Aggressioni e mezzi sempre rotti. Guidare l’autobus a Roma è un incubo

Aggressioni e mezzi sempre rotti. Guidare l’autobus a Roma è un incubo

«I mezzi fanno schifo, so’ sfasciati». Al Campidoglio la diplomazia ha lasciato il posto al realismo. Qualche centinaio di autisti e macchinisti Atac si sono dati appuntamento sotto la statua di Marco Aurelio in una delle giornate più calde. Un sit-in per protestare contro l’ipotesi di privatizzazione della municipalizzata del trasporto pubblico. Ma anche per raccontare la loro versione sul dramma degli autobus romani. «C’hanno le sospensioni rotte, sono quasi tutti senza aria condizionata», spiegano. Il disagio per i cittadini esiste, in piazza nessuno lo nega. Ma loro non vogliono passare per i responsabili dei disservizi. 

«Se la gente aspetta per ore alle fermate è perché mancano mezzi e personale» spiega Franco, megafono a tracolla. I dati sembrano dare ragione agli autisti. Stando alle cifre fornite dai sindacati, su 12mila dipendenti Atac, in strada ne scendono solo 5.800, meno della metà. Gli altri sono impiegati, restano in ufficio. «Il problema è strutturale – continua Franco – Ma le sembra normale che ormai il 40 per cento dei turni venga coperto con gli straordinari?». A parlare con i colleghi, la cifra sembra confermata. In piazza autoferrotranvieri e macchinisti sono qualche centinaio, si distinguono dai turisti che affollano il Campidoglio per la caratteristica camicia azzurra. «Per carità, a qualcuno gli straordinari fanno anche comodo. Ma non si può mica essere costretti. Se si chiamano straordinari un motivo ci sarà». Fiaccato dal caldo torrido, l’imponente autista d’autobus si è seduto ai bordi della michelangiolesca fontana della Dea Roma. Tira fuori l’agenda. «Ecco, guardi qua. Questo mese io ho dovuto fare dieci giorni di straordinario. Turni da tre ore ciascuno». E intanto per coprire le carenze d’organico, gli autisti lamentano di aver rinunciato a settimane di ferie. C’è chi ha accumulato 60 giorni, chi 80. Qualcuno assicura di essere arrivato a cento giorni di vacanza non goduti. 

Su 12mila dipendenti Atac, in strada ne scendono solo 5.800, meno della metà. Gli altri sono impiegati, restano in ufficio

E poi ci sono gli autobus. I dati forniti dai sindacati sono impietosi. A Roma, su 2.200 veicoli Atac, ne dovrebbero girare ogni giorno almeno 1.900. Invece quotidianamente circa 300 vetture restano in deposito per mancanza di pezzi di ricambio. E altre 600 rientrano per guasti. Insomma, su strada ne restano meno della metà. Sarà vero? «Consideri che la maggior parte degli autobus so’ stati acquistati quando ancora c’era Nerone», ride un autista che serve la zona di Tor Vergata. Poi si fa serio. «In realtà a quanto mi risulta, l’età media dei mezzi è di dodici anni». Non è poco. «E così accade spesso che la mattina si esce, ma dopo qualche chilometro le vetture si fermano». Ieri il sindaco Ignazio Marino ha promesso l’acquisto di alcune centinaia di nuovi mezzi. I primi duecento dovrebbero arrivare a breve. Ma non è detto che la soluzione al problema sia vicina. «Lei le ha viste le strade di Roma, no? – continua un collega che dopo aver seguito il discorso si è fatto avanti – Dopo un turno di cinque-sei ore gli autobus si smontano a forza di saltare sulle buche». Per confermare la tesi tira fuori lo smartphone, dove ha registrato un video degli scossoni. Risultato: molte volte gli autisti sono costretti a rimanere in deposito. Ieri nella rimessa di Tor Vergata, raccontano, sono rimasti in attesa di una vettura in trentatré.

Vorrebbero incontrare il sindaco Ignazio Marino, provano invano a a farsi notare con cori e fischietti. Non ci sono bandiere né sigle politiche. Ufficialmente è una manifestazione spontanea, anche se gran parte degli autisti presenti sono legati al sindacato Cambia-Menti, guidato da Micaela Quintavalle. Una realtà vicina ai Cinque Stelle. Anche il nuovo assessore Stefano Esposito rifiuta un incontro, almeno per ora. «Li ascolterò con grandissimo interesse, e mi aspetto che facciano la loro parte per risolvere i disagi» racconta ai giornalisti. Domani è in programma un vertice tra il sindaco e i sindacati confederali. L’assessore assicura che all’inizio della prossima settimana riceverà una delegazione degli autisti e dei macchinisti Atac. In piazza il giudizio sul nuovo esponente della Giunta Marino resta sospeso. Non tutti si sono fatti un’idea precisa. «Ho letto che è torinese – racconta un altro dipendente del gruppo di Tor Vergata – Ma non ho capito: prima c’era Improta (Guido, ex titolare dei Trasporti, ndr), che è napoletano. Uno de Roma non lo riescono proprio a trova’?». Qualcun altro la butta sul calcistico. «Esposito è pure della Juve…». 

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

C’è l’autista del 558, da Torre Maura a Centocelle, che giunto alla fermata con un ritardo di 50 minuti si è visto sfondare il parabrezza a sassate

Intanto i manifestanti raccontano il loro dramma quotidiano. A Roma le difficoltà del servizio di trasporto pubblico hanno finito per esasperare gli utenti. E ormai il rischio di incidenti è all’ordine del giorno. «Per nascondere la verità, c’hai messo contro una città» recita uno striscione per il sindaco appeso sotto al Palazzo Senatorio. Il disagio è evidente. «Ormai la gente è stanca» spiega Franco, operaio sulla Roma-Lido. «I treni passano con una frequenza di quaranta minuti, le persone non ce la fanno più e se la prendono con noi». Le storie si accavallano. C’è l’autista del 558, da Torre Maura a Centocelle, che giunto alla fermata con un ritardo di 50 minuti si è visto sfondare il parabrezza a sassate. «Stamattina c’era un incidente sull’Appia – racconta un collega – Il 664 è arrivato con tre quarti d’ora di ritardo, la gente ha aggredito l’autista». Peggio di tutti è andata al dipendente che poche sere fa, mentre tornava in deposito, ha incontrato una folla di pendolari appena usciti dalla metropolitana ferma per guasto. «Lo hanno bloccato per strada – racconta un collega – Lo hanno obbligato a portarli fino a Grotte Celoni (la stazione metro sulla Casilina, ndr). Lo hanno minacciato di distruggere il mezzo, ha dovuto accettare».

Certo, forse anche gli autisti e i macchinisti non sono esenti da colpe. In città ha fatto molto discutere la vicenda dello sciopero bianco. L’azienda dei trasporti ha persino presentato un esposto in Procura, per denunciare l’aumento di mezzi considerati non idonei al servizio da autisti e macchinisti e quindi costretti a rimanere fermi nei depositi. I diretti interessati respingono ogni accusa. «Guardi – racconta uno di loro – Se gli autisti decidessero di impuntarsi e uscire solo con i mezzi in totale sicurezza, domani si bloccherebbe l’intero parco vetture». Lamentano problemi a freni, sospensioni, aria condizionata. «Altro che sciopero bianco. Ma perché non mandano gli ispettori della motorizzazione nei depositi? I primi a non fare controlli sono i dirigenti, anche loro sanno che altrimenti i mezzi non potrebbero uscire». Restano i dubbi sui numerosi scioperi del personale, che da anni si ripetono con strana frequenza sempre di venerdì. Stavolta qualche manifestante sembra perdere la pazienza. «Noi il sabato e la domenica lavoriamo, facciamo i turni. Il vantaggio dello sciopero di venerdì è per gli amministrativi, semmai. Quelli che stanno in ufficio». Al governo non tutti sono d’accordo. Intervenuto stamattina ad Agorà, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha spiegato: «È impensabile non fare nulla a fronte di assenze che si raddoppiano il venerdì o a fronte di ore di guida di alcuni autisti che sono la metà delle altre aziende sparse per l’Italia».

A un certo punto arriva anche Christian Rosso, l’autista più famoso del momento. L’azienda lo ha appena sospeso a tempo indeterminato

A un certo punto in Campidoglio arriva anche Christian Rosso, l’autista più famoso del momento. Qualche giorno fa un suo video pubblicato online ha fatto il giro della rete. Pochi minuti in cui il dipendente Atac raccontava i disagi dell’azienda, discolpando gli autisti e accusando la carenza di mezzi. In piazza i colleghi lo accolgono con cori e applausi. L’azienda lo ha appena sospeso a tempo indeterminato. È lui a portare la notizia ai colleghi. «Mi hanno notificato la sospensione due minuti prima del turno». Il giovane prende il megafono, si difende. «Il pesce puzza dalla testa, ma chissà perché tagliano sempre dalla coda». Il capogruppo grillino Marcello De Vito, sceso tra i manifestanti per solidarietà con autisti e macchinisti lo difende (poco dopo sarà raggiunto dal deputato Alessandro Di Battista). «Mi sembra una situazione spropositata – spiega indossando anche lui una camicia azzurra – Si vuole infierire su chi ha avuto il coraggio di ribellarsi a una situazione oggettivamente ingiusta». Più tardi è lo stesso assessore Esposito a gettare acqua sul fuoco: «Pur rispettando l’autonomia di Atac – spiega il nuovo titolare dei trasporti a Roma – credo che questa è una misura che ci si poteva risparmiare. Dobbiamo lavorare per ricostruire un clima sereno, necessario per il bene dei cittadini romani».

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