano di interesse di Buzzi». Lo stesso Buzzi «parla della remunerazione del Tredicine, la cui condotta può essere spiegata unicamente con l’esistenza di un rapporto di remunerazione correttiva poiché il Tredicine appartiene a un’area politica opposta a quella del Buzzi, sì che non è immaginabile alcuna ragione per la quale il primo dovrebbe occuparsi degli affari del secondo» L’inchiesta su Mafia Capitale, con la nuova ondata di arresti e accuse, minaccia di far saltare ancora una volta gli equilibri in Campidoglio. Le opposizioni vanno all’attacco. Intanto il blog anti-degrado Roma Fa Schifo spara ad alzo zero: «Il problema di Giordano Tredicine non sono i du’ spicci che gli avrebbe dato Mafia Capitale, ma i 25 milioni all’anno di fatturato del business di famiglia». Verità, leggende e veleni all’ombra del Cupolone. Alla vigilia del Giubileo.

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