Il Meeting di Cl non fa più polemiche. E neppure Renzi riesce a scaldarlo

A Rimini

L’anno scorso aveva disertato. «Questa volta è stato lui a chiedere di venire», spiegano dai piani alti del Meeting di Rimini. E c’è chi, maligno, insinua «per cercare voti». La visita di Matteo Renzi rimarrà uno dei pochi eventi «mediatici» rilevanti della kermesse estiva di Comunione e Liberazione nell’anno 2015. Per il resto l’evento dei seguaci di Don Giussani sembra essere tornato ai tempi di quando di passerelle ce n’erano poche. Alle «radici» o «alle origini», quando si discuteva più di contenuti (anche politici) che di polemiche sui giornali. Per Renzi c’è stato il bagno di folla: oltre 5mila persone ad ascoltarlo in auditorium, incoraggiamenti e selfie di rito.

Ma la platea ciellina, da sempre prodiga di standing ovation per i leader di turno, non si è scaldata troppo. Non come quando nel 2006 arrivò Silvio Berlusconi, accolto da vera rockstar tra i cori da stadio e il delirio della folla. A Rimini anche Enrico Letta, storico amico del Movimento, ha raccolto più consensi dell’attuale premier. «La gente del Meeting non è sciocca – racconta un giovane dirigente ciellino a spasso per la fiera – ha applaudito tanti leader ma solo quando portavano idee e contenuti. Per fortuna questa volta non ci siamo appiattiti a Renzi».

Un Meeting renziano ma non troppo. Che prova a tornare alle «origini» per dirla con le parole di don Carron. «Tanta gente e tante persone, come sempre – taglia corto Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi -. Non obietto nulla agli organizzatori, ma dispiace che il Meeting abbia perso la sua vena polemica e politicamente scorretta. E dispiace soprattutto che politici bravi come Formigoni non siano stati invitati». Di certo qualche polemica interna al movimento c’è stata. Testimonianza del momento «particolare» che sta attraversano Cl, dopo gli anni di governo e inchieste giudiziarie. Ma è rimasta fuori, defilata.

Amicone: «Non obietto nulla agli organizzatori, ma dispiace che il Meeting abbia perso la sua vena polemica e politicamente scorretta»

Eppure su alcuni giornali online d’area, come Libertà e Persona, c’è chi ha puntato il dito contro gli organizzatori: «Passare improvvisamente ad invitare cinque ministri del Pd, più il segretario dello stesso partito (più il film di Veltroni, la conferenza di Luciano Violante…), dopo essere stati organici al centro destra per decenni, è un voltafaccia che si può giustificare con mille discorsi, ma non bisogna poi pretendere che tutti lo considerino disinteressato». Ma c’è anche chi, come la militante Assuntina Morresi, ha criticato il fatto che Don Ciccio, storico amico di Don Giussani e tra i primi fondatori, non sia stato ricordato a dovere dopo la sua scomparsa: il post di critiche sul sito Stranocristiano ora non è più online.

Quest’anno ha sfilato il premier con mezzo governo, senza contare il fedelissimo Marco Carrai e imprenditori “amici” come Brunello Cucinelli e Nerio Alessandri. Ma allo stesso tempo il presidente del Consiglio ha messo i puntini sulle i: «Non sono uno dei vostri». E loro lo sanno. «Dialoghiamo con tutti da sempre», spiega un decano del Meeting come Vittadini. Ma se una volta in Riviera il centrodestra era un punto fermo per molti tra i seguaci di don Giussani, oggi le cose vanno diversamente. Liquidato il periodo berlusconiano, la maggior parte degli esponenti orbitanti intorno al mondo ciellino è confluita in Ncd e non ha avuto grandi fortune. 

A dimostrarlo Maurizio Lupi. Era l’astro nascente della galassia ciellina in politica, poi la bufera dell’inchiesta sul sistema grandi opere ha portato caos e dimissioni. L’ex titolare delle Infrastrutture è stato accompagnato dai mugugni di più di qualcuno dentro il Movimento. Molti storcono il naso per le vicende mediatico-giudiziarie che hanno attirato discredito sul nome di Cielle. «Lupi è qui da militante», assicura Giorgio Vittadini. Eppure in questi giorni di Meeting l’ex ministro si è dato da fare. Durante la visita di Matteo Renzi, Lupi lo ha accompagnato per tutto il giro in fiera: fianco a fianco dagli stand ai salottini riservati, fino alla conferenza. Sorrisi e maniche di camicia, sembrava fare il padrone di casa. Come ai tempi d’oro.

«Lupi è qui da militante», assicura Giorgio Vittadini. Eppure in questi giorni di Meeting l’ex ministro si è dato da fare

Tra i politici che navigano in acque cielline resiste Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione fiorentino come il premier, tant’è che al Meeting era con lui durante la visita della mostra sul Duomo di Firenze. Raffaello Vignali, ex presidente della Compagnia delle Opere e deputato Ncd, coordina l’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, formazione trasversale di emanazione ciellina che raccoglie decine di deputati di tutti gli schieramenti. E che a Rimini è riuscito a portare il primo esponente Cinque Stelle, quel Mattia Fantinati bersagliato dalle polemiche degli attivisti grillini.

È il Meeting del ritorno alle origini: «Non si fa più egemonia ma testimonianza». Gli organizzatori spiegano che la missione resta quella del dialogo con le istituzioni. Smarrite le coordinate politiche, resta la kermesse culturale. «Alcuni incontri sono stati di altissimo livello, altri sono i soliti convegni degli sponsor con cui bisogna scendere a compromessi», ripete il dirigente ciellino che di Meeting ne ha visti parecchi. Meno polemiche e più understatement, con la sospensione in fretta e furia dei dibattiti sul gender tenuti allo stand dei domenicani, dove padre Giorgio Carbone aveva dichiarato: «Le coppie omosessuali sono più esposte a malattie cardiovascolari e suicidio». 

L’incontro più applaudito dell’ultima edizione è “La scelta di Abramo e le sfide del presente”. Gli applausi più fragorosi sono andati alla nuova presidente della Rai Monica Maggioni, già amica personale del capo di CL Julian Carron. In compenso a Rimini si è assistito alla sfilata silenziosa di molte “promesse” del mondo politico di estrazione cattolica. Mario Mauro, ad esempio, ma anche Corrado Passera, che un salto in Fiera lo fa sempre volentieri. Di sicuro quella che qualcuno ha già battezzato «Comunione e Renzizzazione» non è passata tra le braccia del presidente del Consiglio boy scout. O almeno non del tutto, intanto il Meeting prova a ritrovare se stesso.

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