Per restare in Campidoglio Marino promette l’impossibile: bus e spazzini

Per restare in Campidoglio Marino promette l’impossibile: bus e spazzini

Il segnale chiesto dal premier Matteo Renzi è arrivato a tempo di record. «Noi siamo pronti ad aiutare il sindaco di Roma – aveva spiegato il presidente del Consiglio – Però tocca a lui presentare progetti credibili e concreti». Ignazio Marino lo ha preso in parola. Alla presentazione della nuova giunta, il chirurgo genovese promette decine di interventi. Letteralmente. «In tre anni cambierò Roma». È un programma impegnativo. Di midterm, come dice il sindaco annunciando la nuova fase del suo governo. Tra i progetti in cantiere c’è davvero di tutto. Marino annuncia 30 nuove aree giochi, 20 chilometri di piste ciclabili, altri 300 operatori per la pulizia delle strade. Inconsapevole omaggio alle prime conferenze stampa del premier, il sindaco si affida a una carrellata di slides. Indicano «obiettivi concreti, tempi certi, risultati visibili», come richiesto da Palazzo Chigi. 

200 operatori saranno destinati alla pulizia di oltre 70mila caditoie, per evitare allagamenti. E poi via a 30 nuove aree giochi per bambini, 10mila nuovi cestini gettacarte. Entro il prossimo anno saranno sostituiti tutti i 60mila cassonetti

Alla faccia degli articoli denigratori del New York Times, Marino promette più decoro. Gli uffici preposti hanno già dato il via all’operazione di “sfalcio” dell’erba, che in alcune strade della Capitale ha raggiunto livelli amazzonici. A settembre, 200 operatori saranno destinati alla pulizia di oltre 70mila caditoie, per evitare nuovi allagamenti in città. E poi via a 30 nuove aree giochi per bambini, 10mila nuovi cestini gettacarte. Entro il prossimo anno saranno sostituiti tutti i 60mila cassonetti della spazzatura. Almeno sulla carta, la Capitale cambia volto. Il sindaco passa ai trasporti: nel giro di pochi mesi arriveranno le prime 500 auto elettriche del nuovo car sharing, che saranno presto seguite da altri 2mila mezzi. Ma ci saranno anche nuove corsie preferenziali, che permetteranno di aumentare la velocità di percorrenza dei bus. E altri duecento mezzi per il trasporto cittadino. 

È una rivoluzione. Nei prossimi mesi partiranno i cantieri in piazza Augusto imperatore, entro il 2015 saranno riasfaltate il 20 per cento delle strade ad alta percorrenza. E poi c’è il grande sogno delle Olimpiadi. La partita che Roma, nonostante la pessima immagine internazionale, è sempre più decisa a giocare. Entro il 15 settembre sarà presentata la candidatura ufficiale. Entro dicembre arriverà anche il dossier olimpico studiato di concerto con il Coni. “E alla fine – spiega Marino – l’amministrazione sarà giudicata per quello che è riuscita a realizzare”.

Nella grande sala del Campidoglio alcuni consiglieri di maggioranza applaudono soddisfatti. I quattro esponenti del Movimento Cinque Stelle assistono ironici alla presentazione. Ignazio Marino ringrazia gli assenti – a partire dagli ultimi assessori che si sono dimessi – e dà un «benevuto calorosissimo» ai nuovi arrivati. Seduti al suo fianco gli esordienti sorridono. C’è Marco Causi, vicesindaco con deleghe al Bilancio. «Emozionatissimo» di tornare in Campidoglio dopo l’esperienza vicino a Walter Veltroni. C’è il senatore Stefano Esposito, già commissario ad Ostia, sotto scorta per le minacce ricevute in seguito alla sua battaglia sì Tav e fresco titolare dei Trasporti. «Uno con una grande determinazione», conferma Marino. E poi l’assessore a Periferie a Scuola Marco Rossi Doria, ex sottosegretario, e la nuova responsabile del Turismo Luigina Di Liegro, nipote del fondatore della Caritas romana Don Luigi. Forse è la meno nota, sicuramente la più snobbata dai giornalisti al termine della conferenza stampa. 

A Montecitorio c’è chi considera il rimpasto di Giunta come il disperato tentativo del sindaco di rimanere al suo posto. E c’è chi spiega che la nuova squadra, formata unicamente da esponenti dem, rappresenti una forma di commissariamento

A Montecitorio qualcuno ironizza sulla squadra di Marino. C’è chi considera il rimpasto di Giunta come il disperato tentativo del sindaco di rimanere al suo posto. Ironia della sorte, nella sala della Protomoteca scelta per la presentazione, dietro al chirurgo genovese campeggia proprio un busto di Vittorio Alfeiri. Il poeta piemontese autore del celebre “volli, sempre volli, fortissimamente volli”. Passato alla storia anche per l’abitudine di farsi legare alla poltrona durante le lunghe giornate di studio. Qualcuno ha una lettura più maligna. A Palazzo c’è chi spiega che la nuova giunta, formata unicamente da esponenti del Partito democratico, rappresenta una forma di commissariamento del sindaco. Magari sotto la stretta tutela del presidente Matteo Orfini. Quando glielo fanno notare, Marino perde la pazienza. «Questi assessori sono stati tutti scelti dal sindaco – parla in terza persona – per la loro capacità». 

Nessun braccio di ferro con il governo, conferma. Non è neanche la prima volta che lo ripete. «Non ho mai percepito alcun pressing per le mie dimissioni». Anzi, i rapporti tra Marino e Renzi sarebbero persino positivi. «Credo ci sia una città che apprezza il nostro cambiamento e un presidente del Consiglio felice del fatto che siamo riusciti a riportare la legalità contabile in Campidoglio». Nessun rischio di caduta? «Mi sento assolutamente solido» insiste Marino. «Il resto sono polemiche strumentali». Qualche dubbio in merito rimane. Visibilmente infastidito, il sindaco risponde alla «morbosa curiosità» di un cronista, confermando che nelle ultime 24 ore non ha avuto rapporti diretti con il premier. Eppure, assicura, prosegue il lavoro comune tra Palazzo Chigi e il Campidoglio. Del resto il vicesindaco Causi prima di accettare l’incarico ha chiesto e ottenuto proprio il via libera del presidente del Consiglio. Senza dimenticare, confermano orgogliosi in Campidoglio, che martedì prossimo è già stato convocato a Palazzo Chigi un tavolo intergovernativo sul prossimo Giubileo.

Nel giorno in cui Marino tenta il rilancio, non mancano le polemiche sulla terza giunta appena varata. In Transatlantico c’è chi critica la decisione di Causi ed Esposito, che conserveranno l’incarico di parlamentare (rinunciando però ai propri emolumenti in Campidoglio). Per qualcuno è la dimostrazione che neppure i diretti interessati credono nella durata della giunta. Altri la buttano sul campanilismo. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni sottolinea l’assenza di romani in Campidoglio. Il sindaco è nato a Genova, Causi a Palermo, Esposito a Torino, Rossi Doria a Napoli e Di Liegro a Gaeta. «Praticamente gli unici romani rimasti in Campidoglio sono il Marco Aurelio e la Lupa. E se potessero se ne andrebbero anche loro».